Go down


Sembra che dissentire, oggi, serva a poco.  Abbiamo superato il punto di non ritorno. I valori che ci hanno accompagnato nella nostra evoluzione umana (rispetto, onestà, responsabilità, giustizia, compassione, solidarietà, libertà), sono andati in fiamme insieme ai luoghi fisici, alle persone.

Nonostante la brutalità degli eventi di questi giorni in Iran, America, Palestina, Venezuela, Cuba, Groenlandia, Ucraina, che vanno a sommarsi ad altri conflitti in giro per il mondo, nonostante il coinvolgimento di figure istituzionali non più riconducibili a questa o quella fazione politica o religiosa, ci sono un numero imprecisato, ma certamente altissimo, di persone che hanno voglia di schierarsi “non contro”, ma a favore di uno o dell’altro.

Hanno ancora il pensiero rivolto alle ideologie che questi uomini dicono di rappresentare?

Non sembra valga la pena analizzare, invece, i fatti che stanno dimostrando la prevalenza di aggressività, disonestà, ingiustizia, interessi economici, alterazione della verità, scomparsa dei dati reali, in un ‘epoca di dati infiniti.

Che paradosso.

La storia non è priva di racconti analogamente terribili, ma quello che oggi colpisce è la concomitanza di eventi e di scelte radicali che sembrano rendere ognuno di noi incapace di capire le conseguenze di questi accadimenti.

Ho rivisto qualche fotogramma di un vecchio film del 1997 (The peacemaker) che mi ha riportato alla guerra nella ex Yugoslavia e da lì pensare al ruolo dei Caschi Blu, alle cose da dimenticare come quelle raccontate in “Maledetta Sarajevo” da due giornalisti indipendenti come Battistini e Mian, è un tutt’uno. Solo uno dei tanti esempi.

Certo, perché avere anni di vita alle spalle vuol dire aver ascoltato e visto il mondo prima di doversi solo preoccupare del fact-checking selettivo, del deepfake, prima che l’erosione della fiducia nei media prevalesse.

Ho in mente innumerevoli stragi, in mille posti diversi del mondo, ma ho anche in mente la forza della pace, gli uomini che “ci hanno provato” e, pur tra mille errori hanno spento alcuni fuochi tentando di ripristinare un ordine morale, prima ancora che economico e politico.

Che fine hanno fatto?

Vorrei mi passassero vicino con la speranza negli occhi, non con il buio dell’accettazione pedissequa di ogni terribile fatto di cronaca. C’è ancora molto da salvare anche se qualcuno ha avuto la sfortuna di nascere e, quindi di morire, su una terra dove l’uomo di riferimento del momento recita  “è giusto così” e la folla oceanica risponde: “è giusto così”.

Sta succedendo ovunque ed accettiamo che ci venga raccontato come normalità essere protetti da forze di polizia deregolamentate che siano i Pasdaran, l’ICE, Hamas, AUC….

Chiamiamo democrazia aver ridato spazio ad amanti del nazionalismo spietato anche nei paesi che ci sono vicini. Vecchie democrazie che ci avevano insegnato tanto o nuove democrazie che stavano provando a dimenticare i loro tempi bui nei quali la libertà non aveva né colore, né sapore ( cfr. La vita degli altri- Oscar nel 2006) scompaiono.

Non siamo consapevoli di cosa stiamo perdendo. Di cosa, soprattutto, non siamo stati in grado di proteggere.

Dissento.

Ho voglia di dire tanti no, molti basta.

 In quanti siamo? Reduci da una vita bella, piena, libera, consapevoli di volerla proteggere.

Contiamoci e disegniamo i nostri nuovi gesti. Si può fare molto con poco: a volte basta un NO.

Usiamolo.

 

 

Pubblicato il 26 gennaio 2026

Enza Fumarola

Enza Fumarola / Experienced Executive, Information Technology expert, Digital advisor, M&A advisor, No profit activity