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Questo articolo non vuole riprodurre la lettura del bugiardino di un medicinale; vuole, invece, rappresentare, un ragionamento sul momento attuale e sulla tecnologia presente nella nostra società utilizzando le due coordinate principali della realtà in cui viviamo: Spazio e Tempo. Purtroppo non esiste nessun bugiardino o avvertenza relativa all’attuale architettura della società collegata al fenomeno emergente dell'Intelligenza Artificiale Generale (AGI)


Vorrei tranquillizzare tutti sul titolo di questo articolo che non vuole riprodurre la lettura del bugiardino di un medicinale; vuole, invece, rappresentare, un ragionamento sul momento attuale e sulla tecnologia presente nella nostra società utilizzando le due coordinate principali della realtà in cui viviamo: Spazio e Tempo.

Sia lo Spazio che il Tempo, infatti, costituiscono le assi portanti attorno alle quali si è strutturata l’esistenza umana e si è sviluppata la storia della società; questi concetti però, hanno conosciuto trasformazioni profonde nel modo in cui sono stati percepiti, influenzati sia dalle diverse prospettive interpretative sia dai mutamenti concreti generati dall’azione umana.

Eppure, solo in tempi relativamente recenti Spazio e Tempo sono stati riconosciuti come elementi centrali nella teoria sociologica mentre, in precedenza, essi venivano concepiti prevalentemente come contesti entro cui si sviluppavano le pratiche sociali, piuttosto che come componenti attive dei processi di produzione sociale. La teoria sociologica, infatti, tendeva ad attribuire loro un carattere di neutralità rispetto alle dinamiche sociali, considerandoli come entità astratte e distanti, estranee tanto all’individuo quanto alle comunità di riferimento e non come modelli nella costruzione della società.

Spazio e Tempo si configurano dunque, contemporaneamente, come causa ed effetto della più complessa delle rappresentazioni: la storia dell’uomo, inteso come individuo, che si intreccia con quella dell’umanità nel suo costituirsi in società, in un processo storico in continua evoluzione.

Risulta evidente, essendo questo un articolo, l’impossibilità oggettiva di ripercorrere lo studio e l’analisi di questi due concetti, sia da un punto di vista sociologico che filosofico; pertanto, riporterò solo alcuni concetti utili al ragionamento degli effetti collaterali.

Già nel 1964, Marshall McLuhan, aveva individuato nell’’accelerazione, propria dell’era elettronica, una sorta di implosione improvvisa, in cui Spazio e Funzioni tendevano a fondersi fino a dissolversi reciprocamente. Questo processo si traduce nell’eliminazione progressiva di quei vincoli spazio-temporali che, fino a tempi recenti, hanno strutturato e condizionato l’esperienza quotidiana. In estrema sintesi McLuhan evidenziava che, nei fatti, l’accelerazione tecnologica (siamo nel 1964) comprimeva Spazio e Tempo fino a farli collassare in una simultaneità globale.

Nel 1972 i paleontologi Stephen Jay Gould e Niels Eldredge contribuirono, con i loro studi, a fornire delle prove sulla velocità con cui procede l'evoluzione biologica con la teoria del modello degli equilibri punteggiati in antitesi alla teoria del gradualismo. A partire da Charles Darwin, infatti, la teoria dell’evoluzione ha sollevato un problema centrale: il cambiamento non appare sempre come un processo lineare e continuo, ma spesso come disomogeneo e discontinuo. La scarsità di forme intermedie nei reperti fossili – evidenziata anche dal biologo evoluzionista Richard Dawkins – ha portato a interpretare l’evoluzione non solo come gradualismo, ma anche come alternanza tra lunghi periodi di stabilità e brevi fasi di trasformazione rapida.

Il gradualismo, scriveva il paleontologo Stephen J. Gould, ovvero l'idea che ogni cambiamento debba essere graduale, lento e costante, non è mai stato radicato nella storia ma ha rappresentato un pregiudizio culturale comune e, in parte, una risposta del liberalismo ottocentesco a un mondo in rivoluzione. Ma continua a influenzare la nostra presunta lettura oggettiva della storia della vita. La storia della vita come la interpretava Gould, è una serie di stati stabili, intervallati a brevi periodi da eventi importanti che si verificano con grande rapidità e contribuiscono a stabilire la successiva era stabile.

Domanda: questa prospettiva, traslata dalla biologica evoluzionistica, potrebbe suggerire che anche le società non evolvano in modo continuo e costante, ma attraverso fasi di relativa stabilità interrotte da momenti di crisi e riorganizzazione? I mutamenti sociali, quindi, non come un flusso costante bensì come una sequenza di equilibri instabili e discontinuità intervallati.

La teoria degli equilibri punteggiati verrà ripresa, nel 1996 dal sociologo Manuel Castells, nella sua opera più celebre, la trilogia intitolata L'età dell'informazione, introducendo due concetti sociologici importanti: lo spazio dei flussi e il tempo senza tempo su cui si fonda la sua analisi della nuova società in rete.

Vale la pena soffermarsi, seppur sinteticamente, su questi due pilastri dell’analisi di Castells:

Lo Spazio dei flussi: “…ho sostenuto che la nostra società è costruita attorno ai flussi: flussi di capitale, flussi di informazione, flussi di tecnologia, flussi di interazione organizzativa, flussi di immagini, suoni e simboli. I flussi non sono solo un elemento dell'organizzazione sociale: sono l'espressione di processi che dominano la nostra vita economica, politica e simbolica. In tal caso, il supporto materiale dei processi dominanti nelle nostre società sarà costituito dall'insieme degli elementi che sostengono tali flussi e che rendono materialmente possibile la loro articolazione simultanea nel tempo. Propongo l'idea che esista una nuova forma spaziale caratteristica delle pratiche sociali che dominano e modellano la società in rete: lo Spazio dei flussi. Lo spazio dei flussi è l'organizzazione materiale delle pratiche sociali di condivisione del tempo che funzionano attraverso i flussi. Per flussi intendo sequenze di scambio e interazione intenzionali, ripetitive e programmabili tra posizioni fisicamente disgiunte occupate da attori sociali nelle strutture economiche, politiche e simboliche della società” 

Tempo senza tempo: “Ai fini della mia esplorazione, trovo utile richiamarmi a Leibniz, per il quale il tempo è l'ordine di successione delle “cose”, cosicché senza le “cose” non esisterebbe il tempo. Le attuali conoscenze sul concetto di tempo in fisica, biologia, storia e sociologia non sembrano essere contraddette da una concettualizzazione così chiara e sintetica. Inoltre, possiamo comprendere meglio la trasformazione in atto della temporalità facendo riferimento alla nozione leibniziana di tempo. Il tempo senza tempo si verifica quando le caratteristiche della società in rete inducono una perturbazione sistemica nell'ordine sequenziale dei fenomeni. Questa perturbazione può assumere la forma della compressione dei fenomeni, mirando all'istantaneità, o introducendo una discontinuità casuale nella sequenza. L'eliminazione della sequenzialità crea un tempo indifferenziato, che equivale all'eternità”

Queste due citazioni, già di per sé, sarebbero sufficienti a ben comprendere quello che, nel 2008, Zygmunt Bauman avrebbe poi definito La vita liquida: “In tal modo, in una società che vive per il consumo, tutto si trasforma in merce, incluso l’essere umano. In definitiva, con la compressione dello spazio e del tempo da parte della tecnologia, le categorie sociali non sono più contrapposte ma, sul modello americano, potenzialmente tutte parte del processo di modernizzazione della società, ma con i distinguo mascherati da opportunità dell’appartenenza sociale e l’individualismo come obbligo universale della società”

Nello specifico dello Spazio dei flussi, Castells individua come sono organizzati il potere e la funzione nelle società in rete; questo spazio si articola in tre strati principali: l’infrastruttura tecnologica che forma la base materiale per i processi strategici della società; Nodi e Hub dove i nodi sono i luoghi in cui si concentrano funzioni strategicamente importanti, mentre gli hub fungono da scambiatori che coordinano l'interazione all'interno della rete; l'organizzazione delle élite che tende a creare stili di vita e spazi segregati e cosmopoliti in riferimento alla classe dirigente (élite tecnocratica e finanziaria); mentre i detentori del potere sono connessi globalmente, la maggior parte delle persone rimane radicata nello spazio dei luoghi (la dimensione dell'esperienza quotidiana), creando una frattura tra potere e significato.

Il Timless Time, invece subentra alla temporalità lineare e cronologica dell'era industriale; questo fenomeno, secondo Castells, si verifica quando il sistema cerca di annullare la sequenza temporale attraverso due meccanismi: il primo è l'istantaneità ovvero quando il sistema mira a comprimere i fenomeni per renderli immediati e l'esempio più chiaro è il mercato finanziario globale, dove miliardi di dollari vengono spostati in frazioni di secondo attraverso reti elettroniche; il secondo è la rottura della sequenza dove il tempo senza tempo introduce una discontinuità casuale nell'ordine dei fenomeni. Ad esempio, nel sistema dei media, il passato, il presente e il futuro vengono mescolati in un collage multimediale senza un ordine cronologico, creando un eterno presente.

Purtroppo non esiste nessun bugiardino o avvertenza relativa all’attuale architettura della società in rete (utilizzando la terminologia di Castells) collegata al fenomeno emergente dell'Intelligenza Artificiale Generale (AGI); ma la teoria sociologica di Castells può aiutarci a individuare potenziali effetti collaterali profondi, che vanno dalla disintegrazione del lavoro alla perdita di controllo umano sui sistemi globali.

Ad esempio, Castells definisce lo Spazio dei flussi come l'organizzazione materiale delle pratiche sociali che funzionano attraverso flussi di informazioni e tecnologie; abbiamo visto che lo spazio dei flussi scollega il potere (globale) dall'esperienza (locale), creando una schizofrenia strutturale tra chi abita la rete e chi è ancorato al territorio e già questo era un effetto collaterale. 

  • L'AGI rappresenta il culmine di questo processo; se già le reti digitali integravano il mondo in tempo reale, l'AGI automatizza la generazione stessa della conoscenza e il possibile effetto collaterale è la de-territorializzazione totale del pensiero: la capacità decisionale non risiede più in un luogo o in un cervello umano, ma in un flusso algoritmico ubiquo, rendendo le comunità locali ancora più impotenti di fronte a scelte prese da entità immateriali.

Nella teoria di Castells, il Timless Time, si verifica quando il sistema cerca di annullare la sequenza temporale attraverso l'istantaneità e la casualità; la perdita della linearità storica porta a un eterno presente mediatico dove il passato e il futuro si mescolano senza ordine e anche questo già era un effetto collaterale.

  • L'AGI può processare millenni di sapere umano in pochi secondi, eliminando il tempo necessario per l'apprendimento e la riflessione. L'effetto collaterale attuale è una crisi della storia e della realtà: se un'AGI può generare istantaneamente nuovi passati (deepfake storici o revisionismo sintetico), la società perde la capacità di distinguere ciò che è accaduto da ciò che è stato simulato, distruggendo la base del consenso sociale. 

Castells descrive i mercati finanziari globali come un automa globale che impone la propria logica sopra la società, persino sopra i suoi stessi creatori; le istituzioni politiche non riescono più a regolare i flussi, portando a una perdita di sovranità degli stati e anche questo era già un effetto collaterale.

  •  L'integrazione dell'AGI nei sistemi di difesa e finanza rischia di creare un automa ancora più autonomo e l’effetto collaterale è che l’umanità potrebbe trovarsi a seguire decisioni economiche o militari dettate da algoritmi che operano a velocità e complessità superiori alla comprensione umana, realizzando quella petrificazione meccanizzata, di weberiana memoria, già temuta dai classici della sociologia.

Castells distingue tra lavoro auto-programmabile (che comprende professionisti altamente istruiti che possiedono le competenze per navigare e innovare all'interno delle reti) e lavoro generico (che consiste in lavori sostituibili o automatizzabili, che vengono gradualmente declassati o esclusi se la loro funzione cessa di servire la rete) e anche questo era già un effetto collaterale.

  • Storicamente, il lavoro auto-programmabile era il cuore della società in rete. L'AGI, tuttavia, colpisce proprio questo segmento (programmatori, legali, analisti). L'effetto collaterale attuale è il rischio di una irrilevanza strutturale di massa: se anche chi sapeva riprogrammarsi viene sostituito, la distinzione di Castells crolla, lasciando una massa enorme di individui esclusi non solo dal mercato, ma dal senso stesso della funzione sociale.

In sintesi gli effetti collaterali che dovremmo scrivere sulle avvertenze dell’Intelligenza Artificiale sono la frammentazione sociale con la creazione di élite che controllano l'AGI e masse che ne subiscono passivamente l'output; la perdita di autorità della conoscenza dove se l'informazione è generata da macchine, la cultura umana perde il suo valore di mercato; la fragilità sistemica intesa come dipendenza totale da flussi tecnologici invisibili rende la società vulnerabile a errori algoritmici globali. L'AGI agisce come un catalizzatore che accelera tutti i processi di disaggregazione e astrazione descritti da Castells, rendendo la sfida tra potere algoritmico e significato umano il conflitto centrale del nostro secolo.

Chiudo con una riflessione del sociologo Domenico De Masi che ben riassume il nostro ragionamento: nella modernità avanzata, la velocità, strettamente connessa allo sviluppo tecnologico, si configura come un indicatore centrale del progresso sociale. Se per secoli, da Pericle a Napoleone Bonaparte, il rapporto tra distanza (luogo) e tempo è rimasto sostanzialmente invariato, la società postindustriale segna una rottura radicale fondata sull’accelerazione dei flussi materiali e immateriali. La circolazione simultanea di persone, merci e informazioni su scala globale produce una compressione spazio-temporale che investe ogni ambito della vita sociale e i processi di trasformazione risultano sempre più rapidi e tendono a eccedere la capacità di regolazione delle istituzioni, di assorbimento dei mercati e di elaborazione da parte degli individui. Ne deriva una condizione di sovraccarico temporale, in cui il tempo, pur formalmente ampliato è percepito come scarso e costantemente insufficiente.

In questo contesto, dunque, Spazio e Tempo si configurano come risorse rare e disegualmente distribuite, oggetto di strategie di ottimizzazione e controllo; dalle tecnologie della comunicazione ai dispositivi di pianificazione individuale, fino alle pratiche di multitasking e la società contemporanea appare così attraversata da una duplice dinamica: da un lato, l’estensione delle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica; dall’altro, l’intensificazione della pressione temporale, che trasforma la velocità da risorsa a vincolo dell’agire sociale ampliando ulteriormente la schizofrenia strutturale descritta da Castells

Pubblicato il 30 aprile 2026

Luigi Russo

Luigi Russo / Autore, Saggista - Etica dell’AI - Gruppo BNP Paribas