Scrittore, formatore, ricercatore, operatore culturale, libero pensatore
STULTIFERA NAVIS co-founder.
Specialties: Ethnography, Literary Criticism, Labour Ethics, Critical Management Studies, Knowledge Management, Learning & E-Learning, Epistemology, Information & Communication Technology, Digital Humanities, Philosophy of Computer Science...
Epidemia o pandemia
Si torna a parlare, dopo sei anni, di minaccia sanitaria causata da virus. Tornano a imperversare sui mass media gli Esperti, i Virologi. Allora si diceva: 'niente sarà più come prima'. Ma tutto è tornato come prima. Non è cresciuta nessuna consapevolezza sociale del rischio. E si riparte dagli stessi discorsi degli stessi esperti. Ripubblico quindi senza cambiare una virgola e con lo stesso titolo un articolo pubblicato nell'agosto 2020. Oggi come allora è opportuno riflettere sulla differenza tra due parole: 'epidemia' e 'pandemia'. 'Epidemia' è parola antichissima che significa: 'vivere in un luogo', e quindi anche 'straniero che viene tra noi'. E' una parola che parla di accoglienza, e allo stesso tempo di cautela e di cura. In senso medico è quindi una minaccia alla quale si risponde con la consapevolezza, con l'attenzione collettiva. 'Pandemia' è una parola artificiale, coniata verso la metà del 1800, appartenente al lessico tecnico della medicina normativa: vuol dire 'malattia pubblica dichiarata da una autorità'. Resta quindi aperto un interrogativo: vogliamo, insieme, prenderci cura di noi, o scegliamo di affidarci a una autorità che decide per noi? Noto infine che per coincidenza pubblico ora questo articolo il 18 maggio 2026. Il giorno in cui sei anni fa potevamo tornare a muoverci all'interno della regione senza autocertificazione, si riaprivano parchi e musei e biblioteche, negozi, ristoranti e luoghi di culto.
Organizzazione aziendale al Tropico
Nelle pieghe del romanzo di Gabriel García Márquez 'L'amore al tempo del colera' si trova descritto un interessante caso aziendale. C'è, tra le sezioni organizzative della Compañía Fluvial del Caribe, i cui battelli a ruota percorrono in río Magdalena, la Sezione Generale, "il cui stesso nome dava un'idea della vaghezza delle sue attribuzioni, e dove andavano a morire di cattiva morte i problemi che non si riusciva a risolvere nel resto dell'impresa". Resta aperta una domanda. Se si tratti di una buona soluzione, o se invece convenga eliminare la Sezione Generale, e restituire i problemi alle Sezioni di origine, perché solo lì i problemi potevano essere risolti. Mi torna in mente questa storia leggendo, qui su 'Stultifera Navis', il racconto di Davide Dalla Valle 'Organizzazione dei destini incrociati'. Perciò ripubblico qui, senza cambiare una virgola, l'articolo che trent'anni fa avevo dedicato al caso aziendale tropicale.
Nudi e soli. L'educazione oggi necessaria
Nel tempo in cui viene insistentemente proposta, od anzi imposta, una relazione con la macchina -con una macchina che imita l'umano- serve tornare a concepire e a cercare l'essere nudi e soli.
Sicofante
Ci vengono proposte ogni pie' sospinto parole nuove. Sembra inevitabile: nuove tecnologie digitali, nuovo lessico. Un lessico esoterico, fatto di parole inglesi, presto diffuse da consulenti ed esperti. Parole che più di spiegare occultano. Molte, in realtà, sono le parole per dire in modo semplice e chiaro di come la macchina di cui tanto si parla si rivolge agli umani che la usano con 'excessive validation or praise'. Ma si sceglie di dire: 'Sycophancy'. Propongo quindi un breve viaggio tra le possibili parole capaci di definire l'atteggiamento, dall'antica Grecia ad oggi. Viaggio che mi permette di dire, in conclusione: 'Dario Amodei è un sicofante'.
Salvarsi scrivendo. La lezione di Proust vale per ognuno di noi
Leggo le parole di una amico che si chiede se ha concluso la scrittura di un libro, se è riuscito veramente a trovare una forma che lo soddisfi, se è davvero riuscito a interrompere un ciclo di riscritture che rischia di non avere fine. E mi torna in mente Proust: la sua 'Recherche' è in realtà il racconto di come sia difficile scrivere un libro. Scrivendo avanziamo nel cammino verso una soglia che, ad ogni nostro passo, si sposta in avanti. Scaliamo una montagna la cui vetta appare, più saliamo, più lontana. Perciò nello scrivere tendiamo ad affidarci ad aiuti esterni: professionisti, esperti, ghostwriter, editor, o anche, oggi, a macchine che con melliflua disponibilità offrono il loro accompagnamento. Conviene invece, appena possibile, farne a meno, e considerare la scrittura un lavoro solitario. La pretesa di dire qualcosa di nuovo è fallace. Il valore di un libro, più che negli argomenti trattati, sta nel modo di trattarli. Sta nel raccontare dei propri faticosi tentativi di conoscere. Sta nel nel lasciar vedere l'inciampo nella scrittura, traccia dell'inciampo nella vita. Sta nel dire: questo non sono riuscito a esporlo bene. Il tentativo dell'autore è il vero dono offerto al lettore. L'autore, dice Proust, offre al lettore la possibilità di conoscere qualcosa a proposito di sé stesso. Qualcosa che se non avesse il libro di quell'autore non avrebbe mai saputo.
La Festa del Lavoro su di Sé
Il lavoro su di sé è il riconoscimento di sé stessi come soggetti. Ogni altra forma di lavoro, ogni manifestazione del lavoro, è una prosecuzione, una espansione, una ripresa, una conseguenza, di questa prima forma di lavoro: il lavoro su di sé. In questa prima forma, è presente ogni aspetto di ciò che chiamiamo lavoro. La bellezza, il piacere, la fatica, la tensione verso lo scopo. La società si fonda su questo: sullo scambio di lavori finalizzati alla costruzione di soggetti. Soggetti in grado di fornire un contributo autonomo alla costruzione della società. Senza autonomia del soggetto non c'è società degna di questo nome. Il potere, l'autorità nociva, consistono in fondo in questo: nel tentativo, portati avanti da soggetti umani, di impedire ad altri umani di sviluppare la propria soggettività. Conviene tornare alle radici del lavoro umano, al suo senso profondo. Il lavoro che merita di essere festeggiato è il lavoro su di sé. La ricerca di sé come soggetto.
[Libertà]
Dante associa 'libertà' e 'volontà': della libertà furono e sono dotate solo le creature intelligenti, gli uomini. Sta agli uomini usare questo dono: la libertà discende da un esercizio di volontà. Il poeta ci impegna a cercare la libertà, più che a definirla. La stessa idea di libertà ci chiama a non ridurre la libertà a un percorso, a una scuola di pensiero. Noi umani, quale che sia la situazione in cui ci troviamo, non abbiamo alibi: siamo chiamati a difendere, e tradurre in pratica quotidiana, il gran dono che ci è stato offerto.
[ Autopoiesi ]
Magyarok
La vittoria elettorale di Péter Magyar, e la sconfitta di Viktor Orbán, costituiscono un passaggio importante non solo per l'Ungheria, ma per l'intera Europa. Questa vittoria segna la fine di una 'democratura' -una sostanziale autocrazia- ma si spera possa portare alla fine della guerra in Ucraina ed al superamento dell'attuale fase del governo europeo, bloccato oggi dal veto ungherese e dall'obbligo di unanimità. Avendo sotto gli occhi la commozione del popolo ungherese, possiamo immaginare una Europa possibile. Perché nasca veramente l'Europa come unione, non potrà mai bastare il lavoro tecnico di una classe politica. Serve mettere insieme, fino a fonderle in una visione comune, le idee di Europa che ogni cittadino ha in sé. Per questo considero pertinente e virtuoso mettere in campo la mia autobiografia, raccontando di un'immagine -europea- che porto con me dall'infanzia. Racconto la mia storia invitando ognuno a raccontare, qui sulla 'Stultifera Navis', la propria idea di Europa.
A proposito della 'patente di essere umano' recentemente proposta da uno pseudofilosofo
Gli inviti rivolti da pseudofilosofi ai cittadini si susseguono. Il messaggio è sempre lo stesso: adattatevi alla macchina, cosideratevi pari alla macchina. Dopo l'invito a preoccuparsi della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot, il passo ulteriore non poteva che essere la proposta di istituire una 'patente dell'essere umano'. Se prendessimo sul serio la proposta, sarebbe comunque facile proporre una alternativa: l'autodichiarazione. A dimostrazione del fatto che questo articolo è stato scritto a mano da un essere umano, vale dunque l'autodichiarazione dell'autore contenuta nell'articolo stesso. La proposta è un occasione per una riflessione sulla figura dello pseudofilosofo. Se il filosofo cerca modestamente di avvicinarsi alla conoscenza, lo pseudofilosofoo è invece dedito al trarre in inganno.
[ Impresa, Imprenditore ]
Il “lavoro creativo unisce in un unico fine armonico poeti, artisti, registi, musicisti, ballerini, comparse, scenografi, elettricisti, costumisti”. Difficile trova una migliore definizione di impresa.
[ Image ]
In inglese image è anche verbo: to image sta per ‘to picture in the mind’, e per ‘costruire una immagine’, ‘rispecchiare’, ‘caratterizzare’, ‘descrivere’.
[ Icona ]
Come nascondeva al fedele bizantino il mistero dell'altare, l'icona nasconde a noi il misterioso funzionamento della macchina.
[Etica]
‘Etica’ e ‘morale’ sono termini strettamente connessi. E al di là di cavillose e sottili distinzioni concepite dai filosofi, indicano una cosa semplice e precisa: il sistema di concetti, giudizi, norme, valori a cui fa riferimento, nella sua condotta, ogni singolo uomo.
[Ecologia]
Non basta ‘mettere ordine in casa propria’. Viviamo tutti in un’unica casa comune.
Referendum
'Referendum' deriva dal latino 'convocatio ad referendum'. E' interessante notare come il linguaggio plasmi l'idea del potere. Riflettendo sulla base linguistica si giunge a ragionare di filosofia politica. La 'convocatio', chiamata, è il diritto/dovere, l'invito a partecipare. Il verbo 'convenire' ci parla della scelta di 'venire insieme' nello stesso spazio, non per obbligo, ma per disponibilità all'incontro, per apertura alla 'communio': uguale partecipazione. Si può giungere così alla 'contio': l'adunanza, l'assemblea: il luogo ed il momento in cui si decide insieme in merito alle cose comuni. Sappiamo che la democrazia diretta è impossibile; ma il referendum sta lì a ricordarci che senza un richiamo costante all'idea della decisione comune, che coinvolge in prima persona ogni cittadino, non c'è democrazia.
[Bello, Bene, Buono]
Possiamo pesare ad buon prodotto o buon processo. Ma l’utilitarismo, l’orientamento alla soddisfazione dei bisogni, ci appaiono in contrasto con la bontà.
[Azione]
L’azione, in italiano, è l’‘agire consapevole’. E’ anche ‘movimento’, ‘moto’; è il soggetto di un’opera letteraria o teatrale, è un fatto d’arme. E’ un modo di gestire, di muoversi. E’ ‘faccenda’, ‘negozio’, ‘affare’. E’ anche ‘agire davanti alla giustizia’.
[Emergenza]
Lo scenario che fa da sfondo ai nostri affari non è quello che abbiamo già appreso a conoscere, ma è lo scenario emergente.
[Caos]
La parola ci ricorda così che anche i mondi più meravigliosamente ‘creati’ –‘costruiti’, ‘organizzati’– conservano traccia di un originario ‘disordine’.