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Io penso che una volta il design entrasse nelle case senza far rumore. Entrava nelle cucine. Nelle sedie. Nelle lampade sul tavolo. Nei mobili dove si mettevano i piatti e le tovaglie. Entrava nelle cose che si usavano tutti i giorni.

Non aveva bisogno di essere spiegato. Serviva. Una sedia comoda si capiva subito. Un cassetto fatto bene anche. Una lampada che faceva una bella luce si capiva la sera, quando si era stanchi.

Le cose ben fatte fanno compagnia. Non parlano molto. Restano.

Adesso vedo spesso un altro genere di design. Lo vedo nelle fotografie. Nei palazzi aperti per pochi giorni. Nelle stanze allestite per essere guardate. Nelle code ordinate davanti a portoni importanti. Lo vedo circondato da gente vestita bene che guarda altre cose vestite bene.

Non dico che sia brutto. Dico che è lontano.

Mi pare che non pensi più a una famiglia che mangia in cucina con i figli che fanno confusione. Non pensa a una donna che torna tardi e vuole una luce buona. Non pensa a un uomo che cerca una sedia che non gli rompa la schiena. Non pensa a chi ha poco spazio e pochi soldi. Pensa a chi può comprare senza contare.

Forse è successo perché tanti oggi contano tutto. Contano l’affitto. Contano la spesa. Contano il riscaldamento. Contano il tempo.

Quando si vive così, comprare una cosa ben fatta diventa difficile. Non perché non la si desideri. Perché non si può. Allora il mercato si volta da un’altra parte. Guarda chi ha denaro e sicurezza. Guarda chi può spendere molto senza pensarci troppo.

È una scelta che sembra naturale. Ma secondo me non funziona.

Non funziona perché il design ha bisogno di molte vite. Ha bisogno di entrare in tante case diverse. Ha bisogno di essere toccato, spostato, consumato, aggiustato. Ha bisogno di errori, di graffi, di bambini che saltano sul divano, di tazze lasciate sul tavolo.

Se resta soltanto nei luoghi patinati, perde qualcosa. Perde verità.

Anche le cose costose hanno bisogno di un mondo intorno che sappia riconoscere le cose fatte bene.

Se nessuno sa più distinguere un legno buono da uno cattivo, una luce giusta da una luce sciocca, una sedia onesta da una sedia vana, allora anche il lusso diventa confuso. Io credo che una cosa bella e utile non debba essere riservata a pochi. Credo che una casa semplice debba avere diritto a oggetti intelligenti.

Credo che chi lavora tutto il giorno abbia diritto a sedersi comodamente la sera.

Credo che la bellezza debba stare anche dove si sparecchia, dove si stira, dove si dorme male, dove si fanno i conti. Il design era grande quando migliorava la vita senza umiliare nessuno.

Se parla soltanto ai ricchi, forse resta elegante. Ma diventa piccolo.


Pubblicato il 26 aprile 2026

Frida Riolo

Frida Riolo / Strategic Innovator | Design Thinking |

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