Scrittore, formatore, ricercatore, operatore culturale, libero pensatore
co-fondatore di STULTIFERA NAVIS
Negli Anni Settanta lavoravo come antropologo in America Latina. Tornato in Italia sono anche stato direttore di una 'Radio Libera. Poi negli anni Ottanta presso la più grande casa editrice italiana mi sono occupato di Risorse Umane, Organizzazione, Sistemi Informativi, Marketing, Innovazione di mercato e di prodotto. Tra l’altro ho condotto il progetto di digitalizzazione degli archivi degli articoli pubblicati sui periodici Mondadori e su Repubblica.
Negli Anni Novanta sono direttore generale della casa editrice del settimanale Cuore. E quindi co-fondatore del settimanale Internazionale e amministratore delegato della relativa casa editrice.
Presso la Business School ISTUD nel 2000 ha progettato e diretto il primo master dedicato in Italia al business fondato su tecnologie digitali.
Ho insegnato (dal 2003 al 2015) presso il corso di Laurea di Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa.
Ho fondato nel 2004 e diretto fino al 2023 Persone & Conoscenze, rivista mensile rivolta ai professionisti delle Risorse Umane. Dalla primavera 2022 al giugno 2023 sono stato direttore della MIT Sloan Management Review Italia.
Dal luglio 2013 al novembre 2015 sono stato Presidente per la Lombardia dell’Associazione Italiana Formatori (AIF).
Sono socio fondatore (nel 2002) di Assoetica, associazione per la diffusione di atteggiamenti etici e responsabili. Coprivo il ruolo di Direttore Scientifico; poi, scomparso l'amico Bruno Bonsignore, fondatore dell'associazione, ho assunto il ruolo di Presidente.
Ma queste descrizioni dicono poco. Dice poco anche il mero elenco di attività professionali: ricercatore sociale, manager, formatore, consulente, giornalista, critico letterario, copywriter, operatore culturale...
Una volta, tanti anni fa, in Cile, in vista di una trasmissione televisiva, mi hanno chiesto: con che denominazione ti presentiamo? Ho risposto, per un verso titubante e per un altro sicuro di me: 'Escritor'.
Ha pubblicato tra l’altro: Romanzi per i manager. La letteratura come risorse strategica, Marsilio, 2000; Leggere per lavorare bene. Nuovi romanzi per i manager, Marsilio, 2007; Le parole del manager, Guerini e Associati, 2006. Contro il management, Guerini e Associati, 2010; Nuove parole del manager, Guerini e Associati, 2011; Projects and Complexity, (con Walter Ginevri), CRC Press, 2012; Le vie della formazione. Creatività, innovazione, complessità, (con Gianluca Bocchi), Guerini e Associati, 2013; Macchine per pensare. L’informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi, Guerini e Associati, 2016; Le Cinque Leggi Bronzee dell’Era Digitale. E perché conviene trasgredirle, Guerini e Associati, 2020; Perché posso dirmi formatore, Editoriale Scientifica, 2021; Marchionne non è il migliore dei manager possibili, Guerini Next, 2022. Splendori e miserie delle intelligenze artificiali. Alla luce dell’umana esperienza, Guerini e Associati, 2024.
Credo comunque che il mio libro più significativo sia Viaggio letterario in America Latina, Marsilio, 1998; traduzione in spagnolo Viaje literario por América Latina, Acantilado, 2002.
Spesso mi chiedo perché continuo a dedicare tempo a questioni inerenti computer science, cultura digitale - ambiti oggi riassunti sotto l'espressione ombrello: intelligenza artificiale. Mi rispondo: per senso di responsabilità, per impegno civile. Ma non sarei la persona che sono, anzi: non esisterei, se non mi occupassi di letteratura, arte, storia, scienze umane, filosofia.
Racconto di me stesso all’indirizzo francescovaranini.it. Il blog diecichilidiperle raccoglie tracce di cose che vado scrivendo a proposito di cultura digitale.
Dove va la Medicina
Sempre nuove tecnologie offrono nuove sempre opportunità. Ma le opportunità sono forse cogenti? Siamo forse obbligati ad accoglierle? Le domande sono particolarmente significative se applicate al campo della Medicina.
Teilhard de Chardin: Ominizzazione, non Macchinizzazione
L'azzardo di Teilhard: immaginare come noi esseri umani potremmo trasformarci. Anche arrivando, in modi magari oggi inimmaginabili, a trascendere i nostri stessi limiti biologici. Ma sempre continuando il processo di ominizzazione. Scegliendo, anche nei tempi di trionfo della macchina, di continuare ad essere umani.
Cosa è oggi il giornalismo
Il trattamento giornalistico del caso Minetti-Cipriani si presta a qualche riflessione. 'Il Foglio' v. 'Il Fatto Quotidiano'
Scienza
Il chiedersi perché 'scienza' si traduce in tedesco 'Wissen' apre il terreno per una profonda riflessione a proposito del concetto stesso di 'scienza'.
[Pubblico]
Il 'popolo' non è dato una volta per tutte; evolve nei propri costumi, di generazione in generazione. Il 'pubblico' ci appare quindi come continua formazione, assunzione di responsabilità, cammino, sancito da passaggi, verso l’essere adulto.
Bill Joy: "Il mio senso di sconforto si intensificò"
Le cosiddette 'intelligenze artificiali' di cui tanto si parla e straparla, sono il portato di una ideologia e di un percorso storico di cui troppo poco si parla. Eppure solo la storia ci mostra il senso delle tecnologie che oggi, senza troppo pensare, usiamo. Ecco qui qualche traccia di storia recente. All'inizio del secolo Bill Joy, campione ed eroe della Silicon Valley e della New Economy, si interrogava e si scandalizzava. Il suo monito vale oggi più di allora. Al di là di ogni progresso, stanno gli interrogativi destati dall'umana saggezza.
L'Infermiera e il Primario. Ovvero la resa imposta da Kasparov ad ogni essere umano
Ci sono due modi per osservare l'interazione uomo-intelligenza artificiale, oggi considerata non solo necessaria, ma benvenuta, e anzi ormai inevitabile. Fondamentalmente due: con gli occhi del cittadino, che si chiede in quale misura l'interazione con la macchina influisce sul suo spazio di libertà e con gli occhi dell'esperto, che difende la tecnica da egli governata ed esige che il cittadino "riconosca l'inevitabilità della situazione". Esemplare esponente della seconda posizione è Gary Kasparov, il giocatore di scacchi sconfitto dall'intelligenza artificiale, e quindi convertitosi ai vantaggi dell'interazione con l'intelligenza artificiale. Esemplare, nella sua chiarezza, l'esempio proposto da Kasparov. “Guardiamo alla radiologia. Se abbiamo un potente sistema di IA, preferisco che ad usarlo sia un'esperta infermiera piuttosto che un eccellente primario ”. La ragione? “Una persona che dispone di una modesta ma sufficiente conoscenza capirà il poco che deve aggiungere. Mentre il luminare della medicina vorrà sfidare la macchina. E questo distrugge la comunicazione tra uomo e macchina”. Infatti, qualsiasi accoppiamento strutturale arriva ad un punto critico: chi è il decisore in ultima istanza? Kasparov dice: la macchina. (Questo testo è la ripubblicazione senza modifiche di un paragrafo del mio libro 'Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle', 2020. Ho letto accuratamente ciò che Kasparov ha scritto in anni successivi, ma non ho trovato nulla che modificasse la posizione ben espressa nelle fonti che cito qui ).
Kasparov, l'Eroe della Classe Egemone
Kasparov piace a Computer Scientist e di Ingegneri dell'Interfaccia Uomo Macchina perché sancisce un assetto sociale dove, essendo l'essere umano obbligatoriamente connesso alla macchina, loro, Computer Scientist e di Ingegneri dell'Interfaccia Uomo Macchina, i Sorveglianti della Connessione uomo-macchina, sono la classe egemone.
Epidemia o pandemia
Si torna a parlare, dopo sei anni, di minaccia sanitaria causata da virus. Tornano a imperversare sui mass media gli Esperti, i Virologi. Allora si diceva: 'niente sarà più come prima'. Ma tutto è tornato come prima. Non è cresciuta nessuna consapevolezza sociale del rischio. E si riparte dagli stessi discorsi degli stessi esperti. Ripubblico quindi senza cambiare una virgola e con lo stesso titolo un articolo pubblicato nell'agosto 2020. Oggi come allora è opportuno riflettere sulla differenza tra due parole: 'epidemia' e 'pandemia'. 'Epidemia' è parola antichissima che significa: 'vivere in un luogo', e quindi anche 'straniero che viene tra noi'. E' una parola che parla di accoglienza, e allo stesso tempo di cautela e di cura. In senso medico è quindi una minaccia alla quale si risponde con la consapevolezza, con l'attenzione collettiva. 'Pandemia' è una parola artificiale, coniata verso la metà del 1800, appartenente al lessico tecnico della medicina normativa: vuol dire 'malattia pubblica dichiarata da una autorità'. Resta quindi aperto un interrogativo: vogliamo, insieme, prenderci cura di noi, o scegliamo di affidarci a una autorità che decide per noi? Noto infine che per coincidenza pubblico ora questo articolo il 18 maggio 2026. Il giorno in cui sei anni fa potevamo tornare a muoverci all'interno della regione senza autocertificazione, si riaprivano parchi e musei e biblioteche, negozi, ristoranti e luoghi di culto.
Organizzazione aziendale al Tropico
Nelle pieghe del romanzo di Gabriel García Márquez 'L'amore al tempo del colera' si trova descritto un interessante caso aziendale. C'è, tra le sezioni organizzative della Compañía Fluvial del Caribe, i cui battelli a ruota percorrono in río Magdalena, la Sezione Generale, "il cui stesso nome dava un'idea della vaghezza delle sue attribuzioni, e dove andavano a morire di cattiva morte i problemi che non si riusciva a risolvere nel resto dell'impresa". Resta aperta una domanda. Se si tratti di una buona soluzione, o se invece convenga eliminare la Sezione Generale, e restituire i problemi alle Sezioni di origine, perché solo lì i problemi potevano essere risolti. Mi torna in mente questa storia leggendo, qui su 'Stultifera Navis', il racconto di Davide Dalla Valle 'Organizzazione dei destini incrociati'. Perciò ripubblico qui, senza cambiare una virgola, l'articolo che trent'anni fa avevo dedicato al caso aziendale tropicale.
Nudi e soli. L'educazione oggi necessaria
Nel tempo in cui viene insistentemente proposta, od anzi imposta, una relazione con la macchina -con una macchina che imita l'umano- serve tornare a concepire e a cercare l'essere nudi e soli.
Sicofante
Ci vengono proposte ogni pie' sospinto parole nuove. Sembra inevitabile: nuove tecnologie digitali, nuovo lessico. Un lessico esoterico, fatto di parole inglesi, presto diffuse da consulenti ed esperti. Parole che più di spiegare occultano. Molte, in realtà, sono le parole per dire in modo semplice e chiaro di come la macchina di cui tanto si parla si rivolge agli umani che la usano con 'excessive validation or praise'. Ma si sceglie di dire: 'Sycophancy'. Propongo quindi un breve viaggio tra le possibili parole capaci di definire l'atteggiamento, dall'antica Grecia ad oggi. Viaggio che mi permette di dire, in conclusione: 'Dario Amodei è un sicofante'.
Salvarsi scrivendo. La lezione di Proust vale per ognuno di noi
Leggo le parole di una amico che si chiede se ha concluso la scrittura di un libro, se è riuscito veramente a trovare una forma che lo soddisfi, se è davvero riuscito a interrompere un ciclo di riscritture che rischia di non avere fine. E mi torna in mente Proust: la sua 'Recherche' è in realtà il racconto di come sia difficile scrivere un libro. Scrivendo avanziamo nel cammino verso una soglia che, ad ogni nostro passo, si sposta in avanti. Scaliamo una montagna la cui vetta appare, più saliamo, più lontana. Perciò nello scrivere tendiamo ad affidarci ad aiuti esterni: professionisti, esperti, ghostwriter, editor, o anche, oggi, a macchine che con melliflua disponibilità offrono il loro accompagnamento. Conviene invece, appena possibile, farne a meno, e considerare la scrittura un lavoro solitario. La pretesa di dire qualcosa di nuovo è fallace. Il valore di un libro, più che negli argomenti trattati, sta nel modo di trattarli. Sta nel raccontare dei propri faticosi tentativi di conoscere. Sta nel nel lasciar vedere l'inciampo nella scrittura, traccia dell'inciampo nella vita. Sta nel dire: questo non sono riuscito a esporlo bene. Il tentativo dell'autore è il vero dono offerto al lettore. L'autore, dice Proust, offre al lettore la possibilità di conoscere qualcosa a proposito di sé stesso. Qualcosa che se non avesse il libro di quell'autore non avrebbe mai saputo.
La Festa del Lavoro su di Sé
Il lavoro su di sé è il riconoscimento di sé stessi come soggetti. Ogni altra forma di lavoro, ogni manifestazione del lavoro, è una prosecuzione, una espansione, una ripresa, una conseguenza, di questa prima forma di lavoro: il lavoro su di sé. In questa prima forma, è presente ogni aspetto di ciò che chiamiamo lavoro. La bellezza, il piacere, la fatica, la tensione verso lo scopo. La società si fonda su questo: sullo scambio di lavori finalizzati alla costruzione di soggetti. Soggetti in grado di fornire un contributo autonomo alla costruzione della società. Senza autonomia del soggetto non c'è società degna di questo nome. Il potere, l'autorità nociva, consistono in fondo in questo: nel tentativo, portati avanti da soggetti umani, di impedire ad altri umani di sviluppare la propria soggettività. Conviene tornare alle radici del lavoro umano, al suo senso profondo. Il lavoro che merita di essere festeggiato è il lavoro su di sé. La ricerca di sé come soggetto.
[Libertà]
Dante associa 'libertà' e 'volontà': della libertà furono e sono dotate solo le creature intelligenti, gli uomini. Sta agli uomini usare questo dono: la libertà discende da un esercizio di volontà. Il poeta ci impegna a cercare la libertà, più che a definirla. La stessa idea di libertà ci chiama a non ridurre la libertà a un percorso, a una scuola di pensiero. Noi umani, quale che sia la situazione in cui ci troviamo, non abbiamo alibi: siamo chiamati a difendere, e tradurre in pratica quotidiana, il gran dono che ci è stato offerto.
[ Autopoiesi ]
Magyarok
La vittoria elettorale di Péter Magyar, e la sconfitta di Viktor Orbán, costituiscono un passaggio importante non solo per l'Ungheria, ma per l'intera Europa. Questa vittoria segna la fine di una 'democratura' -una sostanziale autocrazia- ma si spera possa portare alla fine della guerra in Ucraina ed al superamento dell'attuale fase del governo europeo, bloccato oggi dal veto ungherese e dall'obbligo di unanimità. Avendo sotto gli occhi la commozione del popolo ungherese, possiamo immaginare una Europa possibile. Perché nasca veramente l'Europa come unione, non potrà mai bastare il lavoro tecnico di una classe politica. Serve mettere insieme, fino a fonderle in una visione comune, le idee di Europa che ogni cittadino ha in sé. Per questo considero pertinente e virtuoso mettere in campo la mia autobiografia, raccontando di un'immagine -europea- che porto con me dall'infanzia. Racconto la mia storia invitando ognuno a raccontare, qui sulla 'Stultifera Navis', la propria idea di Europa.
A proposito della 'patente di essere umano' recentemente proposta da uno pseudofilosofo
Gli inviti rivolti da pseudofilosofi ai cittadini si susseguono. Il messaggio è sempre lo stesso: adattatevi alla macchina, cosideratevi pari alla macchina. Dopo l'invito a preoccuparsi della sofferenza della macchina e dei diritti dei robot, il passo ulteriore non poteva che essere la proposta di istituire una 'patente dell'essere umano'. Se prendessimo sul serio la proposta, sarebbe comunque facile proporre una alternativa: l'autodichiarazione. A dimostrazione del fatto che questo articolo è stato scritto a mano da un essere umano, vale dunque l'autodichiarazione dell'autore contenuta nell'articolo stesso. La proposta è un occasione per una riflessione sulla figura dello pseudofilosofo. Se il filosofo cerca modestamente di avvicinarsi alla conoscenza, lo pseudofilosofoo è invece dedito al trarre in inganno.
[ Impresa, Imprenditore ]
Il “lavoro creativo unisce in un unico fine armonico poeti, artisti, registi, musicisti, ballerini, comparse, scenografi, elettricisti, costumisti”. Difficile trova una migliore definizione di impresa.
[ Image ]
In inglese image è anche verbo: to image sta per ‘to picture in the mind’, e per ‘costruire una immagine’, ‘rispecchiare’, ‘caratterizzare’, ‘descrivere’.