Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [XI])

Undicesimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Il consenso non è stato abolito. È rimasto dov’era, nella forma che aveva. Proprio per questo è diventato più ambiguo. Continua a essere chiamato consenso, ma nomina ormai qualcosa che non coincide più con ciò che quella parola prometteva. Prometteva comprensione sufficiente, possibilità di rifiuto, rapporto riconoscibile tra atto e conseguenza. Oggi spesso certifica soltanto che un gesto è avvenuto: una spunta, un clic, una conferma.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Quando il campo cambia natura [X])

Decimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Quando ogni applicazione reclama il diritto di interrompere, quando ogni processo produce un alert, quando ogni relazione può presentarsi come urgenza, quando ogni piattaforma chiede di rientrare, il presente si popola di richiami concorrenti. Non viviamo più soltanto ciò che stiamo facendo. Viviamo anche ciò che potrebbe chiamarci via.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa (Quando il campo cambia natura [VII])

Settimo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Vi si parla di attenzione del fatto che l’attenzione era pienamente tua e che poi qualcuno te l’ha tolta. Dice qualcosa di meno visibile e più profondo: l’attenzione è sempre stata formata dal campo in cui vive. La scuola, la famiglia, la lingua, i ritmi del lavoro, i luoghi in cui siamo cresciuti hanno sempre educato il modo in cui guardiamo, ascoltiamo, ci concentriamo, ci distraiamo. Nessuna attenzione nasce fuori dal mondo che la forma.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Compilare per esistere [VI])

Sesto capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮, Parte I - Il campo prima dell’accelerazione. Vi si parla degli antichi bastoncini di conto del Tesoro reale del palazzo di Westminster, di incisioni e di scrittura, di segni fisici e segni grafici, di registrazioni su carta e di pagine come spazi strutturati. In una parola di tracce...e di molto altro.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (La geometria che si fa geografia [IV])

Quarto capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione Vi si parla di mappe, di geografie e latitudini, ma anche di geometria. La mappa a un certo punto ha smesso di rappresentare un territorio. Stava producendo un territorio. Ogni mappa è diventato un atto di governo travestito da inventario. L’ordine politico si era depositato nell’artefatto (cartografico). La mappa aveva già disposto il campo.

Il tempo che ci precede. Vivere in un mondo che ci anticipa - Dialogo Stultifero con Luca Lanzoni

Il tempo che ci precede. Vivere in un mondo che ci anticipa è il titolo di un libro molto filosofico di Luca Lanzoni. Propone una tesi meritevole di essere sviluppata perché viviamo in un mondo che le nostre stesse creazioni hanno già plasmato, prima ancora che ne facessimo esperienza. Con l’effetto, per dirla con Ivan Illich, che molte creazioni, oggi quelle tecnologiche, oltre una certa soglia di scala e di complessità, diventino controproducenti, rendendo difficile orientarsi nel futuro e impossibile praticare la convivialità, resa oggi impraticabile dalla predisposizione algoritmica.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Un punto di fuga per tutti [II])

Secondo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte I - Il campo prima dell’accelerazione. "Il problema non è più solo che qualcuno ci dica dove guardare. È che il campo abbia già preparato ciò che ci sembrerà naturale vedere. Crediamo di arrivare con lo sguardo. Ma la scena è già lì, predisposta prima di noi."

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Il tempo che esce dal monastero [I])

Primo capitolo del mio libro 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝗱𝗲: 𝗩𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮. Parte O - Il campo prima dell’accelerazione. Forse la libertà, nel mondo che viene, non comincerà più dalla decisione. Comincerà dalla possibilità di avere ancora tempo prima della decisione.

Il tempo che ci precede: Vivere in un mondo che ci anticipa. (Introduzione)

Condivido con i lettori della STULTIFERANAVIS il mio libro 𝑰𝒍 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒄𝒆𝒅𝒆. Crediamo di scegliere. Ma sempre più spesso entriamo in campi già predisposti: un feed che orienta l’attenzione, un profilo che decide come siamo leggibili, un punteggio che ci precede, un algoritmo che prepara le opzioni prima che la nostra intenzione prenda forma. Il tempo che ci precede racconta la storia degli artefatti che hanno organizzato la vita umana — dall’orologio dei monasteri alla prospettiva, dalla partita doppia alle mappe coloniali, dai moduli burocratici agli agenti artificiali — mostrando come ogni civiltà abbia sempre vissuto dentro tracce lasciate da altri. Ma oggi qualcosa sta cambiando: gli artefatti non si accontentano più di custodire il passato. Cominciano ad anticipare il futuro. Anticipare ha una doppia radice di senso, significa venire prima nel tempo e, insieme, prendere posizione prima che qualcuno arrivi. È più della previsione: è predisposizione. La domanda, allora, non è se le macchine penseranno al posto nostro, è se sapremo ancora progettare il campo in cui il pensiero, la scelta e la responsabilità possono nascere.

Effetti Collaterali

Questo articolo non vuole riprodurre la lettura del bugiardino di un medicinale; vuole, invece, rappresentare, un ragionamento sul momento attuale e sulla tecnologia presente nella nostra società utilizzando le due coordinate principali della realtà in cui viviamo: Spazio e Tempo. Purtroppo non esiste nessun bugiardino o avvertenza relativa all’attuale architettura della società collegata al fenomeno emergente dell'Intelligenza Artificiale Generale (AGI)

Tempi di crisi, tempi filosofici

Viviamo tempi filosofici, oltre che molto tecnologici e digitali. Filosofici lo sono perché siamo dentro una grande crisi che contiene una infinità di crisi emergenti. Forse prevedibili ma che non riusciamo più a comprendere, affrontare e superare con concetti, formule, modelli e teorie (nebbie) universali tradizionali varie.

Poesia, questa sconosciuta

Premesso che io credo che nessuna cosa sia in sé buona o cattiva ma dipende solamente dall’uso che facciamo, il motivo per cui critico non già la tecnologia ma QUESTA tecnologia è semplice: perché è anti umana, perché è responsabile di dividere e isolare gli individui, perché UMILIA le tante capacità cognitive che come esseri umani abbiamo e abbiamo costruito nei secoli (vogliamo parlare di quelle mnemoniche?), perché appiattisce ogni cosa, perché illude senza creare nulla.

Prepararsi a (morire) invecchiare

“Entrarono nella camera, si spogliarono e quel che era scritto cha sarebbe accaduto, infine accadde, e un’altra volta, e un’altra ancora. Lui si addormentò, lei no. Allora lei, la morte, si alzò, aprì la borsetta che aveva lasciato in salotto e prese la lettera coloro viola. Si guardò intorno come se stesse cercando un posto dove lasciarla […] non lo fece. Andò in cucina, accese un fiammifero, un umile fiammifero, lei che avrebbe potuto distruggere il foglio di carta con lo sguardo, ridurlo a una polvere impalpabile […] invece era il fiammifero di tutti i giorni che faceva bruciare la lettera della morte, quella lettera che solo la morte poteva distruggere. Non rimasero neanche le ceneri. La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno dopo non morì nessuno”.

Il tempo. Le parole per parlarne

Molto difficile definire in cosa consista 'il tempo'. Ma ma possiamo avvicinarci in qualche modo a intendere 'il tempo' seguendo il senso di parole che, sia pur parzialmente, tentano di descriverne alcuni aspetti, in lingue diverse.

The rise of feral states in cyber chaos

Progress toward a better future is a notion about time, but emerged from a feeling of spaciousness.  At the end of the 19th Century, European peoples confronted the end of their capacity to expand spatially into other parts of the world.  It was the end of the Age of Empires and the end of the Frontier for Americans.  Optimistic expansionism was undaunted, however, and the 20th Century opened with a new version: a future paradise based on a combination of technology with social science and political-economic nostrums.  As the Century closes, we are facing the exhaustion of that world view.  The frontier of time is closing.  The 21st.  Century is dawning on the end of the future.

Il nostro rapporto tossico con il tempo

Tendiamo a riempire le nostre case di oggetti, il nostro tempo libero di relazioni e di attività di vario tipo. Il tempo “improduttivo” ci sembra sprecato e ci è più facile ragionare in termini di spazi vuoti e spazi pieni. Eppure, quel vuoto che tanto ci spaventa è un contenitore di potenzialità inesplorate.

Il culto dell’incompetenza artificiale. Ovvero: perché paghiamo per strumenti che ci fanno lavorare di più.

A volte il pensiero critico non serve a distinguere il vero dal falso, ma il lecito dal dicibile. In certe aziende, come in certi tempi, si misura la fedeltà di un dipendente non dal lavoro che fa, ma da ciò che evita di pensare. Mi è capitato, anni fa, di firmare un contratto che vietava di scrivere articoli sull'open source. Un modo elegante per ricordarmi che la libertà di pensiero è sempre proprietaria. Da allora ho imparato a riconoscere la stessa logica ovunque: nelle piattaforme che ti chiedono di "ottimizzare il tempo", negli algoritmi che pretendono di "aiutarti a pensare". Questo saggio nasce da lì, da quella piccola amputazione volontaria, e dall'intuizione che l'intelligenza artificiale, oggi, ripropone su scala planetaria lo stesso meccanismo: ti offre libertà solo se resti dentro la sua gabbia semantica.