NOVITA'[2213]
Oltre la cecità collettiva: un dialogo sull’inferno che abbiamo costruito
In dialogo con Carlo Mazzucchelli "Combattere l'inferno, dalla mia posizione, significa allora innanzitutto smettere di credere che la risposta sia aggiungere. Significa difendere il diritto di togliere: togliere il superfluo, restituire profondità, lasciare che una cosa si depositi prima di metterne un'altra sopra. Significa rifiutare l'idea che la scuola sia colpevole di tutto ciò che la società non riesce più a fare, e tenere invece il filo di quello che le è proprio: non mostrare com'è il mondo, ma come potrebbe essere. Non addestrare corpi governabili, ma formare soggetti pensanti. Se ancora se ne ha voglia, e se gliene viene lasciato il tempo."
Una domanda per niente capziosa: ma dove siamo finiti? All'inferno!
Dire che siamo all'inferno non è una metafora consolatoria. Non è il lamento di chi ha perso la speranza, né la provocazione di chi vuole scandalizzare. È una diagnosi. E come tutte le diagnosi serie, richiede precisione: quale inferno, per quale ragione, prodotto da chi.