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'Referendum' deriva dal latino 'convocatio ad referendum'. E' interessante notare come il linguaggio plasmi l'idea del potere. Riflettendo sulla base linguistica si giunge a ragionare di filosofia politica.
La 'convocatio', chiamata, è il diritto/dovere, l'invito a partecipare. Il verbo 'convenire' ci parla della scelta di 'venire insieme' nello stesso spazio, non per obbligo, ma per disponibilità all'incontro, per apertura alla 'communio': uguale partecipazione.
Si può giungere così alla 'contio': l'adunanza, l'assemblea: il luogo ed il momento in cui si decide insieme in merito alle cose comuni.
Sappiamo che la democrazia diretta è impossibile; ma il referendum sta lì a ricordarci che senza un richiamo costante all'idea della decisione comune, che coinvolge in prima persona ogni cittadino, non c'è democrazia.

Referendum: il senso sta nella locuzione latina convocatio ad referendum. Convocazione, appello, per riferire. Verbo referre: portare indietro, riportare, riportare di fronte a un giudice, riferire.

Nella frase convocatio ad referendum, referendum funziona come un sostantivo che descrive la finalità. Non è un ordine astratto: 'devi riferire', ma lo scopo pratico dell'assemblea: 'raccogliere ciò che sarà riferito'.

E' un participio futuro: qualcosa avverrà se esisteranno le condizioni perché avvenga.

Il participio futuro attivo latino indica l'intenzione di compiere una azione o l'imminenza del compiere l'azione. Il participio futuro attivo di referre è relaturus: colui che sta per riferire, o che ha intenzione di farlo. E' in gioco la soggettività dell'attore sociale: è una proiezione del soggetto verso il futuro.

Referendum è invece un participio futuro passivo. Il participio futuro passivo è costruito tramite il gerundivo: un aggettivo che esprime necessità o dovere. Se referre è 'riferire', referendum significa: 'che deve essere riferito'.  Il referendum indica una azione che deve essere subita, o sta per essere subita dal soggetto. Il cittadino non è l'origine dell'azione, ma colui che si trova investito dal dovere di compierla.

Dunque in senso stretto il referendum è l'oggetto della consultazione: la materia a proposito della quale si deve riferire. Ma l'esistenza stessa di una 'cosa che deve essere riferita' implica un'autorità che pone il quesito. La convocazione è l'atto formale che trasforma una potenzialità implicita nella pura espressione grammaticale -'deve essere riferito'- in un obbligo civile. Il termine referendum porta in sé un 'vuoto' che può essere colmato solo dall'azione del riferire. L'atto di convocazione è lo strumento che spinge il cittadino a colmare quel vuoto.

E' interessante notare come il linguaggio plasmi l'idea del potere. Riflettendo sulla base linguistica si giunge a ragionare di filosofia politica. Il cittadino che accetta la convocazione riferirà direttamente la sua scelta in merito alla decisione da prendere.

Sappiamo che la democrazia diretta è impossibile; ma il referendum sta lì a ricordarci che senza un richiamo costante all'idea della decisione comune, che coinvolge in prima persona ogni cittadino, non c'è democrazia.

Il cittadino che partecipa al referendum rappresenta sé stesso. Il verbo latino repraesentare: re- 'di nuovo' praesentare 'mettere davanti', 'rendere presente', significa ''rendere presente qualcuno che è assente'. Infatti il senso del latino praesens, 'presente', sta tutto nel prae 'davanti'. Il resto della parola, sens, è preso dal suo opposto: absens, 'assente'. Absens è il participio presente del verbo abesse, ab- esse: lontano dall'essere. Absum, ab sum: sono fuori, non ci sono, sono distante, sono assente.

Le democrazie moderne, si sa, si fondano sulla rappresentanza, perché è impossibile immaginare tutti i cittadini presenti e coinvolti in assemblea, per stabilire le leggi, per decidere il governo della cosa pubblica e per amministrare la giustizia. Il cittadino inevitabilmente assente nello stabilire le leggi, nel decidere il governo e nell'amministrare la giustizia, nomina come suoi rappresentanti altri cittadini. Ovvero: delega. Verbo latino delegare: de- prefisso che indica lontanza, legare: 'nominare', 'inviare come delegato'.

Non c'è bisogno di rappresentanza nel referendum, perché il cittadino non è assente, ma al contrario presente in prima persona.

Proprio per questa presenza in prima persona il referendum è una festa della democrazia. E' democrazia diretta. Non a caso è frequentissimo il caso che un referendum, al di là dell'argomento per il quale si è convocati a riferire, finisca per essere un modo per esprimere un voto pro o contro i rappresentanti che governano su nostra delega.

Possiamo quindi intendere il referendum come sintesi simbolica della democrazia. Ma al referendum manca ancora qualcosa. Ognuno risponde alla convocatio: voce che parla a tutti, chiamata ad essere presenti. Ognuno, però, pur essendo presente può restare isolato, solo di fronte all'urna. E' facile rispondere ad un appello; ben più difficile è stare insieme per decidere insieme. Sempre usando parole latine possiamo quindi evocare concetti che ci avvicinano all'essenza della democrazia.

La convocatio, chiamata, è il diritto/dovere, l'invito a partecipare.

Il verbo convenire segna lo spostamento, il passaggio: ci parla della scelta di 'venire insieme' nello stesso spazio, non per obbligo, ma per disponibilità all'incontro, per apertura alla communio: uguale partecipazione.

Si può giungere così alla contio (contrazione di conventio): l'adunanza, l'assemblea: il luogo ed il momento in cui si decide insieme in merito alle cose comuni.

Sappiamo che la democrazia diretta è impossibile; ma il referendum sta lì a ricordarci che senza un richiamo costante all'idea della decisione comune, che coinvolge in prima persona ogni cittadino, non c'è democrazia.

Pubblicato il 21 marzo 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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