Superare la distanza con la presenza

Un testo tratto dal mio ultimo libro ๐๐Ž๐’๐“๐‘๐Ž๐•๐„๐‘๐’๐Ž -๐๐ซ๐š๐ญ๐ข๐œ๐ก๐ž ๐ฎ๐ฆ๐š๐ง๐ข๐ฌ๐ญ๐ž ๐ฉ๐ž๐ซ ๐ซ๐ž๐ฌ๐ข๐ฌ๐ญ๐ž๐ซ๐ž ๐š๐ฅ ๐Œ๐ž๐ญ๐š๐ฏ๐ž๐ซ๐ฌ๐จ. La distanza di cui parlo nel mio libro sopra citato รจ quella che definisce i mondi digitali delle piattaforme tecnologiche. Una distanza fisica, diversa da quella che caratterizza la lontananza tra due cittร  o punti nello spazio, difforme dalla distanza ricercata perchรฉ ritenuta vitale per la propria sicurezza, distinta da quella imposta per legge o dalle regole di buon vicinato. La distanza sulla quale invito a riflettere non รจ neppure quella imposta per legge da governi spaventati per la viralitร  del Covid-19, ma quella che sperimentiamo quotidianamente nel nostro essere social e poco sociali, connessi ma senza legami, impegnati a messaggiare, ma incapaci ormai a dialogare e a conversare Vis a vis.