A Lucca (ma era già successo in altre città) turiste straniere si buttano in una fontana come fosse la vasca da bagno dell’hotel, esibendo anche le loro “bellezze”.
A Firenze una turista straniera si arrampica sulla statua del Biancone per toccargli le parte intime, in seguito ad una scommessa idiota, tipica delle feste di addio al nubilato. Danni per 5000 euro.
A Firenze turisti si sdraiano per terra davanti al Museo Galileo per abbronzarsi, un’altra si arrampica su una statua per mimare un rapporto sessuale.
La lista potrebbe continuare per pagine.
Non si contano poi le scritte sui monumenti e i danni, piccoli o grandi, fatti ad opere d’arte.
Ignoranza, menefreghismo, intossicazione, spensieratezza, arroganza, impunità? Quale diritto si arrogano questi soggetti per pensare che sia accettabile fare cose del genere?
Cose che peraltro non si permetterebbero mai di fare nei rispettivi paesi, perché sarebbero immediatamente perseguiti e pagherebbero a caro prezzo tali “bravate”.
In Italia invece si. Un pò perché storicamente è sempre stato così nella misura in cui già dai tempi del grand tour la vacanza in Italia era un modo per manifestare la propria egemonia culturale e la propria superiorità rispetto ad un paese considerato all’epoca inferiore e barbaro. Un vero e proprio colonialismo turistico e una vacanza dalla propria moralità.
Un po’ perché in Italia, e questo vale anche per altre situazioni e altri reati, il rispetto della legalità e la sua applicazione sono aleatori starnuti.
Un pò perché certe città turistiche si sono prostituite e continuano a farlo in cambio dell’unica cosa che sembra contare oggi: il denaro.
Le bellezze artistiche sono state mercificate e il cliente che paga può farci quello che vuole. Le vede come un suo giocattolo. Che può anche rompersi senza che nella testa di questi fenomeni ciò sia un problema: se si rompe lo ricomprano. La mentalità consumistica applicata al turismo di massa è francamente intollerabile e sta uccidendo le città. D’altra parte brilla per la sua assenza, una vera educazione all’arte, alla letteratura, alla bellezza. Sono state espulse dai sistemi scolastici di mezzo mondo. Difatti la stragrande maggioranza dei turisti non visita città d’arte per l’arte che si trova in quei luoghi ma solo perché quelle città figurano nella lista dei posti più popolari e più fighi da vedere. Ci vanno senza preparazione e senza interesse per il contesto culturale e sociale di quelle opere. Basta “documentarle” con una foto e il gioco è fatto. Fotografare senza capire e senza nemmeno vedere. Ogni giorno vedo turisti usare i loro smartphones come mitragliatrici e impallinare tutto ciò che gli capita davanti che sia vagamente artistico senza chiedersi COSA stanno fotografando e senza fermarsi ad osservarlo con attenzione.
L’hanno chiamato overtourism e in questo articolo si sostiene che continuare a farlo prosperare significherà game over per tante città italiane, a cominciare da Firenze, perché questo paradigma sta profondamente erodendo alla radice l’identità di quei luoghi.
Il concetto di identità urbana ha a che fare con il senso di appartenenza di una comunità a un luogo plasmato nel tempo dalle generazioni precedenti, un concetto diverso e potenzialmente in conflitto con la riconoscibilità della sua immagine da parte di un pubblico più ampio. Cosa che non sta più avvenendo perché questo tipo di turismo sta trasformando le città in non luoghi, nel senso datogli da Augè, oppure in luoghi talmente globalizzati e consumati da non essere quasi più riconoscibili.
L’overtourism può essere considerato l'opposto del turismo sostenibile, in cui il turismo crea luoghi più vivibili ed esperienze di visita più piacevoli. Lo sviluppo e la deregolamentazione dei servizi di trasporto a basso costo, come i voli economici, può essere considerato il fattore più influente nell'emergere dell’overtourism. Molti gongolano perché viaggiare è diventato più economico e alla portata anche dei meno abbienti. Il che è cosa buona e giusta. Ma per favore che ci si chieda almeno PERCHÉ si vuole visitare un posto e ci si prepari a viverlo per quello che realmente è. Il turismo deve partire dal rispetto e dall’educazione perché sono convinto che sia necessario anche investire tempo ed energia ad educare i turisti. Prima che partano ovviamente. In altre parole, vista la situazione, sono fautore dell’introduzione a scuola di una classe di educazione al turismo, oltre a tornare a dare più peso alle materie umanistiche.
Inoltre si assiste anche al fenomeno di flussi di capitale in continua evoluzione verso il mercato immobiliare di certe città che, combinati con il sovraffollamento turistico, rafforzano l'importanza delle attività orientate al consumo nelle aree residenziali e favoriscano la gentrificazione. La gentrificazione è un processo di cambiamento socio-spaziale in cui i residenti della classe media si trasferiscono in aree operaie, provocando lo spostamento e l'esclusione di comunità. Nel contesto del turismo di massa, lo spostamento dei residenti provocato dai turisti viene definito "gentrificazione turistica".
Lo si capisce bene guardando al settore alimentare: l’effetto combinato dell'incremento delle attività di ristorazione, dei diversi format e della moltiplicazione degli spazi esterni contribuisce in modo significativo a trasformare il panorama commerciale dei centri storici, rendendoli sempre più spettacolari e facendoli apparire come luoghi di svago e socializzazione i cui avventori si riconoscono e si identificano tra loro attraverso la scelta dei locali e le pratiche condivise di consumo del cibo.
Si assiste quindi alla disumanizzazione dello spazio urbano, specialmente per i giovani residenti che rispondono sempre più con rabbia e frustrazione, aggravata dalla percezione che gli spazi urbani siano sempre più divisi in base ai consumi, con le aree destinate ai turisti e agli individui più benestanti che hanno la priorità rispetto agli spazi per i residenti locali. Politiche intelligenti? Mica tanto.
Anche perché tutto questo sta dando vita al fenomeno chiamato turismofobia dove i residenti guardano con un crescente senso di disprezzo ai turisti, quasi eliminando ogni possibilità di interazione e scambio con loro. Tranne ovviamente i residenti complici di questo sistema perché loro fatturano l’impossibile, dando in pasto ai turisti tutte le stereotipate e semplificate rappresentazioni del bel paese.
I pericoli del turismo in città infatti non si limitano solo al degrado di monumenti e capolavori, ma riguardano anche il deterioramento delle relazioni sociali. Fra residenti e turisti ma anche fra turisti e turisti che si fanno la guerra per accaparrarsi le algoritmiche esperienze che tutti devono fare. La città storica, intesa come prodotto organico della comunità, non è più una città in cui vivere, ma una città da consumare.
Soluzioni? Oltre alla già citata educazione, nelle città d'arte, il cui riconosciuto valore universale e i cui paesaggi urbani iconici le rendono attraenti per il turismo globale, le strategie di conservazione dovrebbero quindi includere il mantenimento di buone condizioni di vita per i residenti, prevenendo la gentrificazione e il rischio di trasformare il centro storico in una sorta di "parco giochi" dedicato esclusivamente alla fruizione del turismo e del consumo: una prospettiva che, a lungo andare, può rivelarsi un boomerang per la reputazione delle stesse città. Se non fosse per il fatto che in Italia i boomerang piacciono molto perché ritornano sempre indietro, in quel passato mitico dove i turisti ci vogliono tenere permanentemente. Basta pagare.