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La paura che il Mondiale di Calcio perda interesse in Italia per l'assenza della Nazionale Italiana è inversamente proporzionale alla percezione del fenomeno calcio nel nostro paese. Vecchia, logorata, inutile.


Non parlo degli aspetti tecnici di una prestazione non adeguata, succedutasi ad altre prestazioni altrettanto deboli. Rispetto alla terza esclusione dal Campionato Mondiale di Calcio per Squadre Nazionali è necessario porsi altre domande relative a: percezione del calcio fra i giovani, pubblico notoriamente più sensibile allo sport in generale, adeguatezza del movimento calcistico italiano al mercato attuale.

Il fallimento nel percorso di qualificazione è visto da molti l’esito della debolezza tecnica del nostro calcio. Debolezza che priva i giovani di godere della partecipazione al Campionato del Mondo per la terza volta consecutiva. Quindi debolezza sistemica, strutturale, di tutto un movimento, dal livello giovanile al livello professionistico.

E’ vulgata comune dispiacersi per aver tolto ai giovani, ai ragazzi appassionati di calcio, la possibilità di fruire dello spettacolo della Nazionale Italiana impegnata in terra straniera con partite storiche, epiche. Di fatto quello che fortunatamente la generazione X e quelle precedenti si sono godute alla televisione o dal vero.

Questo stato di cose tuttavia non fa percepire pienamente cosa è il calcio attuale, a livello di spettacolo mondiale. I giovani sono veramente coinvolti in una spasmodica attesa della partita della propria Nazionale? Gli è stato veramente tolto qualcosa?

Se si risponde affermativamente alle due domande poste sopra allora significa che la percezione del calcio italiano e mondiale è errata.

Il giovane e la giovane appassionata oggi di calcio fruisce uno spettacolo trasversale, improntato alla condivisione dell’evento in sé, dove i giocatori sono individualità viste ora in un contesto ora in un altro: quanti kilometri ha corso il tale, quanti passaggi, goals, parate. Quanti cartellini rossi ha preso, quanti gialli.

Il fatto che appartenga ad una Nazionale o ad un’altra è pienamente indifferente. E’ così anche per le squadre di club. Oggi i giovani cercano il nome, confrontano, giocano a Fantacalcio, riportano dati confrontano. Affermare che il Campionato Mondiale perderà di interessa per l’Italia perché non c’è la Nazionale Italiana non corrisponde al vero. Magari non saranno di questo avviso gli inserzionisti e i pubblicitari delle TV a pagamento e pubblica, ma questo è un altro tema, relativo alla capacità di stare sul mercato.

Pertanto percepire il calcio come momento sportivo che contraddistingue appartenenza diventa sempre meno adeguato alla realtà, perlomeno per le giovani generazioni, e pertanto sempre meno redditizio se si impostano campagne commerciali per vendere un prodotto diverso da quello che è.

Forse rimangono attaccati al vecchio calcio i “giovani” della generazione X, ma siamo sempre meno a percepirlo così.

Il punto appena proposto sulla percezione attiva il ragionamento sulla adeguatezza del movimento calcistico italiano al contesto mondiale di mercato. In conseguenza della incorretta percezione è evidente che l’adeguatezza si palesa fuori contesto.

E’ necessario parlare di inadeguatezza rispetto ad un mercato che appunto è evoluto da almeno 25 anni in altre direzioni rispetto alla sentimentale partita fra club antagonisti in un campionato nazionale o epica contesa fra Nazionali in uno scenario internazionale, quasi mistico.

La fruizione televisiva del calcio ha scardinato ogni concetto di appartenenza, lo ha fatto lentamente ma inesorabilmente. Berlusconi, secondo me aveva compreso tutto fin dalla fine degli anni 80 del 900, montando pian piano un sistema polivalente di spettacolo televisivo.

Ha lasciato a Mediaset ed alle TV a pagamento, oltre che alla RAI, un modello di fruizione che si è rivelato inversamente proporzionale alla crescita e maturazione del movimento calcistico. Altri paesi, vedi Inghilterra, con la Premier, hanno capito e sviluppato il sistema secondo questa nuova percezione, mentre il calcio italiano ha subito un impoverimento, non capendoci niente.

In sostanza siamo qui a disperarci per una mancata qualificazione, lamentandoci che i giovani non potranno vedere un Campionato del Mondo e che il calcio italiano è in crisi di risultati e di status. Addirittura anche le Televisioni temono il peggio.

Nessuno si è però accorto che i giovani il calcio lo guardano in televisione in modo trasversale, fruendo della Premier e della Serie A, come del Campionato Mondiale di Calcio per Nazionali, come un prodotto mediatico di svago e divertimento così com’è. Con Nazionale Italiana o senza. Con club prestigiosi e ambiti in Serie A, come il Como.    


               

Pubblicato il 01 aprile 2026

Emanuele Fontana

Emanuele Fontana / Manager del settore creditizio, Executive Fellow SDA Bocconi

http://www.emanuelefontana.it