NOVITA'[2254]
Ho visto un re!
ABSTRACT C'era una volta un Re che governava un regno immenso, in cui le catene erano fatte di luce e la sottomissione era stata definita "intrattenimento". In questo luogo nessuno obbligava i sudditi a restare, eppure le persone non riuscivano a uscirne. Il Re non governava con i decreti, ma grazie alle abitudini dei sudditi. Non minacciava nessuno, ma costruiva intorno a ognuno un mondo talmente veloce e pieno di piccole ricompense che immaginare un altro luogo sembrava una perdita di tempo. A un certo punto della narrazione, ho deciso di smettere di raccontare una favola contemporanea e ho guardato ai numeri. Il Digital 2025 Global Overview Report è inequivocabile: trascorriamo in media un'ora e 35 minuti al giorno sui social media. Moltiplicatelo per un anno: sono 582 ore, 24 giorni interi. Tre settimane e mezzo della nostra vita ogni anno, come forma di tributo a un Re. Ma la vera questione non è nel "quanto", bensì nel "come". Le 582 ore dedicate ai social media non sono ore qualsiasi. Includono i momenti di pausa, le attese, i silenzi tra una frase e l'altra, gli spazi in cui un tempo, neanche troppo remoto, nascevano le idee. I sudditi hanno scambiato la noia, una dimensione da cui può nascere la creatività, con una moltitudine di piccole ricompense psicologiche ed emozionali che li rendono sempre meno capaci di stare soli con sé stessi e con i propri pensieri. Il costo dell'assenza di noia non si misura in denaro, ma in termini di attenzione, memoria e capacità di "abitare" la complessità. Senza queste tre dimensioni, è impossibile sviluppare un pensiero critico, autonomo e autosufficiente. Il finale di questa favola distopica contemporanea non è ancora stato scritto e dipenderà dal momento in cui i sudditi decideranno di alzare lo sguardo e chiedersi: Siamo ancora capaci di vivere il silenzio senza riempirlo di stimoli momentanei?