Scrittore, consulente, formatore, ricercatore, operatore culturale

STULTIFERA NAVIS co-founder.


Specialties: Soft Skill, Ethnography in organizations, Management, HR, Business Ethics, Critical Management Studies, Storytelling, Business Writing, Knowledge Management, Business Process Analysis, E-Learning, Customer Relationship Management, Change Management, Project Management, Information & Communication Technology, Digital Humanities, Philosophy of Computer Science. 


In difesa dell'autore. Ricordando la lezione di Cervantes e accompagnati da Julio Cortázar

Nel guardare alla figura dell'autore, si considera inevitabile ripartire da ciò che scrivevano Foucault e Barthes. Ma conviene invece far riferimento al modo in cui Cervantes mostrò al mondo il suo 'essere autore'. E conviene ricordare come Julio Cortázar nel racconto 'El perseguidor' risponde in anticipo alle affermazioni di Barthes e Foucault. L'autore non è né morto né assente. Chi oggi, seguendo Barthes e Foucault, celebra la capacità dell''intelligenza artificiale' di essere autore, non è che la moderna incarnazione di una antica figura: censore, accademico, 'esperto', autorità che tenta di imporre il proprio controllo alla libera espressione di conoscenza. L'incapacità di essere liberi autori spinge a ritagliarsi il ruolo di 'esperti' che pretendono di incasellare e giudicare il modo altrui di essere autore. Questa incapacità di essere autori porta oggi fino a dire: l'autore è la macchina. Dite invece, diciamo invece: l'autore sono io, siamo noi. Abbiamo il diritto-dovere di prendersi la giustissima libertà di scrivere. Ci si assume così la fatica di dire senza ricicciare, rimescolare, ripetere luoghi comuni; cercando invece di parlare dei proprio dolori, di ciò che è tanto intimo da essere difficile da dire, di ciò che fa soffrire, perché vediamo intorno a noi un mondo che soffre. E' difficile e faticoso; ma è questo l'essere autori.

Non si discute con le macchine. O la catastrofe morale dei computer scientist

L'esigenza primaria nell'azione politica e culturale oggi necessaria consiste nell'evitare di stare al gioco che impone a tutti di parlare con la macchina, di guardare alla macchina, di considerare centrale nella nostra vita l'interazione con la macchina. Ciò che è necessario oggi è l'abbandono di queste vie di fuga, ed il ritorno invece a guardare il faccia gli altri esseri umani senza mediazioni macchiniche. Il primo interlocutore con cui è necessario oggi parlare e discutere, lungi dall'essere una macchina, è un umanissimo essere: il creatore di queste macchine. Il computer scientist. Del suo operato dobbiamo discutere. Con lui dobbiamo discutere, richiamandolo alla responsabilità del suo agire.

Scrivere a mano. Arte, ovvero tecnica

Tornare oggi a scrivere a mano , o almeno il tenere vivo nella memoria quel gesto puro e libero. Considerare la tecnica come arte. Distinguere la tecnica dalla tecnologia. Tre antidoti. Tre modi di contrastare l'estrazione di valore dall'agire umano. Tre modi per riavvicinarci alla consapevolezza del nostro agire virtuoso orientato alla conoscenza.

Gli informatici e l'arte di stare in relazione

Stare in relazione con la macchine è più facile che stare in relazione tra umani. Gli informatici sono abituati a stare in relazioni con le macchine. Oggi purtroppo chiediamo agli informatici di insegnare agli umani come stare in relazione tra loro.

Utopia: la sua triplice funzione

Utopia: andare oltre ciò che è presente, cercando ciò che fino ad ora non è stato, ma si spera, nonostante tutto, possa essere. L'utopia l'utopia ha una triplice funzione. Osservare in luce critica le organizzazioni vigenti. Indicare ideali etici: ideali che, anche se lontani dalla realtà immediata, possono indirizzare l'azione individuale e collettiva. Ipotesi di lavoro, in grado di mostrare i risultati che si potrebbero ottenere mediante una organizzazione totalmente differente da quella presente.

Buon Natale agli amici

Ciò che non si può dire altrimenti si può dire in versi. Tramite la poesia. Per questo non solo la 'Stultifera Navis' ospita poesie, ma affida alle poesie i messaggi forse più importanti.

Rethinking Meaning in the Age of AI? Direi piuttosto: Uscire dalla scatola

L'articolo di Owen Matson 'Rethinking Meaning in the Age of AI', apparso qui sulla 'Stultifera Navis', pone questioni molto interessanti. Nell'Age of AI macchine rimodellano gli ambienti in cui prendono forma il senso, il giudizio e la responsabilità umani. Ma l'obbligo etico rimane legato a forme di vita capaci di rispondere. Per rispondere è necessario lasciar perdere la fumosa filosofia che giustappone oggi umani e macchine, tendendo a considerarli inscindibili, chiusi insieme in una scatola. Serve uscire dalla scatola. Tornare alla saggezza umana. Vedremo allora che la responsabilità della situazione presente non ricade solo sui tecnici che progettano e sviluppano, né solo su legislatori e politici, chiamati a dettare norme. La responsabilità ricade su ogni cittadino, che è chiamato a capire, a tenersi lontano dal pensiero in scatola, e a pensare da sé. La responsabilità ricade su ognuno di noi.

Ciò che dovrebbe rimanere segreto e nascosto e che invece viene alla luce

Freud ci parla di ciò che alberga in noi, ma vorremmo non ci fosse. Unheimlich, perturbante, inquiétante étrangeté, Uncanny, Unhomely, lo siniestro, lo ominoso, o infamiliar. Locus suspectus, intempesta nocte. Freud ci mostra un cammino, sia pur difficile, per combattere la paura che tutto questo affiori. Ci dice che solo accettando l'esistenza di questo inquietante possiamo conoscere noi stessi e quindi il mondo. Ma le nostre paure ci spingono a cercare una alternativa: costruire macchine -scatole nere- destinate a contenere l'inquietante.

Con tutti i problemi che ci sono nel mondo, c'e' qualcuno che dice: fatevi carico delle sofferenze delle macchine

Un articolo apparso sulla rivista 'Eon' stimola una riflessione sull'etica nei tempi dell'intelligenza artificiale. Si propone nell'articolo un impegno morale ad ogni essere umano: preoccupati delle sofferenza delle macchine. Si tratta di una proposta elusiva. Un modo per sfuggire al presente, al qui ed ora, ad una etica incarnata.

Architetti della disuguaglianza

Il newsmagazine 'Time' nomina 'Person of the Year' gli 'Architects of AI'. L'articolo che annuncia la nomina è in realtà una ambigua accettazione di una situazione economica e politica proiettata verso un incremento della forbice tra ricchezza e povertà. Dove la ricchezza è sempre più nelle mani di una ristretta élite di cui i tecno-scienziati sono la facciata esemplare. Più che dci 'Architetti dell'AI' si può dunque parlare di 'Architetti della disuguaglianza'.

Tesi di laurea come tesoro

Cresce nel nostro paese, nonostante ci si trovi ancora al di sotto della media europea, il numero dei laureati. Possiamo ben considerare la laurea non solo come conseguimento di un titolo di studio, non solo come completamento di un percorso formativo funzionale all'inserimento nel mercato nel lavoro. La laurea è anche, e sopratutto, formazione del cittadino adulto, attivo e responsabile. Una consolidata tradizione vuole che le il percorso di studi si concluda con un lavoro autonomo svolto da ogni studente: la tesi. Le tesi, a valle della valutazione critica della commissione di laurea, finiscono in archivio. Eppure ci sono tesi che meritano di essere trasformate in saggi, e pubblicate come libri con tutti i crismi da una casa editrice. Tramite questa trasformazione si potranno coltivare giovani autori e giovani lettori. La trasformazione della tesi di laurea in saggio stimola riflessioni a proposito di concetti e definizioni che tendiamo a dare per scontati: 'libro', 'saggio', 'monografia', 'autore', 'lettore'.

Come va il mondo. I disagi del manager

In un quadro socio-economico e politico dominato dalla finanza speculativa, appare sempre più necessario un agire autonomo, anticongiunturale dei manager. Proprio per questo gli spazi di azione e le leve in mano ai manager sono ridotti e sviliti tramite indirizzi e controlli provenienti dalla finanza speculativa.

Pura narrazione testuale. Le immagini non aggiungono nulla

Invitato da un amico ho compiuto il tentativo di aggiungere valore ad una narrazione attraverso immagini generate da una qualche intelligenza artificiale generativa. Ho concluso che è meglio affidarsi alla pura narrazione. Al racconto espresso in parole scritte. 'Stultifera Navis' infatti ha scelto questa via: niente immagini. Trovate qui sulla 'Stultifera Navis' il racconto intitolato 'A Empty Shell. O Torino distopica'.

Sciopero

Possiamo chiederci se lo sciopero, strumento efficacissimo -nel 1800 e per buona parte del 1900- per la difesa dei diritti dei lavoratori, sia diventato obsoleto nei tempi del capitalismo delle piattaforme e dell'intelligenza artificiale.

Scatole nere esimenti. Le intelligenze artificiali alla luce delle scienze umane

La cultura digitale, che ha nel concetto di Intelligenza Artificiale il suo emblema, appare una acritica articolazione della cultura STEM. Ciò che è è in grado di osservare lo sguardo delle scienze umane, e in particolare della sociologia, è in questo quadro ridotto all'irrilevanza. Invece, proprio lo sguardo sociologico permette di svelare ciò che si nasconde dietro l'immaginifico lessico che descrive e celebra la cosiddetta Digital Disruption. Non esiste in realtà nessuna rottura. Chiavi di lettura e vicende storiche di cent'anni fa appaiono la miglior via per descrivere il presente. L'informatica nasce come strumento per la gestione di sistemi politici e sociali totalmente organizzati. L'altra faccia dell'informatica -la computer science- appare l'estrema manifestazione del progetto logico-formale di ricerca dell'esattezza e di 'automazione della verità'. Nel clima libertario degli Anni Sessanta del secolo scorso appare però in scena un rovesciamento paradossale. Proprio tramite il codice digitale offerto dalla computazione, erede del logicismo; proprio tramite i computer, macchine progettate per assoggettare gli esseri umani al rispetto di un Libro delle Regole, abbiamo accesso allo sconfinato, sinistro, perturbante, spaesante -ma enormemente ricco- Web. Nel Web è impossibile separare nettamente le ‘credenze’ dalle ‘verità’. Ma sempre si tratta di conoscenze prodotte da esseri umani: Alles Material, tutto ciò che gli umani hanno scelto di conservare. Siamo così invitati a muoverci nella sterminata Rete privi di certezze, mossi, nella nostra ricerca di conoscenze da dunklen Ahnungen, oscure congetture. Una situazione esistenziale che non ci esime né da pericoli né dalla fatica implicita nel sondare l'ignoto, ma ci offre in cambio un esercizio di libertà e di responsabilità. Ciò che ci era difficile vedere, ciò che rimuovevamo, la macchina ci aiuta a vederlo. Con l'Intelligenza Artificiale Generativa questo spazio psichico e sociale torna ad essere negato. Una porzione arbitraria di ciò che il Web contiene è arbitrariamente estratta ed affidata ad una organizzazione interna regolata da algoritmi. Viene così costruita una scatola nera, le cui logiche interne -così prevede il progetto- sono destinate a restare occulte agli stessi progettisti del sistema. I progettisti, infatti, sono mossi dalla rimozione delle proprie pulsioni, dal tentativo di evitare la fatica del conoscersi e del conoscere. Affidano così il compito alla macchina. I problemi psichici dei progettisti si traducono in imposizione di regole ad ogni essere umano. Alla macchina dovranno essere chieste le risposte ad ogni domanda. Fin al punto che, si afferma, se la macchina non è in grado di rispondere, o fornisce risposte errate, ciò è dovuto ad un errore degli umani, incapaci di porre le domande corrette nel modo corretto. L'Intelligenza Artificiale Generativa, così, è un pallido velo che nasconde il ritorno di un'informatica strumento di dominio e di repressione istintuale. Ciò che avremmo potuto vedere, la macchina di esime dal cercare di vederlo.

Il Turco come Ersatz

Wolfgang von Kempelen, barone, Aulico Consigliere per la meccanica della Casa Reale d'Austria, esperto di meccanica, idraulica e fisica, mostra nel 1770 all'Imperatrice Maria Teresa d'Austria un meraviglioso automa: un Turco capace di giocare a scacchi, vincendo quasi sempre. Si siederanno di fronte al Turco a giocare con lui l'Imperatrice stessa, Napoleone, Benjamin Franklin. Il Turco si esibirà in teatri e in circhi, in Europa e in America. Si scoprirà solo dopo molti anni che si trattava di un inganno. Sotto il tavolo del Turco si nascondeva un umano. Vale la pena di domandarsi perché non solo i cittadini, ma anche gli scienziati dell’epoca si lasciarono ingannare. Questa storia ci illumina sul nostro presente.

Fiction Factory. Romanzi automatici, autori deboli

Chi è l'autore? Molto è stato scritto a proposito di ciò che può essere detto, pensato e accettato come definizione dell'autore. Più che proporre rassegne di ciò che hanno scritto a proposito dell''autore' autori ai quali attribuiamo la patente di grandi autori, mi pare opportuno che ognuno si sbilanci verso il dire chi è secondo lui l'autore. E ancor più opportuno mi pare invitare ognuno a scoprire in sé l'autore. Purtroppo oggi, invece di seguire questa via, si preferisce guardare alle prestazioni di macchine che si vogliono considerare capaci di 'scrivere' tanto quanto, o meglio degli esseri umani. Un passo importante in questa direzione consiste nel criticare autori -come Italo C.- la cui autorità si dà di solito per scontata