Szymanski apre Memories con una dichiarazione stringata: ha censito almeno undici guerre o incidenti spaziali dal 1960 a oggi.
L'autore precisa di riferirsi ai soli casi di cui ha avuto conoscenza diretta o documentale, e suggerisce che la cifra reale sia verosimilmente più elevata.
Mentre l'opinione pubblica europea continua a discutere la guerra spaziale come ipotesi del futuro, scopro un analista che ha preso parte a dodici programmi di armamento spaziale avviati nel tempo dagli Stati Uniti e che afferma che il conflitto ha già cinquant'anni di storia operativa documentabile.
Il libro adotta un registro colloquiale. Szymanski stesso lo definisce un testo non tecnico, accessibile a qualunque lettore.
La scelta risponde a una necessità strutturale, che condivido e trovo affine ad altri testi della letteratura sociologica sulla segretezza istituzionale: un dominio di conoscenza, reso opaco per ragioni di sicurezza nazionale produce una specie di atrofia cognitiva.
Intendo dire che con il tempo si perde il vocabolario necessario a comprendere, come Karl Weick (1995) ha articolato nella sua analisi del sensemaking organizzativo, un vocabolario che costituisce simultaneamente la lente e il vincolo della percezione della realtà.
Gli aneddoti di Memories operano come strumenti documentali di un autore che ha lavorato nelle massime istituzioni americane e alleate: Air Force, Army, Navy, Marines, il Pentagono, lo Space and Missile Systems Center, l'Air Force Research Laboratory, il China Lake Naval Test Center, il National Security Council della Casa Bianca e il Congresso.
La forma aneddotica costituisce la modalità più efficace, io credo, per trasmettere un sapere che eccede per la maggior parte di noi strutturalmente la propria formalizzazione esplicita, secondo l'analisi che Michael Polanyi ha articolato nella sua Tacit Dimension (1966): l'analista che ha attraversato cinquant'anni di programmi operativi custodisce una conoscenza tacita dei meccanismi decisionali, delle dinamiche di crisi e della qualità del giudizio in condizioni di asimmetria informativa che la documentazione procedurale è incapace per costituzione di trasferire.
Provo a spiegarmi: ciò che Szymanski narra in forma di episodio è la mappa interna di un'architettura istituzionale che governa la più consequenziale delle infrastrutture militari contemporanee, e che resta invisibile alla maggior parte dei contribuenti che la finanziano.
Il libro è ironico, talvolta crudo, sempre operativo. Uno stile che a me piace, forse perché conforme al mio modo di scrivere, anche, chi lo sa...
Szymanski si autodefinisce «il primo mercenario spaziale», con richiamo esplicito al personaggio di Boba Fett. La citazione cinematografica funge da segnale. Un dominio così serio ha smesso di trovare le proprie vie tradizionali di trasmissione pubblica: il mondo accademico non vi ha accesso, e i comunicati ufficiali ne sopprimono i fatti sostanziali.
Resta la modalità memorialistica, sui generis, di un veterano che decide di consegnare al pubblico ciò che le strutture entro cui ha lavorato non consegneranno mai.
Quel che leggo, mentre leggo, è perciò qualcosa di più di una raccolta di episodi. È un tentativo di restaurare un linguaggio civile per discutere la guerra spaziale.
Il valore politico del libro coincide, secondo me, con questa restaurazione lessicale. Senza discussione pubblica, la decisione sulla guerra spaziale rimane integralmente nelle mani delle istituzioni che la conducono. Szymanski, scrivendo in registro colloquiale, agisce dunque su un piano civile prima ancora che dottrinario.
Il secondo libro ha una struttura differente, si distacca dal precedente per metodo e obiettivi. Szymanski ripercorre il Bingfa di Sun Tzu capitolo per capitolo, costruendo similitudini con un repertorio di strategie millenarie, oggi applicate alla guerra spaziale. Il testo comprende settecentoquaranta voci, che l'autore stima rappresentino soltanto un terzo del progetto complessivo, il cui completamento è previsto nel secondo volume, attualmente in fase di elaborazione.
Sun Tzu è citato comunemente nella letteratura manageriale e dai buffa-guru di LinkedIn soprattutto: Sun Tzu per i venditori, Sun Tzu per gli allenatori, Sun Tzu per i negoziatori, Sun Tzu per cucinare la pasta prosciutto e panna, e così via...
Una popolarità ha generato un'eco persistente, che suscita legittime perplessità riguardo a ogni nuova applicazione. La domanda quindi diventa: cosa c'è, nelle condizioni della guerra spaziale che giustifica un ritorno serio al Bingfa, possibilmente distinto dall'uso metaforico che "gli esperti di LinkedIn" ne hanno fatto per tutti questi anni?
Voglio ricordare che Sun Tzu si rivolge ai comandanti che operano in un vasto teatro operativo, per lo più ignoto, in cui l'inganno è la regola e non l'eccezione, in cui la dissimulazione delle intenzioni è la risorsa strategica primaria, e in cui chi conosce il nemico senza essere conosciuto a sua volta vince prima ancora di scontrarsi.
Queste condizioni, in sintesi, descrivono la guerra terrestre solo in modo parziale perché è di fatto cambiata proprio dopo l'avvento dei sistemi di osservazione satellitare, dei radar a lunga portata, dei mezzi di firma elettronica e cibernetica.
L'orbita bassa, l'orbita geostazionaria e lo spazio cislunare formano uno spazio, un territorio (di guerra) in cui circa il trentacinque per cento degli oggetti catalogati dal Network di sorveglianza spaziale statunitense è classificato come analyst object, di natura e proprietà non confermate.
Nello spazio, un satellite può modificare il proprio assetto in modo da minimizzare la sezione di riflessione solare, manovrare durante i passaggi sull'oceano meridionale fuori dalla portata dei sensori radar concentrati nell'emisfero settentrionale, restare in orbita Molniya per la maggior parte del proprio periodo al di sopra di ogni copertura. Le condizioni dell'orbita bassa danno applicazione letterale a due principi cardinali del Bingfa: la guerra si fonda sull'inganno (cap. I); il luogo dello scontro non va reso noto al nemico (cap. VI). Entrambi i principi sono producibili in orbita con manovre elementari.
Mi accorgo, leggendo Szymanski che legge Sun Tzu, che il dominio orbitale ha riattivato un paradigma antico. Lo spazio ha rimosso le condizioni materiali che permettevano alla guerra terrestre, a partire dal diciannovesimo secolo, di presupporre una relativa trasparenza del teatro bellico. La leggibilità che le dottrine ottocentesche e novecentesche davano per scontata era esito della cartografia disponibile, e svanisce non appena il dominio eccede la portata degli strumenti di rilevazione.
James C. Scott (1998) ha articolato la dipendenza dell'amministrazione moderna dalla leggibilità dei propri oggetti: ciò che le mappe non vedono, lo Stato non governa.
Il teatro orbitale eccede strutturalmente la portata degli strumenti cartografici novecenteschi, e impone il ritorno a paradigmi dottrinari più antichi, fondati sulla gestione razionale dell'opacità e non sulla sua dissoluzione. Per Szymanski combattere nello spazio costringe a tornare a Sun Tzu.
L'autore dei due volumi isola i principi attivi di ciascun capitolo del Bingfa e formula le strategie spaziali che vi corrispondono. Il risultato non è sempre omogeneo, come Szymanski stesso ammette implicitamente quando dichiara di essere a un terzo dell'analisi complessiva. Alcune tesi appaiono evidenti, altre forzate, altre ancora aprono vettori di indagine che meriterebbero monografie autonome. L'opera nasce come strumento di lavoro per i pianificatori di operazioni spaziali, e si rivolge solo in seconda battuta al lettore non specialista.
Memories offre l'esperienza operativa che la sola dottrina non potrebbe documentare; Sun Tzu Volume 1 offre la grammatica strategica che la sola memoria non saprebbe articolare. La guerra spaziale impone tempi di decisione misurati in ore. Le simulazioni di Szymanski indicano che il novantacinque per cento degli attacchi contro satelliti casualmente selezionati si consuma in meno di ventiquattro ore.
I meccanismi di consultazione alleata, come il Consiglio Nord Atlantico, operano su cicli misurati in giorni. L'autorizzazione politica all'uso della forza, nei sistemi democratici, richiede deliberazioni misurate in giorni o settimane. La somma di queste tre tempistiche non incrocia mai la prima. L'attacco si concluderebbe prima che la riunione venga convocata.
A ciò si aggiunge il problema dell'attribuzione. Un satellite che attacca non esibisce insegne nazionali. I suoi componenti sono statisticamente di fabbricazione occidentale a prescindere dal paese di provenienza, poiché la filiera aerospaziale è concentrata in un ristretto novero di imprese occidentali. L'identificazione dell'aggressore può richiedere settimane di analisi digitale forense, quando la decisione politica che essa avrebbe dovuto informare risulta già scaduta. Il decisore si trova quindi nella condizione di rispondere a un attacco che non può attribuire, secondo procedure che esigono certezze che la fisica del teatro orbitale rende impossibili da produrre nei tempi richiesti.
Szymanski definisce questa condizione self-deterrence: l'autoparalisi del difensore generata dallo scollamento fra i requisiti probatori delle sue istituzioni e le condizioni operative del dominio in cui esse devono agire. La sconfitta del difensore è endogena, e assume forma istituzionale prima ancora che militare.
Vi ravviso un caso emblematico di un fenomeno più generale, che ho articolato in un altro saggio recentemente pubblicato su Zenodo, nei termini di un'asimmetria strutturale fra strumenti di percezione e strumenti di controllo nella governance dei sistemi complessi. Le istituzioni democratiche moderne sono progettate per operare in condizioni di sufficiente trasparenza del teatro decisionale, di tempistiche compatibili con la deliberazione collegiale, e di chiara attribuzione delle responsabilità. Quando anche una sola di queste precondizioni viene meno, le istituzioni continuano a funzionare sul piano formale, e producono decisioni tardive o nulle. La guerra spaziale è il caso limite in cui tutte e tre le condizioni vengono meno simultaneamente. Per tale ragione essa costituisce, secondo me, il banco di prova più severo dell'epistemologia istituzionale contemporanea.
Il valore della coppia di libri di Szymanski, nel mio uso, risiede esattamente in questo nodo. Memories documenta i casi storici in cui la self-deterrence si è prodotta o ha rischiato di prodursi, e fornisce il sostrato esperienziale che la dottrina, da sola, non potrebbe ricostruire. Sun Tzu Volume 1 fornisce il vocabolario strategico per rendere leggibili quei casi e per formulare i necessari contraltari operativi (la decisione pre-autorizzata, la dottrina di risposta immediata, la zona di identificazione difensiva spaziale). Senza la memoria, la dottrina resta un'astrazione. Senza la dottrina, la memoria si riduce ad aneddoto. Letti in coppia, mettono a disposizione del lettore il materiale critico per avviare quel dibattito pubblico che, in Europa, non è ancora cominciato.
Bibliografia commentata
I due libri recensiti
Szymanski, Paul. 2025. Memories of the Last of the Original Space Warfighters: 50+ Years Fighting Space Wars!. Battle Beyond – Fighting Space Wars!. Autopubblicato (Amazon KDP). ISBN 9798308877783 (paperback); edizione Kindle ASIN B0DY51QCYM. Volume memorialistico in registro colloquiale, accessibile al lettore generale. Documenta episodi e contesti istituzionali di cinquant'anni di attività nel settore della guerra spaziale statunitense. Utile come introduzione al dominio per chi non possiede formazione tecnica preliminare.
Szymanski, Paul. 2025. The Battle Beyond – Fighting and Winning the Coming War in Space – Sun Tzu and the Art of War Applied to Space War, Volume 1: Ancient Chinese Military Strategies Applied to Outer Space Warfare Strategies. Battle Beyond – Fighting Space Wars!. Autopubblicato (Amazon KDP). ISBN 9798311370523. Presentato dall'autore come il proprio contributo di sintesi dottrinaria più rilevante. Raccoglie settecentoquaranta strategie spaziali derivate, capitolo per capitolo, dal Bingfa di Sun Tzu. Strumento di lavoro concepito per pianificatori militari; lettura impegnativa ma accessibile al non specialista.
Sun Tzu in italiano
Sun Tzu. L'arte della guerra. Traduzione e cura di Riccardo Fracasso. Roma: Newton Compton, edizioni dal 1994. Prima traduzione italiana condotta con criteri filologici direttamente sui testi cinesi. Edizione economica e di ampia diffusione, consigliata come primo accostamento all'opera.
Sun Tzu. 2009. L'arte della guerra. Commento di Jean Levi. Illustrazioni a cura di Alain Thote. Edizione italiana a cura di Attilio Andreini e Maurizio Scarpari. Torino: Einaudi. ISBN 9788806210656. Edizione scientifica di riferimento, dotata di un solido apparato critico, ricontestualizzazione culturale e apparato iconografico. Consigliata come approfondimento successivo alla versione di Fracasso.
Sun Tzu. 2003. L'arte della guerra. Traduzione del Denma Translation Group. Introduzione di Amarillis Monica Rossi. Milano: Mondadori (Oscar) e successive ristampe. Traduzione condotta sulla versione inglese del gruppo Denma del 2001. Apparato critico più snello e registro linguistico contemporaneo. Buon equilibrio fra accessibilità e rigore.
Breccia, Gastone, a cura di. 2009. L'arte della guerra. Da Sun Tzu a Clausewitz. Torino: Einaudi (I Millenni). Antologia comparativa che pone in dialogo il testo di Sun Tzu con l'evoluzione del pensiero strategico occidentale moderno. Utile a reinserire l'opera cinese nella tradizione teorica europea.
Cornice teorica
Polanyi, Michael. 1966. The Tacit Dimension. Garden City, NY: Doubleday. Ripubblicato con prefazione di Amartya Sen: Chicago: University of Chicago Press, 2009. Saggio filosofico incentrato sul principio secondo cui la conoscenza umana eccede sempre la capacità di verbalizzazione. La distinzione fra termine prossimale e termine distale del conoscere offre la struttura concettuale per interpretare la narrazione aneddotica di Memories come veicolo di un sapere tacito non riducibile a protocolli procedurali.
Scott, James C. 1998. Seeing Like a State: How Certain Schemes to Improve the Human Condition Have Failed. New Haven: Yale University Press. Analisi della cecità cartografica intrinseca allo Stato moderno, e della dipendenza dell'azione amministrativa dalla leggibilità dei propri oggetti. Quadro teorico fondamentale per comprendere l'inadeguatezza degli strumenti di controllo occidentali rispetto alla complessità del teatro orbitale.
Weick, Karl E. 1995. Sensemaking in Organizations. Thousand Oaks: Sage. Testo cardine sulla teoria del sensemaking istituzionale. L'analisi delle categorie organizzative intese come lenti e vincoli della percezione costituisce la cornice teorica entro cui interpretare la perdita del vocabolario civile sulla guerra spaziale di cui parlo nella prima sezione.
Bonasia, Calogero. 2026. La forma del fare. Epistemologia della governance dei progetti informatici complessi. Preprint, Zenodo, versione 1.1, 16 maggio. https://doi.org/10.5281/zenodo.20229295. ORCID: https://orcid.org/0009-0001-0726-4602. Proposta epistemologica fondata sulla distinzione operativa fra strumenti di percezione e strumenti di controllo nella gestione di sistemi complessi. La self-deterrence spaziale discussa nella terza sezione si configura come un caso radicale di tale asimmetria strutturale.
Contesto materiale e politico
Brattle Group. 2024. Economic Benefits of the Global Positioning System to the U.S. Private Sector Study. Aggiornamento 2024. Studio di impatto economico che valuta i costi di un'interruzione totale del sistema GPS per l'economia statunitense in 1,6 miliardi di dollari al giorno, 12,2 miliardi a settimana e 58,2 miliardi al mese. Consultabile sul sito ufficiale brattle.com.
European Space Agency. 2025. Space Environment Report 2025. ESA Space Debris Office, Darmstadt. Rapporto ufficiale sullo stato dell'ambiente orbitale e sulla proliferazione dei detriti spaziali, che conferma l'ingresso del debris in una fase di crescita auto-sostenuta. Disponibile su esa.int.
National Space-based Positioning, Navigation, and Timing Advisory Board. 2024. Memorandum dell'ammiraglio Thad Allen, luglio 2024, sulla vulnerabilità delle infrastrutture critiche statunitensi e sulla loro dipendenza dal sistema GPS. Documento integrato nei materiali ufficiali del Department of Transportation statunitense.
SentinelOne. 2022. AcidRain: A Modem Wiper Rains Down on Europe. Relazione tecnica forense relativa al cyberattacco sferrato il 24 febbraio 2022 contro la rete satellitare KA-SAT di Viasat. Documenta analogie strutturali con la campagna VPNFilter precedentemente attribuita ai servizi segreti militari russi. Disponibile su sentinelone.com.
Quadro normativo internazionale e cornice fisica
Treaty on Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space, including the Moon and Other Celestial Bodies. Noto come Outer Space Treaty. Aperto alla firma il 27 gennaio 1967, entrato in vigore il 10 ottobre 1967. Testo ufficiale depositato presso lo United Nations Office for Outer Space Affairs (unoosa.org). Trattato istitutivo del diritto spaziale internazionale; vieta espressamente il posizionamento di armi di distruzione di massa in orbita, e conserva totale silenzio normativo in merito ad armi convenzionali, attacchi cibernetici, interferenze intenzionali delle radiofrequenze e dispositivi co-orbitali. Tale vuoto normativo costituisce lo spazio giuridico in cui si sviluppa la guerra spaziale contemporanea.
Kessler, Donald J., e Burton G. Cour-Palais. 1978. «Collision Frequency of Artificial Satellites: The Creation of a Debris Belt». Journal of Geophysical Research 83, n. A6 (giugno): 2637-2646. Studio scientifico pionieristico sul fenomeno noto come Sindrome di Kessler. Il modello matematico descrive le condizioni fisiche in cui le collisioni fra detriti orbitali generano una reazione a catena auto-sostenuta. L'ipotesi ha trovato una prima parziale conferma empirica nella collisione fra Cosmos 2251 e Iridium 33 avvenuta nel 2009.
Paul Szymanski è presidente dello Space Strategies Center. Ha oltre cinquant'anni di attività diretta nei programmi di guerra spaziale statunitensi per conto di Air Force, Army, Navy, Marines, Pentagono, Space and Missile Systems Center, Air Force Research Laboratory e China Lake Naval Test Center. Le sue pubblicazioni sono disponibili tramite il profilo LinkedIn ufficiale www.linkedin.com/in/PaulSzymanski.