Go down

Insomma credo sia necessario ritornare ad imparare una qualche forma di alfabeto. In amore infatti, ognuno crea il proprio linguaggio, sulla base dell’alfabeto che conosce. Un alfabeto che deve essere condiviso con chi si ama. Altrimenti la lingua dell’altro diventa una lingua morta.

Non esistono ricette perfette per amare. Esiste l’amore. Esiste la motivazione più potente che sgorga dalla propria imperfezione per andare a cercare un compimento. Esiste il desiderio di volere il bene della persona amata. Esiste l’idea che il bene della persona amata, contribuisce al bene della persona che ama. L’amore è osmosi continua. È necessario amare in due ed è sbagliato quando uno ama per entrambi. L’amore ha senso solo quando ci si spoglia di tutte le sovrastrutture e le corazze con cui ci si difende dalla realtà per l’ansia di non controllarla. L’amore, come la vita, accade quando si smette di stare in trincea e si affronta il campo. L’amore non è salvezza, né deve essere il riparo di debolezze personali. L’amore dovrebbe essere incognita, voluta e scelta da chi è coinvolto. Nella consapevolezza che non basta sparare alle nuvole per farle scoppiare in modo che appaia il blu del cielo. L’amore è presenza, immedesimazione, partecipazione. Ci si salva dal vivere, solo prendendo dentro di sé l’essere amato. L’amore non è mai un a priori e non è mai un’identità, ma una sovrapposizione più o meno duratura di due istanti nel tempo e nello spazio, e in quei frammenti, la vita, che di solito nel tempo normale ci risulta spezzettata, diventa unità. L’amore dovrebbe essere un biglietto di solo ritorno: quando finisce, ci si convince, sbagliando, che non si sarebbe mai dovuti partire e che era stupido prendere un biglietto di sola andata credendo che quella fosse la volta buona per una relazione definitiva con la persona destinata a noi.  E quando succede, molti non sanno ritornare, perché distrutti da un viaggio pieno di insidie che li ha portati ad una meta diversa da quella che gli era stata promessa. Bisognerebbe invece capire che è importante comprare un biglietto di solo ritorno per l’amore. Può infatti essere distruttivo amare un altro senza volere bene a se stessi, senza prendersi cura di sé e rispettarsi. Amare è sì andare verso l’altro ma per ritornare a sé in uno scambio continuo ma equilibrato. Lasciare che l’amato ci regali occhi nuovi ma senza che questo significhi perdere la vista. Può essere benefico in amore, a volte, fare più fermate piuttosto che viaggiare ad alta velocità. L’amore non è accondiscendenza ma ascendenza verso quello che completa e riempie. Il vero amore non è quello che sa finire le frasi della persona amata, dicendo esattamente quello che si aspetta di sentire, ma è quello che le inizia, le anticipa, le crea.

La virtualità e la digitalizzazione dei rapporti umani, in primis quelli cosiddetti amorosi, sono però responsabili di un nuovo analfabetismo emotivo dilagante. Da un punto di visto sociologico e analizzando la maniera in cui vengono vissuti i rapporti di coppia oggi non si può non sottolineare la liquidità dell’amore odierno come puntualmente evidenziato da Bauman:

Sembra che la conseguenza più feconda della prossimità virtuale sia la separazione tra comunicazione e relazione.
Diversamente dalla prossimità topografica vecchio stile, essa non richiede che i legami siano già stabiliti, né ha come conseguenza necessaria di stabilirli.
“Essere connessi” è meno costoso che “essere sentimentalmente impegnati”, ma anche considerevolmente meno produttivo in termini di costruzione e preservazione di legami.

La scoperta delle proprie emozioni mediata da un qualche tipo di schermo oppure, peggio, insegnata da una macchina, come fa ad educare un individuo alla propria crescita interiore e allo sviluppo di un sé che non sia autoreferenziale ma aperto al mondo e all’Altro, come un’educazione umanista invece predica? Non può. 

Questo analfabetismo tra l’altro è anche responsabile della violenza e della rabbia a cui assistiamo quotidianamente. Rabbia e violenza sono risposte istintive di chi non è educato, cioè condotto fuori. Educato ad abitare il mondo reale. Particolarmente osceno è lo sviluppo dei rapporti tra uomini e donne, con un’esasperata oggettificazione di queste ultime e della totale mancanza di rispetto nei loro confronti. Situazioni che sono alla base del fenomeno francamente intollerabile del femminicidio. Per spiegare tutto questo, si può ovviamente ricorrere a categorie precedenti, quali il patriarcato o il machismo, ma io sono dell’opinione che in verità questi eccessi siano un danno ulteriore creato dalle nuove tecnologie che stanno riducendo sempre di più l’espressività e l’intelligenza emotive ad accessori non necessari oppure a soprammobili da spolverare ogni tanto. Senza conoscenza emotiva però non esiste l’umano. Senza alterità reale ed affettiva, si scade inevitabilmente nel narcisismo o nella dittatura dell’uguale come espresso da Byung-chul Han:

Il desiderio dell’Altro lascia il posto al comfort dell’Uguale. Si ricerca ciò che è comodo e, da ultimo, la flemmatica immanenza dell’Uguale. All’amore odierno mancano ogni trascendenza e trasgressione.

Insomma credo sia necessario ritornare ad imparare una qualche forma di alfabeto. In amore infatti, ognuno crea il proprio linguaggio, sulla base dell’alfabeto che conosce. Un alfabeto che deve essere condiviso con chi si ama. Altrimenti la lingua dell’altro diventa una lingua morta.

Il mio alfabeto è questo:

Amore vero e intenso, direttamente proporzionale al tuo, perché siamo unità;

Buonsenso nel decidere insieme dove andare e quali strade prendere;

Certezza che io e te siamo profondamente legati da canapa divina;

Desiderio di te, carnale ed emotivo, di tutta la tua persona e del tuo essere, di quello che sei e di quello che non vuoi essere, pur essendolo;

Equilibrio nei momenti di onde alte e di sabbie mobili, roccia ferma su cui poggiare la tua testa che carezzerò;

Fiducia nelle tue capacità, nei tuoi occhi, nel tuo amore, nel tuo corpo, nella tua strada con me e su di me;

Gioia derivata dal guardarti sempre con intensità nuova e rinnovata, gioia delle tue mani, dei tuoi pensieri, del tuo piacere;

Happening di ogni genere e in ogni luogo per scoprire insieme il mondo e i suoi derivati;

Immaginazione come condizione di vita, come passepartout di porte chiuse, come voce della nostra fantasia, come codice segreto del nostro amore;

Libertà di essere chi sei e di manifestarlo come vuoi, consapevole che noi siamo un uragano d'amore;

Maturità di una vita costruita pezzo per pezzo, di una saggezza acquisita nel tempo, di saperti rendere familiare la felicità;

Nutrimento quotidiano di me per te, di quello che sento per te, dell'attrazione che mi trasporta inequivocabilmente a te;

Orgoglio di amarti, guardarti, sentirti, toccarti, parlarti, desiderarti;

Protezione e cura della nostra vita, di te e di chi ti appartiene, delle scelte che faremo;

Qualità come ricerca costante del nostro benessere e del nostro vivere insieme;

Romanticismo come filosofia dell'ideale, del sentimento alto, della dolcezza di te;

Serenità di poter contare su di me e di poter rifugiarti in me ad ogni istante, ninna nanna di pace;

Tempo di esserci, di aspettare, di condividere, di progettare, di trovarci;

Umorismo che sarà condimento fondamentale e naturale del nostro già spontaneo esistere;

Verità del mio amore lunghissimo per te, mai esitato, sempre cercato;

Zelo nel voler realizzare i tuoi sogni nei miei.

Pubblicato il 30 marzo 2026

Leonardo Lastilla

Leonardo Lastilla / PhD, MA Intercultural Education, Professor of Italian language and literature, Food and Culture, Wine, Travel writing, History. Certified in Teaching Italian as a foreign language. Published author of literary works.

https://leonardolastilla.wordpress.com/