Dottore in Scienze Politiche presso l’Università Federico II di Napoli. Cultore della materia, per molti anni, presso la cattedra di Storia contemporanea e Storia dei partiti e movimenti politici.

Studioso di storia, sociologia e processi economici ho, poi, conseguito il Master in Scienza del Lavoro e Relazioni industriali presso la Lumsa di Roma. Nel 2025 ho conseguito il Corso di Perfezionamento in Etica, Diritto e Tecnologie del Digitale e della Intelligenza Artificiale presso l’Università di Macerata con un caso studio su Sostituzione e Complementarietà.


Il Maquillage del nostro tempo

Con il titolo Il Maquillage del nostro tempo ho provato a descrivere una configurazione specifica della contemporaneità: stiamo passando ad una forma di organizzazione sociale in cui la continuità operativa dei sistemi prevale sulla soluzione e il limite materiale non è più oggetto di confronto ma variabile da elaborare

In mezzo al guado... del tempo presente

Eravamo quattro amici al bar, che volevano cambiare il mondo, destinati a qualche cosa in più…”. In tre piccoli versi di una famosa canzone ho dichiarato lo spirito di questo articolo che, come è giusto che sia, non andrà a scomodare nessun intellettuale né dei tempi passati né del tempo presente né, tantomeno, interpretare o reinterpretare il loro pensiero anche se dei richiami saranno inevitabili.

Identità in crisi o crisi di identità?

La nostra identità, quella del mondo occidentale per intenderci, si trova oggi ad un punto di rottura(?), un bivio epocale in cui convergono contraddizioni antiche e nuove tensioni inedite; non si tratta semplicemente di crisi individuali o psicologiche, ma di processi storici, sociali e culturali stratificati, che stanno investendo la nostra soggettività, la nostra individualità e, più in generale, il nostro Io, nelle sue forme più profonde e ne stanno riconfigurando radicalmente le modalità di esistenza.

Capitalismo della Sorveglianza vs Biodiversità del Pensiero

Biodiversità del Pensiero: la difesa ad oltranza E’ la battaglia a cui siamo tutti chiamati, oggi. Il capitalismo della sorveglianza vive di previsione e standardizzazione dei comportamenti; chiaramente più i soggetti sono leggibili, tracciabili e statisticamente coerenti, più diventano economicamente valorizzabili e, in questo senso, la standardizzazione cognitiva (gusti simili, linguaggi simili, reazioni simili) non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale alla monetizzazione dei dati.

Un nuovo universalismo tecnocratico?

Una tecnologia è utile finché resta uno strumento potente e dichiarato come tale; il problema nasce quando l’IA viene trattata come un quasi-soggetto, una quasi-presenza, che sembra dialogare, comprendere, rispondere. E non è una confusione innocente perché indebolisce la capacità umana di riconoscersi come origine delle decisioni. Una riflessione a partire dalla Costituzione di Anthropic per Claude e la semantic interoperability

IA come agente linguistico ed economico

Il rischio è una società formalmente governata dagli esseri umani, ma sostanzialmente diretta da Intelligenze Artificiali, con un progressivo svuotamento della sovranità democratica e della responsabilità politica. Senza questa riflessione, l’ascesa dell’IA non sarà solo tecnologica, ma una trasformazione silenziosa delle categorie stesse con cui pensiamo l’umano.