Specialties: Soft Skill, Ethnography in organizations, Management, HR, Business Ethics, Critical Management Studies, Storytelling, Business Writing, Knowledge Management, Business Process Analysis, E-Learning, Customer Relationship Management, Change Management, Project Management, Information & Communication Technology, Digital Humanities, Philosophy of Computer Science. STULTIFERA NAVIS co-founder.
Macchina per Governare
Padre Dominique Dubarle, padre domenicano francese, coglie immediatamente la novità implicita in quel "libro straordinario, misteriosamente intitolato 'Cybernetics'", che Norbert Wiener, matematico statunitense, pubblicò negli ultimi mesi del 1948. Dubarle pubblica quindi subito una recensione di 'Cybernetics' sul quotidiano francese 'Le Monde'. Accade che nella recensione Dubarle -razionalista, dichiarato seguace di Cartesio- Dubarle, nella recensione, si allontana in realtà dal commentare il testo di Wiener: lo usa semplicemente come spunto per prefigurare una 'macchina per governare' ed un 'governo della macchina'. Uno scenario che da un lato affascina Dubarle, e dall'altro lo inquieta. Accadrà poi che l'articolo di Dubarle sarà preso in seria considerazione da Wiener, e sarà anzi per Wiener motivo di un cambio di prospettiva. Per noi, oggi, ottanta anni dopo, l'articolo è fonte di riflessione. Certe prospettive benvenute o inquietanti, che ci sembrano di apparizione recente, legate a tecnologie ancora nuovissime, apparivano già chiare a Dubarle. Già allora Dubarle parlava di 'automazione della verità' e di controllo autonomo della macchina sull'umanità. E già allora Wiener rispondeva che il maggior rischio risiedeva nell'uso della macchina da parte di una ristretta élite a danno del resto dell'umanità.
Togliere il volante. Cosa si nasconde dietro la 'guida autonoma' dei veicoli
Investire e sperimentare nella guida autonoma? Perché andare in cerca di automobili che si guidano da sole? Questo trend tecnologico -che aveva numerosissimi sostenitori fino al 2020 circa- è stato poi messo in secondo piano dal gran successo dell''intelligenza artificiale generativa'. Ma continua a covare sotto la cenere. Esponenti politici della sinistra italiana si fanno oggi, 2026, promotori della diffusione in Italia e in Europa di questa tecnologia. A che pro? Perché le Pubbliche Amministrazioni italiane dovrebbero investire risorse in infrastrutture per la 'guida autonoma? E' questo che serve a Milano, a Roma? In tempi anche non lontani, gli stessi esponenti politici della sinistra sostenevano il trasporto pubblico. Ora la guida autonoma. Si ricordi che la guida autonoma esige l'adattamento del suolo pubblico: semplificando, ma non troppo, l'auto a guida autonoma non viaggia sulla strada, ma sulla mappa digitale di Google. In realtà è difficile mostrare l'utilità di questa tecnologia. Ed è per converso abbastanza facile portare alla luce riflessioni critiche. Quindi ripubblico senza nessuna modifica un testo che ho scritto nel 2020.
Giusto mezzo
La radice indoeuropea 'medhyo' ci parla di equilibrio tra tradizione e innovazione; bilanciamento tra strategia e tattica, attenzione al presente, tra passato e futuro. Ci parla della saggezza implicita nello stare lontano dagli estremi. Lontano sia dal cielo delle teorie che dalla esclusiva conoscenza delle pratiche. Ci parla dell’essere capaci di tenere insieme l'alto e il basso. Ci parla del giusto mezzo fra viltà e temerarietà; tra intemperanza e insensibilità; tra la vanità e l'umiltà; tra l'iracondia e l'eccessiva flemma.
La scienza come esperienza e il chiarimento filosofico
Breve storia critica dell'epistemologia nel Ventesimo Secolo. Si inizia avendo come riferimento Cartesio e Leibniz, e si finisce -magari senza rendersene conto- Spinoza. Passando attraverso il pensiero di Russel, Frege, Hilbert, Gödel, Turing, Heisenberg. Da un lato si cerca poi di trovarsi a proprio agio nell'assenza di fondamenti; dall'altro si torna a Kant. Il luogo chiave di questa narrazione è il Circolo di Vienna. L'innovativa lezione di Moritz Schlick, l'influenza di Wittgenstein, sullo sfondo di Vienna, crogiuolo di arte, letteratura e scienza. Scienza come ricerca di una società aperta. Pensiero viennese che non separa mai la teoria dalla pratica, la ricerca scientifica dalla politica. Lontano dall'Europa, a causa del nazismo e della guerra, il pensiero viennese si esalta in America. Per un verso si volge verso la complessità e la transdiscilinarità. Per l'altro -con Carnap come figura esemplare- finisce in un adeguamento -o forse una resa- ad una filosofia del nuovo mondo: pragmatica, orientata ad una visione della scienza connessa alla tecnologia, vincolata al business, lontana dall'arte e dalla società. (Questo articolo riprende materiali già presentati da Francesco Varanini in 'Macchine per pensare. L'informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi', 2016).
La guerra e il cinismo della consulenza strategica. Un apocrifo dantesco
Terzine dantesche. Versi che nella 'Commedia' starebbero nell'Inferno. Virgilio è il Consulente. Richiamati dall'attualità, dai conflitti bellici presenti, mi sono tornati in mente questi versi scritti ventitrè anni fa. Quando le cronache raccontavano dell'invasione dell'Iraq. Legame perverso tra terrorismo e guerre; tra guerre e speculazioni finanziarie; tra business e morte; tra posizioni istituzionali e interessi personali. Uso politico di fedi e religioni. Cinismo nell'esercizio del potere. E ruolo, in tutto questo, della consulenza strategica. E poi anche la manipolazione del consenso, che -nel 2003 era già evidente- trova veicolo ideale in piattaforme digitali.
Dante, Böhme, Kant, Bernanos, Sen: analogie e spunti per un'etica del digitale
Serve oggi, nel pensare a proposito del presente, libertà e coraggio. In cerca di un'etica per i tempi del trionfo -forse solo apparente- della cultura digitale e della cosiddetta intelligenza artificiale, serve andare a cercare spunti, analogie e chiavi di lettura non consuete. Il pensiero di Dante Alighieri, Jakob Böhme, Immanuel Kant, Georges Bernanos, Amartya Sen apre la strada ad una riflessione sulla 'giustizia' e sulla 'responsabilità' nel tempo presente.
Il valore della presenza. Una lezione orale
La 'presenza' non è mai condizione originaria. E' ritorno da una assenza.
Nei tempi dell'intelligenza artificiale, vivere in case appoggiate su palafitte. In margine al saggio di Palma Sgreccia
Il saggio 'IAetica su palafitte', prefazione di Tiziana Catarci, Armando, 2026, di Palma Sgreccia, invita ad assumere, di fronte all''intelligenza artificiale', una posizione saggia e critica, lontana dalla sudditanza. Ogni essere umano -non solo il tecnologo, il filosofo- è invitato ad assumersi il peso della scelta, della responsabilità morale e del dubbio esistenziale, rinunciando a ogni facile sicurezza.
Superumani, Cyborg o semplicemente: umani
Nel parlare delle tecnologie digitali gli 'esperti' ed 'addetti ai lavori', i computer scientist ed i filosofi compagni di viaggio dei computer scientist sempre trascurano uno sguardo: la ricostruzione storica. Forse la storia è bandita perché dice troppo, svelando quello che gli apologisti del presente preferiscono non dire e non ricordare. Benvenuta dunque la storia. Ecco qui la narrazione di eventi e dei personaggi che stanno dietro odierne apparenze e concetti che diamo per scontati: 'robot', 'cyborg', 'intelligenza artificiale', 'interazione uomo-macchina', 'singolarità', 'superumanità', 'superintelligenza'... Di passaggio, leggendo la narrazione, si troverà conferma di come la Science Fiction anticipa e prevede la scienza e la tecnologia.
Foucault. Cento anni e ancora
Tra i tanti motivi per ricordare Michel Foucault, oggi, nel tempo e nei luoghi in cui viviamo, nel giugno 2026, c'è anche la coincidenza di date. Foucault era nato cent'anni prima, il 15 ottobre 2026, ed è mancato il 25 giugno del 1984.
Dove va la Medicina
Sempre nuove tecnologie offrono nuove sempre opportunità. Ma le opportunità sono forse cogenti? Siamo forse obbligati ad accoglierle? Le domande sono particolarmente significative se applicate al campo della Medicina.
Teilhard de Chardin: Ominizzazione
L'azzardo di Teilhard: immaginare come noi esseri umani potremmo trasformarci. Anche arrivando, in modi magari oggi inimmaginabili, a trascendere i nostri stessi limiti biologici. Ma sempre continuando il processo di ominizzazione. Scegliendo, anche nei tempi di trionfo della macchina, di continuare ad essere umani.
Cosa è oggi il giornalismo
Il trattamento giornalistico del caso Minetti-Cipriani si presta a qualche riflessione. 'Il Foglio' v. 'Il Fatto Quotidiano'
Scienza
Il chiedersi perché 'scienza' si traduce in tedesco 'Wissen' apre il terreno per una profonda riflessione a proposito del concetto stesso di 'scienza'.
[Pubblico]
Il 'popolo' non è dato una volta per tutte; evolve nei propri costumi, di generazione in generazione. Il 'pubblico' ci appare quindi come continua formazione, assunzione di responsabilità, cammino, sancito da passaggi, verso l’essere adulto.
[Pubblico]
Il 'popolo' non è dato una volta per tutte; evolve nei propri costumi, di generazione in generazione. Il 'pubblico' ci appare quindi come continua formazione, assunzione di responsabilità, cammino, sancito da passaggi, verso l’essere adulto.
Bill Joy: "Il mio senso di sconforto si intensificò"
Le cosiddette 'intelligenze artificiali' di cui tanto si parla e straparla, sono il portato di una ideologia e di un percorso storico di cui troppo poco si parla. Eppure solo la storia ci mostra il senso delle tecnologie che oggi, senza troppo pensare, usiamo. Ecco qui qualche traccia di storia recente. All'inizio del secolo Bill Joy, campione ed eroe della Silicon Valley e della New Economy, si interrogava e si scandalizzava. Il suo monito vale oggi più di allora. Al di là di ogni progresso, stanno gli interrogativi destati dall'umana saggezza.
L'Infermiera e il Primario. Ovvero la resa imposta da Kasparov ad ogni essere umano
Ci sono due modi per osservare l'interazione uomo-intelligenza artificiale, oggi considerata non solo necessaria, ma benvenuta, e anzi ormai inevitabile. Fondamentalmente due: con gli occhi del cittadino, che si chiede in quale misura l'interazione con la macchina influisce sul suo spazio di libertà e con gli occhi dell'esperto, che difende la tecnica da egli governata ed esige che il cittadino "riconosca l'inevitabilità della situazione". Esemplare esponente della seconda posizione è Gary Kasparov, il giocatore di scacchi sconfitto dall'intelligenza artificiale, e quindi convertitosi ai vantaggi dell'interazione con l'intelligenza artificiale. Esemplare, nella sua chiarezza, l'esempio proposto da Kasparov. “Guardiamo alla radiologia. Se abbiamo un potente sistema di IA, preferisco che ad usarlo sia un'esperta infermiera piuttosto che un eccellente primario ”. La ragione? “Una persona che dispone di una modesta ma sufficiente conoscenza capirà il poco che deve aggiungere. Mentre il luminare della medicina vorrà sfidare la macchina. E questo distrugge la comunicazione tra uomo e macchina”. Infatti, qualsiasi accoppiamento strutturale arriva ad un punto critico: chi è il decisore in ultima istanza? Kasparov dice: la macchina. (Questo testo è la ripubblicazione senza modifiche di un paragrafo del mio libro 'Le Cinque Leggi Bronzee dell'Era Digitale. E perché conviene trasgredirle', 2020. Ho letto accuratamente ciò che Kasparov ha scritto in anni successivi, ma non ho trovato nulla che modificasse la posizione ben espressa nelle fonti che cito qui ).
Kasparov, l'Eroe della Classe Egemone
Kasparov piace a Computer Scientist e di Ingegneri dell'Interfaccia Uomo Macchina perché sancisce un assetto sociale dove, essendo l'essere umano obbligatoriamente connesso alla macchina, loro, Computer Scientist e di Ingegneri dell'Interfaccia Uomo Macchina, i Sorveglianti della Connessione uomo-macchina, sono la classe egemone.
Epidemia o pandemia
Si torna a parlare, dopo sei anni, di minaccia sanitaria causata da virus. Tornano a imperversare sui mass media gli Esperti, i Virologi. Allora si diceva: 'niente sarà più come prima'. Ma tutto è tornato come prima. Non è cresciuta nessuna consapevolezza sociale del rischio. E si riparte dagli stessi discorsi degli stessi esperti. Ripubblico quindi senza cambiare una virgola e con lo stesso titolo un articolo pubblicato nell'agosto 2020. Oggi come allora è opportuno riflettere sulla differenza tra due parole: 'epidemia' e 'pandemia'. 'Epidemia' è parola antichissima che significa: 'vivere in un luogo', e quindi anche 'straniero che viene tra noi'. E' una parola che parla di accoglienza, e allo stesso tempo di cautela e di cura. In senso medico è quindi una minaccia alla quale si risponde con la consapevolezza, con l'attenzione collettiva. 'Pandemia' è una parola artificiale, coniata verso la metà del 1800, appartenente al lessico tecnico della medicina normativa: vuol dire 'malattia pubblica dichiarata da una autorità'. Resta quindi aperto un interrogativo: vogliamo, insieme, prenderci cura di noi, o scegliamo di affidarci a una autorità che decide per noi? Noto infine che per coincidenza pubblico ora questo articolo il 18 maggio 2026. Il giorno in cui sei anni fa potevamo tornare a muoverci all'interno della regione senza autocertificazione, si riaprivano parchi e musei e biblioteche, negozi, ristoranti e luoghi di culto.