NOVITA'[1774]
Quando l’intelligenza diventa un lusso che non possiamo più permetterci
Quando scrivo che l'intelligenza sta diventando un lusso che non possiamo più permetterci, non uso una metafora ad effetto né cedo alla tentazione del titolo provocatorio fine a se stesso. Parlo di qualcosa di molto concreto, di una trasformazione silenziosa ma inesorabile che sta ridisegnando i confini di chi avrà accesso al pensiero profondo e chi invece rimarrà imprigionato nella superficie scintillante di un'esistenza cognitivamente impoverita. È una tragedia che si consuma in silenzio, senza drammi visibili, con la discrezione inquietante delle ingiustizie che nessuno vuole nominare perché nominarle significherebbe assumersi la responsabilità di cambiarle.
El imperio de lo computable [5]
Cognitivismo, funcionalismo y la psicología del código
El imperio de lo computable [4]
Si podemos describir el pensamiento como información manipulada por reglas, podremos —al menos en principio— simularlo en una máquina...
El imperio de lo computable [3]
Una vez que el mundo se concibe como información, el salto siguiente casi no necesita justificarse: si todo es información… entonces todo puede computarse.
El imperio de lo computable [2]
Lo que realmente cambió, A partir de aquí: la naturaleza aparece como sistema de variables, el cuerpo como objeto biológico, el tiempo como magnitud medible, la experiencia como ruido subjetivo.
El imperio de lo computable [1]
Hace tiempo —no en una galaxia lejana, sino en la nuestra— comenzó a extenderse una idea tan simple como devastadora
Una convergenza inattesa tra value streams e zone d'ombra
Casey LaFrance, professore di Political Science alla Western Illinois University e consulente specializzato in value delivery, ha recentemente pubblicato un saggio sui vincoli relazionali nei flussi di valore organizzativi. Il suo lavoro, parte del progetto Listening for Value, converge in modo sorprendente con la mia ricerca sull'ingiustizia epistemica nelle organizzazioni. Arriviamo da genealogie intellettuali differenti — lui da Carl Rogers, Lean thinking e Theory of Constraints; io da Miranda Fricker, Marcel Mauss e André Leroi-Gourhan — eppure osserviamo lo stesso fenomeno strutturale: il significato si degrada sistematicamente prima che l'azione cominci. La tesi centrale di LaFrance sostiene che nelle organizzazioni contemporanee il valore fallisce principalmente per un motivo specifico: prima ancora di agire, le persone hanno già frainteso cosa si deve fare e perché. Il significato collassa nel momento in cui viene comunicato, indipendentemente da competenza, impegno o sforzo successivi. I vincoli relazionali nei value streams emergono dove l'interpretazione limita il movimento del significato attraverso il sistema. Un esempio: il manager chiede "migliora il servizio clienti". Il team ICT interpreta "automatizza le risposte". Il commerciale interpreta "assumi più personale". Il controller interpreta "riduci i tempi di attesa". Tutti agiscono con competenza su interpretazioni diverse dello stesso obiettivo. Il fallimento è già inscritto nella fase di comunicazione, non nell'esecuzione. Le organizzazioni investono enormemente in sistemi per produrre informazione — report, dashboard, metriche, compliance artifacts — faticando sistematicamente a tradurre quell'informazione in comprensione condivisa.
L’intelligenza è una relazione
Da quando i modelli generativi sono entrati nella conversazione pubblica, abbiamo iniziato a parlare di intelligenza artificiale come di un nuovo soggetto: sempre più potente, sempre più autonomo, quasi una mente. Ma cosa accade se cambiamo prospettiva? Se l’intelligenza non fosse una proprietà del singolo sistema, ma qualcosa che emerge dalle relazioni tra sistemi?
Esperti di IA? Sì. Ma non nel modo in cui pensiamo.
Parliamo spesso di “esperti di intelligenza artificiale” come se fosse una categoria compatta, definita, stabile. Ma l’AI non è un oggetto unico: è un territorio in continua espansione, fatto di ricerca, ingegneria, orchestrazione, agenti autonomi, impatti organizzativi ed etici. In questo scenario, forse la domanda non è se gli esperti esistano, ma cosa significhi davvero esserlo oggi. In un ecosistema che evolve più rapidamente dei nostri tempi di apprendimento, la competenza non è un’etichetta definitiva, ma una posizione da abitare con consapevolezza.
Yuk Hui, Post-Europa. Decolonizzare la filosofia nell’era delle macchine-IA
Una breve recensione nata come riflessione di approfondimento sul libro Post-Europa di Yuk Hui da poco terminato di leggere. Un testo interessante nel suo mettere a confronto Oriente e Occidente suggerendo il superamento dell'opposizione ideologica che li vede sempre come l'uno contro l'altro. Su tutto pesa il concetto di colonizzazione.
Verso una nuova episteme. Oltre le semplificazioni
Una conversazione con lo scienziato sociale e pensatore sistemico Piero Dominici.
Una sola scheda
Non sempre ci accorgiamo di quando il nostro modo di cercare cambia. A volte smettiamo di esplorare non per mancanza di curiosità, ma perché una risposta arriva troppo in fretta. Questo testo nasce da una sensazione condivisa: il momento in cui approfondire inizia a sembrare superfluo. E il pensiero, senza rumore, diventa più corto.
La Guardianía del Sentido
Operacionalizar la guardianía del sentido no significa convertirla en un método cerrado, sino mantenerla como una práctica criterial, situada y reflexiva que introduce preguntas ineludibles en el diseño y despliegue tecnológico. Más que añadir métricas o protocolos, desplaza la atención hacia la lectura de sentido, la cultura organizativa y el contexto, evitando que la eficiencia técnica clausure prematuramente el mundo. No ofrece recetas universales, sino un umbral de responsabilidad desde el que seguir actuando sin abdicar de lo humano.
La jaula de silicio
No hay barrotes. No hay guardias. No hay órdenes gritadas. La jaula de silicio no se impone por la fuerza, sino por la eficiencia. No restringe movimientos; los optimiza. No silencia la palabra; la vuelve innecesaria. No niega la libertad; la redefine como adaptación exitosa a un entorno ya configurado. Por eso resulta tan difícil de percibir. Funciona bien. Reduce fricciones. Elimina arbitrariedades visibles. Promete objetividad. Y mientras cumple esas promesas, algo esencial se desliza fuera de campo: el mundo común como espacio de sentido compartido. En la jaula invisible, las decisiones siguen afectando a personas, pero ya no pasan por ellas. Los derechos siguen proclamándose, pero ya no encuentran interlocutores. La democracia sigue en pie, pero como procedimiento gestionado, no como práctica vivida. Todo continúa, pero en otro plano.
KITT, iGeorge e il paradosso dell'innovazione conservatrice
di Luca Sesini e Beppe Carrella. - Oggi, mentre viviamo nell'epoca delle auto elettriche e dell'IA, il paradosso di Knight Rider ci interroga sulla sostenibilità digitale in modi inaspettati.
Praticare il dubbio e la libertà di scelta
Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨. - Il contesto in cui esercitare la nostra libertà di scelta è sempre più quello virtuale. In esso abbiamo trasferito armi e bagagli, menti e azioni, le nostre intere esistenze, creando dei nostri doppioni nella forma di account o profili digitali. Con l’obiettivo di eliminare dubbi e incertezze, la libertà di scelta è oggi di fatto sostituita con semplici algoritmi, a cui siamo invitati a credere, da protocolli fatti di codice straniero, pensato per cambiare la mente e il mondo, da programmi progettati per suggerire e guidare le nostre azioni, scelte e decisioni.
L’illusione della produttività infinita: quando l’AI accelera il vuoto
L’intelligenza artificiale rende il vuoto (di senso) scalabile, riproducibile, industriale. Accelerando la produzione di contenuti formalmente corretti ma spesso privi di direzione, l’AI rischia di saturare l’attenzione e indebolire la capacità di distinguere ciò che conta davvero. Una riflessione sull’illusione della produttività infinita e sul valore, sempre più raro, dell’attrito cognitivo.
Abitare il vuoto fertile
Tecnologia, tempo e resistenza nell'era dell'intelligenza artificiale
Gen X: La Generazione Invisibile che Porta il Peso del Mondo
Mentre il mondo piange per millennial e Gen Z, una generazione silenziosa affronta la tempesta perfetta Mi sono sempre considerato un osservatore privilegiato delle dinamiche generazionali. Come umanista digitale, ho passato anni a studiare come la tecnologia modelli le nostre vite, le nostre aspettative, le nostre sofferenze. Eppure, fino a pochi giorni fa, anch'io ero colpevole di una cecità collettiva che ci accomuna tutti: guardavamo verso il basso, preoccupati per i millennial senza casa e la Gen Z in burnout, e verso l'alto, infastiditi dai boomer che non mollano il potere. Ma nel mezzo? Nel mezzo c'è una generazione che sta implodendo nel silenzio più assordante che io abbia mai ascoltato.