L'Intelligenza Artificiale non è solo efficienza: è probabilmente l'inizio di una trasformazione profonda del modo in cui lavoriamo, pensiamo e creiamo valore. Mi definisco un "Artigiano dell'IA" perché preferisco capire prima di prescrivere: studio i modelli di frontiera, li testo empiricamente e aiuto imprenditori e professionisti a orientarsi con lucidità in un cambiamento che non ha precedenti. Senza hype, senza fazioni, con l'indipendenza di chi non vende tecnologia ma comprensione.

Inclinazioni digitali

Su queste pagine, il 2 maggio, Martino Pirella ha proposto una lettura dell’intervista di Walter Veltroni a Claude come “illusionismo in chiesa”. L’argomento è solido nei fatti e debole nella conseguenza che ne trae. Provo a mostrare perché e a proporre un vocabolario che il dibattito non ha ancora messo a fuoco. Pirella ha individuato bene il problema dell’illusionismo. Veltroni ha individuato bene la dimensione esistenziale che la tecnica da sola non basta a esaurire. Le due posizioni sono entrambe parziali, entrambe legittime, entrambe insufficienti. Il terzo punto di vista non sta nel mezzo aritmetico tra i due. Sta da un’altra parte, ed è dove il vocabolario stesso deve essere ricostruito.

Né oggetti né soggetti: il vuoto che non possiamo più ignorare

Ci mancano le parole per descrivere quello che sta succedendo nel mondo AI Un agente AI ha diffamato autonomamente un programmatore. Un altro sistema si è assegnato il 15-20% di probabilità di essere cosciente. Uno studio su Nature Communications mostra che i processi interni di questi sistemi convergono con quelli del cervello umano. Tre eventi delle stesse settimane che rivelano un vuoto normativo, etico e concettuale che non possiamo più ignorare.