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Togliere potere al votante e pensare che corrà alle urne solo per fare un favore ai partiti, credo non corrisponda alla sensibilità dell'italiano medio di oggi. Dunque: no preferenza, no voto.


Forse, per la prima volta, da quando ho avuto il diritto di partecipare alle elezioni nazionali, non andrò a votare. Se la nuova legge elettorale, sulla quale si sta discutendo, non mi darà la possibilità di esprimere la preferenza per il deputato ed il senatore che preferisco, diserterò, come già fanno in tanti, le urne. Una scelta di questo genere non è dovuta a motivi qualunquisti o a mancanza di interesse per la politica. Diserterò semplicemente perché mi vogliono per l’ennesima volta derubare di un mio diritto: quello di un cittadino attivo che vuole contare sia nella scelta del governo, sia nella scelta dei suoi rappresentanti in parlamento. Sono abbastanza d'accordo sulla necessità di approvare una legge elettorale nella quale si scongiuri il pareggio e sono del parere che, su questo terreno, le forze politiche devono parlarsi senza veti ed esclusioni. Le votazioni servono per scegliere non per lasciare una situazione indeterminata nella quale contano di più i giochi tra i partiti che le decisioni dell'elettore. 

Alcune correzioni alla proposta del centro-destra sono già state apportate. Per esempio il fatto di elevare al 42%, la percentuale per avere il premio di maggioranza. Altro aspetto che è stato variato è quello di non offrire premi superiori al 55% degli eletti, in modo da escludere automaticamente le opposizioni da decisioni nelle quali è necessario avere un accordo molto ampio, come quelle dell’elezione del presidente della Repubblica. Rimangono alcuni punti critici sui quali spero si trovi presto un accordo. L'esclusione del ballottaggio non mi convince per nulla. Se nessuna coalizione supera una percentuale significativa stabilita dalla legge elettorale, come è per i comuni e per le regioni, è bene che l'elettore possa essere richiamato a scegliere fra le due coalizioni che hanno raggiunto il numero di voti più significativo. Mi pare l'unico rispetto serio della democrazia e, ancora una volta, mi pare che costituisca un'attribuzione di responsabilità agli elettori e non una delega in bianco ai partiti. È vero che a volte nei ballottaggi la partecipazione al voto è inferiore a quella del primo turno. Ma l'abolizione del ballottaggio non va a favore alla democrazia. Semmai costituisce una limitazione di potere per il cittadino elettore. So bene che il ballottaggio, in una situazione nella quale può risultare vincitrice una coalizione alla Camera e una diversa al Senato pone problemi che non esistono nelle elezioni comunali dove il consiglio è unico. Ecco perché ancora una volta aveva ragione Renzi, peraltro in accordo con Costituzione, sul Senato su base regionale e senza diritto di fiducia al governo. Lo sappiamo. L’elettore ha sempre ragione anche quando ha torto. E nel caso della modifica della composizione e del potere del Senato l’elettore ha avuto torto marcio. Stanno sperimentando la stessa situazione anche gli inglesi in un altro campo: il voto al referendum a favore della Brexit. Una vera follia. È chiaro a tutti che per avere un ballottaggio a livello nazionale bisogna che sia conferito alla sola Camera il diritto alla fiducia per il nuovo governo. La proposta è stata inopinatamente bocciata e la destra che aveva sostenuto la bocciatura oggi si trova a dovere cavare le castagne dal fuoco per un errore abbracciato solo per far dispetto al Pd e non per disaccordo nel merito. Anche sull'indicazione del leader di coalizione sono d'accordo. È chiaro che l'elettore non può identificarsi in cinque o sei leader di partito diversi. Deve trovarsi

sulla scheda una sintesi che è rappresentata dal leader scelto per l’intera coalizione. La personalità ha un suo valore positivo e diventa punto di riferimento più chiaro di un voto generico per un partito. So però che ciò confligge in parte con ciò che stabilisce la Costituzione. La scelta del candidato a guidare un governo spetta al presidente della Repubblica, non all'elettore. La scelta dei costituenti di attribuire al Capo dello Stato il potere di scelta del presidente del Consiglio garantisce che può essere incaricato anche colui che non necessariamente appartiene al partito di maggioranza relativa. Ciò garantisce anche che la coalizione vincente possa durare cinque anni anche cambiando il capo del governo. Non avendo l’elezioni diretta del primo ministro, come nel caso dei sindaci, si tiene fermo il potere del presidenza della Repubblica di nominare un nuovo capo del governo in caso di dimissioni o in caso di morte o ritiro per malattia. Detto questo ci attendiamo un'attenzione da parte dei partiti ai diritti dell'elettore che per ora non ci è dato di vedere né a destra, né a sinistra. Non credo sia l'unica causa di disaffezione dell'elettore. Tanto è vero che, anche in elezioni dove c’è la preferenza, il calo di partecipazione al voto è un dato preoccupante che si ripete ormai da tempo. Ma togliere potere al votante e pensare che corrà alle urne solo per fare un favore ai partiti, credo non corrisponda alla sensibilità dell'italiano medio di oggi. Dunque: no preferenza, no voto.

Pubblicato il 14 giugno 2026

Giancarlo Maculotti

Giancarlo Maculotti / Dirigente scolastico in pensione, Scrittore, saggista, giornalista,