NOVITA'[1932]
Meditate gente, Meditate! Meglio non fare gli struzzi!
In questi giorni si sta parlando molto di Peter Thiel e delle sue conferenze sull’Anticristo e l’Apovalisse tenute a Roma, non lontano dal Vaticano…
L’Intelligenza Artificiale entra a scuola
L’ingresso dell’intelligenza artificiale nella scuola sta avvenendo senza una vera riflessione pedagogica. Gli studenti la utilizzano già per studiare, scrivere e comprendere, ma questo solleva una questione più profonda: cosa accade quando sistemi generativi entrano nella fase in cui si forma il pensiero?
Il potere della tecnologia genera incertezza: suggerimenti tecno-pragmatici
𝐐𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞 è 𝐮𝐧 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐨 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨 𝟐𝟎𝟏𝟑. Vale anche oggi. Le crisi di cui parlavo si sono intricate e approfondite. Ne sono un esempio quelle delle guerre di questi tempi e quella della pandemia che ormai ci sembra lontanissima ma che è nel nostro inconscio ancora con noi. Tante crisi generatrici di tanta insicurezza, ansia, malessere e impotenza, tutte sensazioni ed emozioni con le quali siamo chiamati a confrontarci anche se in realtà pensiamo e cerchiamo di reprimere. Inutile, tornano a galla, cresce l'incertezza e a seguire la paura per il futuro nostro e delle generazioni che ci seguiranno.
Il lavoro rubato, secondo Asimov. Una profezia sul declassamento umano
Molto prima dell’IA generativa, Isaac Asimov aveva già raccontato il trauma sociale della sostituzione del lavoro umano con le macchine umanoidi. In Abissi d’acciaio i robot sostituiscono dapprima il lavoro di commessi e fattorini, ma la loro diffusione minaccia presto di soffiare il posto anche a poliziotti, impiegati, colletti sempre più bianchi. Ci sono proteste, declassamenti, folle inferocite e uomini che capiscono di poter essere rimpiazzati non solo nella forza lavoro, ma anche nel giudizio, nelle competenze, nelle funzioni mentali. Ma il bersaglio vero del romanzo non è la macchina in sé. Asimov mostra con lucidità sorprendente che una società senza protezioni trasforma ogni progresso in una minaccia, e che il vero incubo non è la macchina che lavora meglio dell’uomo, ma il sistema che rende quella superiorità una condanna per chi resta indietro.
Intelligenza, web e controllo della mente. Riflessioni dal libro di Howard Rheingold
Un testo scritto nel lontano 2013 per il mio progetto SOLOTABLET e qui riproposto per suggerire la lettura delle opere di Howard Rheingold, autore che mi ha sempre ispirato ed è stato fonte di molte suggestioni e spunti di riflessione, da me usati per la scrittura dei miei libri finalizzati a promuovere una riflessione critica sulla tecnologia.
Pratiche umaniste di resistenza
Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. Siamo tutti testimoni, nostro malgrado, di una rivoluzione tecnologica che con la pretesa di digitalizzare la vita, riducendola a semplici algoritmi, ci sta cambiando dentro, in qualche modo ibridizzando, automatizzando e robotizzando. Ha cambiato il mondo e come lo percepiamo, come pensiamo e come comunichiamo, convincendoci che tutto sia informazione.
Il tuo aspirapolvere ti sta fissando? DJI, Dennis Giese e il "piccolo" prezzo della privacy
Tecnologia, privacy, security Immaginate la scena: siete in pigiama, intenti in una coreografia decisamente discutibile davanti allo specchio. Ai vostri piedi, un robottino passa silenzioso. Se avete un modello smart di ultima generazione, quel disco rotante potrebbe avere una vita sociale online più intensa della vostra.
ABC
Quali sono infatti i valori (etici e non) di strumenti quali i social media o l’IA? Producono o promuovono valori? I modi in cui siamo inseriti in un mondo, reale o virtuale che sia, dovrebbero avere una carica morale ed etica perché sono parte integrante delle nostre risorse e dei nostri orizzonti d’azione, sia spaziali che temporali. Solo nella misura in cui il mondo sociale resta unito fino a un certo grado, possiamo esserne pienamente integrati, ma non è quello che sta succedendo, proprio perché tutto questo nasce senza una base valoriale.
IA IA OH
Vi siete mai fermati un momento a pensare chi o cosa ha portato al passaggio alle cosiddette nuove tecnologie? Vi siete mai interrogati su come dal giorno alla notte miliardi di persone le hanno abbracciate senza chiedersi per un secondo i danni che avrebbero potuto fare e che oggi vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi (penso ad esempio agli smartphones costruiti su un principio psicologico ben preciso, si veda Skinner, che, è dimostrato, crea dei danni notevoli alla mente umana)? Come è successo? Ma soprattutto: vi siete accorti di come è successo?
Chi è l'esperto di intelligenza artificiale?
Cosa bisogna sapere per essere esperti di intelligenza artificiale? Il primo istinto è rispondere per accumulo: bisogna saper usare il computer, poi i programmi di base, poi gli strumenti più avanzati, poi quelli specifici del proprio settore, e così via, salendo una scala di competenze tecniche sempre più sofisticate. È la logica del corso di aggiornamento, del tutorial, del manuale. Una logica che ha senso quando il problema è imparare uno strumento nuovo. Ma la questione non è imparare strumenti nuovi.
Costruire un nuovo umanesimo
Abbracciare un nuovo umanesimo può trasformare tutti in costruttori di utopie capaci quindi di immaginare e dare forma a nuovi mondi verso i quali dirigersi, lasciandosi indietro un tecno-mondo diventato acquario trasparente, riflettente la realtà grigia e triste che lo racconta, portatrice di solitudini e infelicità, ma soprattutto impossibilitata a soddisfare i bisogni reali delle persone che lo frequentano. Il disincanto crescente che interessa un numero crescente di persone è foriero di grandi cambiamenti, ma prima bisogna partecipare alla battaglia culturale che serve per alzare lo sguardo dagli schermi e immaginarsi territori utopici nei quali trasferirsi, non da soli ma insieme a molti altri.
Il Transumanesimo è servito
La distanza tecnica può essere breve ma la distanza filosofica è abissale. Vivremo in un mondo dove l’individuo potrebbe essere progressivamente interpretato attraverso il suo modello, non viceversa. E questo il mondo che vogliamo lasciare in eredità?
Contro la delega del pensiero: ripartire da Umberto Eco per governare l’IA
19 febbraio 2026: Dieci anni senza Umberto Eco. Oggi, più che mai, è lui a parlarci del nostro presente. ChatGPT, Gemini e gli altri LLM sono, per dirla con il Professore, le massime espressioni di “macchina pigra”. Producono sintassi, ma non semantica. Calcolano probabilità, ma non creano senso. Mentre il mondo continua ad interrogarsi su reti neurali, algoritmi, bias e (presunta) intelligenza non umana, sono tornato su alcuni lasciti di Eco strettamente collegati ad una contemporaneità sempre più AI/DATA-DRIVEN. Non ci serviva un profeta per prevedere l’IA generativa, ma forse ci serve un semiologo per sopravviverle.
Quando l’intelligenza diventa un lusso che non possiamo più permetterci
Quando scrivo che l'intelligenza sta diventando un lusso che non possiamo più permetterci, non uso una metafora ad effetto né cedo alla tentazione del titolo provocatorio fine a se stesso. Parlo di qualcosa di molto concreto, di una trasformazione silenziosa ma inesorabile che sta ridisegnando i confini di chi avrà accesso al pensiero profondo e chi invece rimarrà imprigionato nella superficie scintillante di un'esistenza cognitivamente impoverita. È una tragedia che si consuma in silenzio, senza drammi visibili, con la discrezione inquietante delle ingiustizie che nessuno vuole nominare perché nominarle significherebbe assumersi la responsabilità di cambiarle.
El imperio de lo computable [5]
Cognitivismo, funcionalismo y la psicología del código
El imperio de lo computable [4]
Si podemos describir el pensamiento como información manipulada por reglas, podremos —al menos en principio— simularlo en una máquina...
El imperio de lo computable [3]
Una vez que el mundo se concibe como información, el salto siguiente casi no necesita justificarse: si todo es información… entonces todo puede computarse.
El imperio de lo computable [2]
Lo que realmente cambió, A partir de aquí: la naturaleza aparece como sistema de variables, el cuerpo como objeto biológico, el tiempo como magnitud medible, la experiencia como ruido subjetivo.
El imperio de lo computable [1]
Hace tiempo —no en una galaxia lejana, sino en la nuestra— comenzó a extenderse una idea tan simple como devastadora
Una convergenza inattesa tra value streams e zone d'ombra
Casey LaFrance, professore di Political Science alla Western Illinois University e consulente specializzato in value delivery, ha recentemente pubblicato un saggio sui vincoli relazionali nei flussi di valore organizzativi. Il suo lavoro, parte del progetto Listening for Value, converge in modo sorprendente con la mia ricerca sull'ingiustizia epistemica nelle organizzazioni. Arriviamo da genealogie intellettuali differenti — lui da Carl Rogers, Lean thinking e Theory of Constraints; io da Miranda Fricker, Marcel Mauss e André Leroi-Gourhan — eppure osserviamo lo stesso fenomeno strutturale: il significato si degrada sistematicamente prima che l'azione cominci. La tesi centrale di LaFrance sostiene che nelle organizzazioni contemporanee il valore fallisce principalmente per un motivo specifico: prima ancora di agire, le persone hanno già frainteso cosa si deve fare e perché. Il significato collassa nel momento in cui viene comunicato, indipendentemente da competenza, impegno o sforzo successivi. I vincoli relazionali nei value streams emergono dove l'interpretazione limita il movimento del significato attraverso il sistema. Un esempio: il manager chiede "migliora il servizio clienti". Il team ICT interpreta "automatizza le risposte". Il commerciale interpreta "assumi più personale". Il controller interpreta "riduci i tempi di attesa". Tutti agiscono con competenza su interpretazioni diverse dello stesso obiettivo. Il fallimento è già inscritto nella fase di comunicazione, non nell'esecuzione. Le organizzazioni investono enormemente in sistemi per produrre informazione — report, dashboard, metriche, compliance artifacts — faticando sistematicamente a tradurre quell'informazione in comprensione condivisa.