RICORDI
Reliquie in teche sottili
che si sfaldano al vento
quando la memoria
ne solleva i sudari.
Sfatte, che già più non vedi
come erano state.
Puoi riempire di carne l’ombra,
dare labbra al tirato sorriso,
ricamare di lacrime le orbite vuote.
Puoi mettere in scena
il ricordo.
E la tua vita
su quel palcoscenico si aggira
come pallido spettro.
Che cos’è un ricordo? Come emerge dalla nostra memoria? Come rendere un ricordo vivo, presente, operante?
Nella poesia “Ricordi” la risposta del poeta appare pessimistica: sembra che quello a cui ci attacchiamo (il ricordo), nel momento stesso in cui lo presentifichiamo, tende a dissolversi, a diventare evanescente (“reliquie che si sfaldano”) come qualcosa di estremamente fragile. Una “messa in scena” che ha il sapore del finto e dell’ingannevole. La vita nel ricordo diventa così per il poeta solo un “pallido spettro”, non certamente vita vera, reale, vissuta in carne e ossa.
Eppure noi abbiamo bisogno di ricordare, viviamo anche di ricordi. Ce lo ricorda Ugo Foscolo in un passo memorabile del “Velo delle Grazie”:
“Le Grazie a’ piedi suoi destano fiori,
a fiorir sue ghirlande: e quando il biondo
crin t’abbandoni e perderai ’l tuo nome,
vivran que’ fiori, o Giovinezza, e intorno
l’urna funerea spireranno odore.”
I fiori a cui allude Foscolo, dono superlativo delle Grazie alla Giovinezza, simboleggiano certamente i sogni, i vaghi desideri che ammantano e abbelliscono la Giovinezza nel momento massimo del suo splendore, ma simboleggiano anche il ricordo delle gioie giovanili, che ci accompagnerà nell’ultima età della vita per confortare la nostra vecchiaia, ed anche oltre, dopo la morte, nel ricordo di chi ci ha amato che, per Foscolo, è l’unica illusione di vita oltre la morte a cui possiamo aspirare, insieme al sepolcro.
Noi abbiamo una necessità estrema di questa “messa in scena”, come la definisce il poeta in “Ricordi”, così come abbiamo bisogno di andare a teatro, di vivere il teatro. Siamo esseri che per guardare avanti abbiamo bisogno di guardare indietro, che per costruire il nostro futuro abbiamo bisogno di confrontarci con il nostro passato. Anche se sappiamo che il passato è morto.