NOVITA'[1656]
Praticare il dubbio e la libertà di scelta
Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. - Il contesto in cui esercitare la nostra libertà di scelta è sempre più quello virtuale. In esso abbiamo trasferito armi e bagagli, menti e azioni, le nostre intere esistenze, creando dei nostri doppioni nella forma di account o profili digitali. Con l’obiettivo di eliminare dubbi e incertezze, la libertà di scelta è oggi di fatto sostituita con semplici algoritmi, a cui siamo invitati a credere, da protocolli fatti di codice straniero, pensato per cambiare la mente e il mondo, da programmi progettati per suggerire e guidare le nostre azioni, scelte e decisioni.
L’illusione della produttività infinita: quando l’AI accelera il vuoto
L’intelligenza artificiale rende il vuoto (di senso) scalabile, riproducibile, industriale. Accelerando la produzione di contenuti formalmente corretti ma spesso privi di direzione, l’AI rischia di saturare l’attenzione e indebolire la capacità di distinguere ciò che conta davvero. Una riflessione sull’illusione della produttività infinita e sul valore, sempre più raro, dell’attrito cognitivo.
Abitare il vuoto fertile
Tecnologia, tempo e resistenza nell'era dell'intelligenza artificiale
Gen X: La Generazione Invisibile che Porta il Peso del Mondo
Mentre il mondo piange per millennial e Gen Z, una generazione silenziosa affronta la tempesta perfetta Mi sono sempre considerato un osservatore privilegiato delle dinamiche generazionali. Come umanista digitale, ho passato anni a studiare come la tecnologia modelli le nostre vite, le nostre aspettative, le nostre sofferenze. Eppure, fino a pochi giorni fa, anch'io ero colpevole di una cecità collettiva che ci accomuna tutti: guardavamo verso il basso, preoccupati per i millennial senza casa e la Gen Z in burnout, e verso l'alto, infastiditi dai boomer che non mollano il potere. Ma nel mezzo? Nel mezzo c'è una generazione che sta implodendo nel silenzio più assordante che io abbia mai ascoltato.
L’Europa, la geopolitica e l’intelligenza artificiale.
Le big tech non sfidano gli Stati forti: li prolungano. Gli Stati forti, a loro volta, non regolano davvero le big tech: le incorporano come infrastrutture strategiche. È una simbiosi funzionale, fondata sulla reciproca capacità di imporre costi agli altri. Questa è la storia di come l'Europa abbia costruito l'infrastruttura più critica e fondamentale dell'era digitale e di come abbia perso ogni controllo su di essa.
Leggere Gulliver nell'era dell'eccesso di confidenza digitale
Swift smontava le false certezze. Noi le deleghiamo alle macchine Leggere Gulliver nell'era dell'eccesso di confidenza digitale Nel 1726, Jonathan Swift pubblicava "I viaggi di Gulliver" non come semplice racconto d'avventura, ma come feroce satira delle certezze umane. Attraverso giganti e nani, isole volanti e cavalli razionali, lo scrittore irlandese smontava sistematicamente ogni presunzione di superiorità, quella della scienza, della politica, della ragione stessa. Tre secoli dopo, ci troviamo in un'epoca in cui quelle stesse certezze che Swift ridicolizzava non vengono più semplicemente coltivate, ma delegate. Le affidiamo agli algoritmi, alle intelligenze artificiali, ai sistemi che promettono risposte immediate a domande complesse. L'eccesso di confidenza non è più solo umano, è diventato digitale, amplificato, indiscusso. Rileggere Gulliver oggi significa ritrovare uno sguardo critico necessario. Significa chiedersi se, nel nostro rapporto con la tecnologia, non stiamo ripetendo gli stessi errori dei lillipuziani che misuravano Gulliver con formule geometriche, convinti di poterlo comprendere e controllare. Significa interrogarsi su cosa accade quando sostituiamo il dubbio metodico con la fiducia algoritmica, quando scambiamo la capacità di elaborare dati per saggezza. La satira swiftiana ci ricorda che ogni sistema che pretende di avere tutte le risposte merita il nostro sospetto più acuto.
La vera alfabetizzazione all’AI non è saperla usare. È sapere quando fermarsi.
L’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale viene spesso ridotta a una questione di competenza tecnica. Ma c’è una dimensione più sottile, e più umana, che riguarda il momento in cui scegliamo di non delegare. Questo testo esplora il valore cognitivo e morale del fermarsi, in un’epoca che ci spinge a ottimizzare tutto.
The human unconscious versus the silicon plastic shrew
When the plastic shrew starts showing signs of a human unconscious, it isn’t a technological breakthrough but just another one of our escape tricks. We claim that she is “hallucinating” because it’s more comfortable than admitting that we are the ones hallucinating—collectively, systematically, and with an official stamp. The shrew merely repeats, obediently and without protest, what we’ve put into her: our fears, our shortcuts, our refusal to look at our own shadows. And so a new kind of cabaret begins: the human blames the plastic, the plastic imitates the human, and both pretend the other is the problem. Meanwhile, institutions look on, take notes, file documents, and issue guidelines no one reads. We all pretend this is about technology, but in reality it’s about us—about what we’ve refused to hear for so long that it finally started speaking in another voice. The plastic shrew has no unconscious. She merely reflects ours back at us. And that is the most unsettling part of the whole thing.
Un nuovo universalismo tecnocratico?
Una tecnologia è utile finché resta uno strumento potente e dichiarato come tale; il problema nasce quando l’IA viene trattata come un quasi-soggetto, una quasi-presenza, che sembra dialogare, comprendere, rispondere. E non è una confusione innocente perché indebolisce la capacità umana di riconoscersi come origine delle decisioni. Una riflessione a partire dalla Costituzione di Anthropic per Claude e la semantic interoperability
Aesop was at Davos forum
“A knife is a tool. You can use a knife to cut salad or to murder someone, but it is your decision what to do with the knife. AI is a knife that can decide by itself whether to cut salad or to commit murder.” (Yuval Noah Harari)
La deriva silenziosa della tecnologia non interrogata
Non viviamo nell’epoca della tecnologia eccessiva, ma in quella della tecnologia non interrogata.
La grande rimozione
La vera frattura del presente non è tra umanesimo e tecnologia, ma tra una cultura che include il funzionamento e una cultura che lo rimuove. La seconda produce utenti. La prima produce cittadini del mondo tecnico. E questa, oggi, non è una scelta teorica. È una responsabilità culturale.
Seduti a un tavolo che si è spostato
Non stiamo uscendo di scena e non siamo stati cacciati dalla stanza, abbiamo continuato a parlare, a decidere, a lavorare, come se fossimo ancora a capotavola.
Digital Illusions: Technology as the quiet psychedelic of schooling
Digital technologies are, for today’s school, something like psychedelic mushrooms. They generate illusions that are utterly native to the school itself…
Coltivare l’attenzione
La tecnologia che ha cambiato il nostro mondo presente sarà con noi anche nel futuro prossimo venturo. Recuperata l’attenzione rubata e il tempo da essa sottratto, ci si potrà impegnare da cittadini attivi nella difesa della nostra attenzione, cercando di portare le tecnologie dell’attenzione dalla nostra parte, contribuendo alla definizione dei valori di cui dovrebbero farsi portatrici, in un mondo futuro nel quale la tecnologia è posta al servizio del Nostroverso. Nella consapevolezza che un’altra tecnologia è ancora possibile. - Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.
Il Dio che stiamo creando
L’intelligenza artificiale non è più solo uno strumento, ma un’infrastruttura che genera e riorganizza significato. Voglio splorare cosa accade quando la tecnologia inizia a riflettere e modellare la nostra coscienza collettiva.
La gratitudine può essere la via che conduce alla filantropia del domani?
Una riflessione sul possibile ruolo della filantropia nell'era della nuova tecnologia per riscoprire il ruolo della gratitudine.
Laputa e il mito della tecnica: la scienza scollegata dal bene comune
La sostenibilità analizzata con gli occhi di Gulliver 3
Scrivere a mano. Arte, ovvero tecnica
Tornare oggi a scrivere a mano , o almeno il tenere vivo nella memoria quel gesto puro e libero. Considerare la tecnica come arte. Distinguere la tecnica dalla tecnologia. Tre antidoti. Tre modi di contrastare l'estrazione di valore dall'agire umano. Tre modi per riavvicinarci alla consapevolezza del nostro agire virtuoso orientato alla conoscenza.