In questi giorni dopo la tragedia accaduta a Crans Montana ho assistito alla reazione social dalle gente. Dai classici messaggi di cordoglio e fino qui ancora bene…poi gente che se la prendeva con i ragazzi che facevano foto durante il rogo, chi se la prendeva con i genitori, chi con il ministro Tajani che non si è incazzato abbastanza con la Svizzera, chi si lanciava in peana contro la scarsa qualità dei soccorsi, chi improvvisava lezioni sulle norme UE sulla sicurezza per cui noi siamo fortunati (non a Corinaldo però), insomma la qualunque.
E mi chiedevo, ma perché anche di fronte a una tragedia la gente non se sta zitta, non si limita come al solito a pubblicare le foto del cenone e aforismi triti e ritriti, stucchevoli lezioni di vita, e invece deve pontificare e esprimere opinioni nella maggior parte dei casi per altro risibili?
Il meccanismo è sempre lo stesso, il trigger è un fatto di attualità o qualcosa di improvvisamente hype, così da sfruttarne la scia. Prima di Sinner quanti esperti di tennis conoscevate? Quanti esperti di geopolitica sono spuntati recentemente? Arriveranno le Olimpiadi invernali, non vedo l’ora di sentire dotte opinioni su biathlon e curling, in caso di vittorie azzurre. La parola “esperto” ovviamente è del tutto svuotata di senso, individua gente che senza la conoscenza necessaria per parlare del tema in questione, spesso senza nemmeno competenze linguistiche di base, è provvista solo di enorme sicumera per esprimere la propria opinione.
Ma perché? Siano benedetti i gattini, le foto del piatto e dei tramonti, i selfie. Almeno quelli non hanno ambizioni, sono onesti riflessi del loro intento comunicativo: mostrarsi, dire “ehi, ci sono anch’io! con un vostro like esisto”.
Ma per l’anno nuovo facciamo a tutti un favore: condividiamo se abbiamo un’idea, un punto di vista e soprattutto degli argomenti, se no, via di gattini, foto in costume e aforismi da baci Perugina, usiamo questo per la nostra dose di dopamina social. E' più onesto e sano per tutti. Portiamo rispetto per il dolore degli altri, e anche per noi stessi, come diceva Wilde "meglio tacere e dare l'impressione di essere stupidi piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio". Chissà che direbbe se avesse vissuto questi tempi social.
Ricordo una lectio magistralis di Umberto Eco
«La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità» - «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».
Crans Montana e social media
Per l’anno nuovo facciamo a tutti un favore: condividiamo se abbiamo un’idea, un punto di vista e soprattutto degli argomenti, se no, via di gattini, foto in costume e aforismi da baci Perugina, usiamo questo per la nostra dose di dopamina social. E' più onesto e sano per tutti.
Pubblicato il 05 gennaio 2026