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Residui di chiacchiere da bar di un borgo dell’entroterra meridionale.


Al giorno d’oggi, i ragazzi hanno un disperato bisogno di adulti significativi, non di qualsivoglia espressione delle fragilità adulte frutto di un mondo che abbiamo creato e che non comprendiamo, e del quale oramai non ne abbiamo più il controllo (e, aggiungo, non abbiamo mai voluto averne il controllo tacciando quel progresso per fisima passeggera, per cazzate adolescenziali), e di cui ci rimane solo lo pseudo diritto di reclamare il banco, “tutto ciò che è nostro”.

Ma diritto de che?

Madre Natura non contempla nessun diritto, bensì impone doveri, quelli si, necessari per sopravvivere e riprodurci. Miliardi di anni di evoluzione maciullati in 50 anni di fisime passeggere: bene, se siamo ridotti così è proprio per questa ormai ingestibile volontà di reclamare diritti per tutto.

E i doveri?

Non pervenuti.

Ecco, Enzo, lo vedi l’elefante nella stanza?

Bisognerebbe rendersi conto del mondo che abbiamo creato negli ultimi 50 anni, e prima di tacciare per colpevoli le generazioni successive, bisognerebbe rendersi conto che questo è quello che hanno trovato al loro arrivo sulla terra, e non potevano far altro che “viverlo al meglio delle proprie possibilità”, per sopravvivere e riprodursi, appunto.

Ma andiamo per gradi.

Verso fine degli anni ‘70, eminenti personalità della scuola economica di Chicago come Milton Friedman, che con il suo premio Nobel (l’ennesimo riconoscimento posto in un ciclo ideologico dedito all’affermazione della globalizzazione, della ricchezza del singolo, e di tutta quella mitologica salvezza che l’umanità aveva bisogno per elevarsi nel mondo che nel frattempo stavamo creando) e la sua fortunata retorica sull’”unico obbligo delle aziende è quello di far ricchi gli investitori”, ha segnato l’inizio della fine del vecchio mondo: uno sdoganamento incondizionato del pensiero individuale in ogni sua forma, la realizzazione personale ad ogni costo (tutti a voler essere gli investitori ricchi, tutti a voler i diritti, la libertà, la felicità).

E che dire di Berlinguer spodestato in quegli stessi anni da personaggi come Andreotti e Craxi, quelli che davano il lavoro in cambio del voto (veramente siamo noi gli scansafatiche?).

E della guerra fredda, dell’epopea del terrore, di tutte quelle assurde crisi economiche? E di chissà quanti altri eventi critici avvenuti in questi stessi 50 anni di cui voi adulti ve ne siete allegramente fregati perchè “non è un mio problema”?

Pensiero estrattivo: avidità, egoismo, opportunismo, invidia ovunque.

Beh, mi pare evidente che la colpa non è delle generazioni successive, ma di quelle che prima di loro (sotto l’effetto di acidi psichedelici, mi vien da dire, se non cosa?!?!) hanno deciso le sorti della civiltà che stiamo abitando.

Non prendetevela con “noi” (e “noi” qui è un eufemismo): io ho 45 anni, e, a dirla tutta, sono quelli come me che appartengono alla generazione di mezzo, non “voi” boomer. Siamo noi millennials che abbiamo trovato tutto già apparecchiato (ed occupato da quelli che ancora erano lì a cercare i dinosauri sulla terra); si, siamo proprio noi che, non riuscendo più a trovare un senso al mondo che avevate creato per “noi”, abbiamo semplicemente deciso di arredarlo a modo nostro per meglio adattarci ad esso.

Voi non ne sapevate nulla di quello che stava accadendo?

Non lo so, io leggo molto di quel periodo, ritrovandomi a dover considerare profetici la stragrande maggioranza dei pensieri proposti: da Turing a Wiener, a Illich e Fromm, o anche Gaber e Villaggio, solo per citarne alcuni.

Nel frattempo però, a voi boomer adolescenti la cosa è piaciuta, e vi siete messi belli comodi sul vostro tapirulant edonistico a correre senza sapere realmente quale meta bisognava raggiungere (senza un cazzo di scopo nella vita e, no, non intendo diventare ricchi o pensare alla pensione che così poi uno si può pure riposare, e godere finalmente della felicità promessa) ed ora eccovi qui: vi siete resi conto che stavate correndo lì piantati esattamente nello stesso punto di partenza.

Una gran fatica.

E la felicità promessa?

E no, Enzo, anche questa, non pervenuta.

Beh, poi siamo arrivati noi, abbiamo studiato da soli ciò che nessuno ci ha mai saputo raccontare (se non altro perchè nessuno si è mai preso la briga di capirlo veramente lontano dai luoghi comuni: “guarda lì, un dinosauro!”), con grosse difficoltà perchè siamo stati perennemente immersi in un contesto in cui tutto questo era un semplice gioco (”si, dai, ma adesso pensa alle cose serie” - come se il gioco a quell’età sia deleterio, bah), ci siamo creati una nostra mappa del mondo, e l’abbiamo colonizzata (nulla di inedito rispetto alla storia della civiltà), ma tutto questo non per una qualche forma di egoismo innato.

Siamo stati barbari, si, certo, ma lo abbiamo fatto perchè voi eravate troppo presi dalla vostra narcisistica rincorsa individuale mentre avevamo un bisogno viscerale (biologico, evolutivo) di essere compresi, e di scaricare tutta l’energia da qualche parte: perchè sono gli adolescenti che dall’alba dei tempi cambiano il mondo, sono loro che hanno occhi diversi per vedere mondi diversi, sono loro che hanno quella forza vitale per farlo, non gli adulti.

E voi?

Dove eravate?

Che ruolo avete avuto?

Ancora ad impennare con la moto?

Ancora a pulire candele?

Ancora a cercare un posto nel mondo?

E, adesso, lo vedi l’elefante nella stanza?

Fragilità adulta, Enzo.

Io, al giorno d’oggi, a voler essere veramente responsabile con me stesso prima che con gli altri, mi preoccuperei di più per le sorti dei futuri adulti, di quelli che appunto nel 2050 avranno 50 anni, i figli di questo nuovo millennio che non c’è dubbio è inedito rispetto al passato, e come tale dovrebbe essere trattato, senza sterili folklorismi (Papa Francesco docet).

Si stava meglio prima, ma te ne sei proprio sicuro?

I ragazzi di oggi stanno meglio oggi, perchè sono attrezzati per il mondo di oggi, non per quello di ieri, e questa dovrebbe essere una certezza quasi cosmica nel pensiero degli adulti di oggi.

Anche perchè, sono proprio i ragazzi cresciuti con la mentalità di ieri che, non capendo il mondo di oggi, cadono facilmente preda di psicopatologie del tutto arbitrarie che altro non sono che una inaudita incompatibilità della mappa del mondo che porgiamo loro per il loro bene.

Ma davvero?

Enzo, lo ripeto, sono proprio le generazioni successive alla tua, quei barbari scansafatiche, che in questo momento governa il mondo (e non sto parlando di politica e partiti, altro chiodo fisso di voi boomer).

Edonismo sfegatato.

Il devo avere tutto io perchè la vita è stata cattiva con me: la vita è stata quel che è stata, e anche i giovani di oggi ne hanno una, e a quanto pare pure più crudele della nostra, se non altro perchè nessuno gliela sa spiegare come si deve, e soffrono, cazzo se soffrono: gliela si spiega al passato, e poi quando si buttano nella mischia del presente trovano qualcosa di diverso, di inaudito, unico ed inspiegabile.

Che senso ha, Enzo!?

No, non ha alcun senso, in effetti: questo modello di comportamento adulto non ha più un “senso”.

Eccoli allora i nuovi adolescenti tardivi, che fanno tutto per se, esprimendo una volontà di facciata incurante delle necessità evolutive dei propri figli: tuo figlio non vuole pulire candele della moto, tuo figlio vuole fare video su tiktok.

Che sia giusto o sbagliato, non sto qui a raccontartelo; ma tu glielo ha mai chiesto (senza giudicarlo) cosa ci trovi di interessante a fare i video su tiktok; e se anche solo ti rispondesse perchè lo fanno anche gli altri, chiediti anche tu se sei sempre stato l’unico a voler pulire candele della moto.

Come tante altre cose servirebbe scoperchiare il sempre verde vaso di Pandora per poter comprendere veramente il problema, ma ti posso garantire che chi lo ha fatto, lì dentro c’ha trovato tanta di quella sofferenza che non tutti sono in grado di comprendere e affrontare.

Eppure, sta proprio lì dentro l’elisir di nuova vita, anche per noi.

Eudaimonia: prendersi cura degli altri, stare in relazione con gli altri, essere in compagnia di un buono spirito.

Eccolo il sacrificio, eccolo l’elefante nella stanza, Enzo, lo riesci a vedere ora?

Cresciamo per imitazione: il pensiero di Berlinguer era gentile, aveva una dignità, così come era rispettoso il rapporto che c’era ai suoi tempi tra le persone.

Non era perfetto.

Anzi, lo sappiamo bene che non lo era, ma aveva un principio: l’idea che l’essere umano valesse qualcosa in quanto essere umano, non solo per ciò che produceva o per quanto consumava.

Questo è ciò che manca oggi, e manda in tilt qualsivoglia narrazione del passato: non sono i valori, quelli li abbiamo tutti sulla punta della lingua, pronti a sciorinarli nei discorsi da bar o nei post sui social: manca la testimonianza viva di quei valori.

Non basta dirsi responsabili, bisogna esserlo.

Non basta criticare i giovani, bisogna star loro accando, sentirli (veramente, non ascoltarli per rispondere), mostrare che un altro modo di vivere è possibile vivendolo davvero, ora, nel presente, non predicandolo con nostalgia.

Il problema non sono le candele della moto nè i video su tiktok: il problema è che gli adulti hanno smesso di fare gli adulti.

Non guide, non tiranni, ma punti di riferimento.

Se cresciamo per imitazione, dimmi Enzo, che cosa stiamo mostrando oggi ai giovani da farci imitare? L’ansia di correre dietro a tutto senza capire perchè? Il diritto urlato come un capriccio? La vita ridotta a una competizione da vincere a tutti i costi?

Serve un cambio di passo.

No, non per salvare “loro”, i giovani, ma per salvare noi stessi: perchè senza una generazione che si prende cura di quella successiva, il mondo diventa una catena spezzata, dove ognuno corre per conto suo e nessuno sa più da dove viene nè dove sta andando.

Altro che storia, cultura e tradizione.

L’eudaimonia non è un hashtag nè una bella parola da usare in piazza o a qualche incontro pubblico di facciata: è uno stile di vita, fatto di sacrificio e presenza, di gesti quotidiani che dicono “ci sono per te”, chiunque tu sia e senza condizioni.

Questo è l’elefante nella stanza: non i ragazzi, ma gli adulti che hanno dimenticato come si fa ad essere adulti.

E allora, prima di giudicare i giovani di oggi, guardiamoci allo specchio: che adulti siamo per loro? E che adulti vogliamo essere adesso, prima che sia davvero troppo tardi?

Pubblicato il 20 ottobre 2026

Francesco Mantello

Francesco Mantello / Trasformo complessità tecnologica in valore umano / Software Craftsman + Behavioral Designer / Spacciatore di Euristiche