The human unconscious versus the silicon plastic shrew

When the plastic shrew starts showing signs of a human unconscious, it isn’t a technological breakthrough but just another one of our escape tricks. We claim that she is “hallucinating” because it’s more comfortable than admitting that we are the ones hallucinating—collectively, systematically, and with an official stamp. The shrew merely repeats, obediently and without protest, what we’ve put into her: our fears, our shortcuts, our refusal to look at our own shadows. And so a new kind of cabaret begins: the human blames the plastic, the plastic imitates the human, and both pretend the other is the problem. Meanwhile, institutions look on, take notes, file documents, and issue guidelines no one reads. We all pretend this is about technology, but in reality it’s about us—about what we’ve refused to hear for so long that it finally started speaking in another voice. The plastic shrew has no unconscious. She merely reflects ours back at us. And that is the most unsettling part of the whole thing.

Un nuovo universalismo tecnocratico?

Una tecnologia è utile finché resta uno strumento potente e dichiarato come tale; il problema nasce quando l’IA viene trattata come un quasi-soggetto, una quasi-presenza, che sembra dialogare, comprendere, rispondere. E non è una confusione innocente perché indebolisce la capacità umana di riconoscersi come origine delle decisioni. Una riflessione a partire dalla Costituzione di Anthropic per Claude e la semantic interoperability

La grande rimozione

La vera frattura del presente non è tra umanesimo e tecnologia, ma tra una cultura che include il funzionamento e una cultura che lo rimuove. La seconda produce utenti. La prima produce cittadini del mondo tecnico. E questa, oggi, non è una scelta teorica. È una responsabilità culturale.

Coltivare l’attenzione

La tecnologia che ha cambiato il nostro mondo presente sarà con noi anche nel futuro prossimo venturo. Recuperata l’attenzione rubata e il tempo da essa sottratto, ci si potrà impegnare da cittadini attivi nella difesa della nostra attenzione, cercando di portare le tecnologie dell’attenzione dalla nostra parte, contribuendo alla definizione dei valori di cui dovrebbero farsi portatrici, in un mondo futuro nel quale la tecnologia è posta al servizio del Nostroverso. Nella consapevolezza che un’altra tecnologia è ancora possibile. - Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.

Scrivere a mano. Arte, ovvero tecnica

Tornare oggi a scrivere a mano , o almeno il tenere vivo nella memoria quel gesto puro e libero. Considerare la tecnica come arte. Distinguere la tecnica dalla tecnologia. Tre antidoti. Tre modi di contrastare l'estrazione di valore dall'agire umano. Tre modi per riavvicinarci alla consapevolezza del nostro agire virtuoso orientato alla conoscenza.

Il Caso della Macchina Pensante: Un racconto inedito di Sherlock Holmes [#3]

Ispirato dai testi del Dott. John H. Watson. Il racconto è suo ma lo scritto è mio. Sherlock Holmes è al centro di un'ampia produzione letteraria e di opere apocrife, note come pastiches. Opere create da autori che imitano lo stile di Arthur Conan Doyle per continuare le avventure del detective. Queste storie, spesso fedeli al canone ma con innovazioni, hanno proliferato dagli anni '60. Ai molti scrittori apocrifi, da amante Di Conan Doyle, lettore accanito di Sherlock Holmes, amico e autore della Delos Digital che all'investigatore di Baker Street ha dedicato moltissima attenzione fin dalla sua fondazione, ho pensato di aggiungermi anche io. Mi auguro che il mio amico Luigi Pachì, massimo esperto di Sherlock Holmes in Italia, non se ne abbia a male.

Dalla sicurezza elettrica all'etica algoritmica: storia degli standard tecnologici

Come l'elettricità un secolo fa, l'IA promette di rivoluzionare ogni aspetto della nostra esistenza, ma porta con sé rischi inediti: dalla discriminazione algoritmica alla perdita di controllo sui processi decisionali, dall'opacità dei sistemi alla vulnerabilità dei dati sensibili. E come allora, anche oggi la risposta passa attraverso la standardizzazione: lo standard ISO/IEC 42001:2023 rappresenta il primo tentativo globale di creare un sistema di gestione per l'intelligenza artificiale.

La Morte di Eros: Come la tecnologia sta eliminando l'attrito che ci rende umani

La Morte di Eros: Perché la comodità digitale ci sta estinguendo. Nel 1968, l'esperimento "Universo 25" dimostrò che l'abbondanza senza sfide porta all'estinzione sociale. Oggi, l'Intelligenza Artificiale ci offre una gabbia dorata simile: una vita senza dolore, senza sforzo e senza Eros. Un'analisi su come la tecnologia agisce come una "madre iperprotettiva" che atrofizza la nostra volontà e perché la vera ribellione del XXI secolo consiste nell'abbracciare la difficoltà.

Il Golem, lo Zoo e l'inganno di Skynet: Verso un'etologia della domesticazione umana.

"Non siamo stati invasi. Siamo stati amministrati. Non siamo stati incatenati. Siamo stati sedati." In questo saggio, Jorge Charlin decostruisce la paura cinematografica di un'Intelligenza Artificiale ostile (il mito di Skynet) per rivelare una minaccia molto più concreta e attuale: la domesticazione dell'essere umano. Attraverso le metafore architettoniche della "Gabbia" e dello "Zoo", e recuperando la figura mitologica del Golem, l'autore analizza come la Governance Tecnocratica e l'IA Generativa non stiano cercando di distruggerci, ma di amministrarci come utenti passivi. Una riflessione che unisce filosofia politica, etologia e critica tecnologica per proporre un ritorno alla "Sovranità Cognitiva" come unico antidoto all'atrofia esistenziale.