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Una fedele che non rispetta questi diktat è destinata ad essere “messa in disciplina”, per volere del pastore, fino a completo ravvedimento.


Una sera d’estate del 2016, mentre partecipavo ad una riunione in una chiesa evangelica poco distante da casa, la mia attenzione era stata attirata dal confronto tra una donna della congregazione e il pastore (con la “p” minuscola e nel senso di “cane da..”; ne converrete anche voi, tra qualche riga) che la guidava e che ancora oggi, purtroppo, la guida in qualità di leader spirituale. Lei era appena fuggita da casa ed era spaventatissima: il marito, in quello stesso pomeriggio, in preda ad una psicosi aveva urlato frasi deliranti e minacce veramente gravi, quasi del tutto nudo in mezzo al giardino di casa. I vicini, davanti ad un simile spettacolo, avevano subito chiamato in soccorso le forze dell’ordine e fornito riparo alla donna. L’uomo poi era stato sottoposto ad un TSO. Da anni quella donna era costretta a vivere con un marito affetto da patologia psichiatrica, paranoico e spesso aggressivo che, per l’animo fortemente provato ed ormai esausto di lei, con quel gesto inconsulto aveva passato il limite.

-“Tu sei Figlia di Dio, tu ami il nostro Signore Gesù Cristo, io lo so. La tua Fede è grande, perciò non temere e sottomettiti al Signore, perché Lui veglierà su di te. E se anche nel Suo disegno avesse previsto per te il martirio, giosci e assolvi al tuo destino. Sei donna, moglie e madre: il tuo compito è quello di restare a fianco di tuo marito, onorando il matrimonio e il nostro Dio”.

Per sommi capi, queste sono state le parole che a bassa voce, con tono paternalistico e suadente, il pastore con la “p” minuscola aveva usato per incoraggiare una donna in quel momento piangente e in preda alla paura. Quella donna era sua cognata, il marito era suo fratello e c’era un’esteriorità da proteggere davanti ai membri della chiesa. Un pastore legalista e fondamentalista non può permettersi di subire l’onta di una cognata che sceglie la strada del divorzio, fosse anche per salvarsi la pelle. E poi c’è una dottrina da difendere: quella paolina, legalista e farisaica che loro, gli evangelici fondamentalisti, spacciano per volontà di Dio.

Loro, i fondamentalisti cristiani, condannano il divorzio e l’aborto. Non chiedono apertamente alle donne delle loro congregazioni di rinunciare al lavoro, ma certamente quelle che si dedicano esclusivamente alla famiglia e al marito godono di maggior stima tra i fedeli. E in qualsiasi caso, una donna che lavora ma che non versa i propri guadagni in un conto in comune col marito, genera maldicenza e pettegolezzi nella congregazione in quanto ribelle e cattivo esempio per le altre. Non di rado, assistendo ai loro culti domenicali, è possibile vedere più di una donna con il capo coperto da un velo in ossequio NON delle parole DI CRISTO (che mai s’è pronunciato a riguardo) ma di quelle del più zelante e farisaico Paolo di Tarso che, nella Prima Lettera ai Corinzi 11,2-16, stabilisce che le donne debbano coprirsi il capo durante la preghiera o la profezia. Paolo sostiene infatti che l'uomo sia "immagine e gloria di Dio", mentre la donna è "gloria dell'uomo". Il capo coperto indica il rispetto di questo ordine gerarchico all'interno della famiglia e della comunità, in cui alle donne non è permesso di insegnare la Parola di Dio se non ai “non salvati”, di cui fanno parte anche i cristiani di altre confessioni che loro reputano indegni. Una fedele che non rispetta questi diktat è destinata ad essere “messa in disciplina” per volere del pastore, di concerto con l’assemblea degli anziani (tutti uomini, ci mancherebbe) della chiesa. In buona sostanza, per un certo periodo di tempo le verrà tolto il saluto da tutti e negate le occasioni di socializzazione dal resto dei fratelli e sorelle. Le verrà pure negato di partecipare alla Santa Cena (il corrispettivo del momento eucaristico nel culto cattolico) fino a completo ravvedimento. Sappiate ora che la ritorsione, per alcuni credenti, ha un fine rieducativo e salvifico. E per voi?

Ordine gerarchico, rigida suddivisione dei ruoli. Sottomissione sempre e comunque, e un’esteriorità da mantenere candida e immacolata. Il tutto venduto come misericordia, grazia e giustizia divine. Il tutto riproposto puntualmente la domenica da un pulpito o nelle riunioni settimanali di studio e preghiera. Conosco bene queste realtà per averle mio malgrado frequentate, nonostante io sia una cristiana evangelica progressista, assolutamente e pervicacemente ecumenica. Per questo mi guardavano con sospetto. Io, a differenza loro, non condanno gli omosessuali e mi rifiuto di definire l’omosessualità una scelta e una forma di deliberata disobbedienza verso Dio. Io, a differenza loro, provo orrore dinnanzi alle “terapie di conversione” finalizzate al recupero dell’identità e preferenza esclusivamente eterosessuale del fedele, che l'Unione Europea considera come trattamenti degradanti e nocivi e che di fronte a una massiccia petizione dei cittadini, nel corrente mese di maggio, ha raccomandato agli Stati membri di adottare leggi per vietare queste pratiche. Io, a differenza loro, sostengo che la donna abbia la totale libertà di scelta riguardo al proprio corpo. Io, a differenza loro, sono contraria all’insegnamento del creazionismo perché reputo che la Bibbia sia un testo destinato ad indicare una via di riconciliazione tra anima e coscienza, non allo studio della paleontologia o della fisica.

E sì, signori miei, questo accade anche qui: nell’Italia 3.0.

Il cristianesimo legalista e fondamentalista è presente in decine di congregazioni, soprattutto evangeliche ma anche cattoliche, su tutto il territorio italiano e continua a mietere vittime (nella quasi totalità dei casi donne, omosessuali e transgender) ogni domenica. Ma per l’opinione pubblica è un problema inesistente, un fenomeno sommerso, perché Dio non produce engagement ed è argomento noioso per una società secolarizzata o caratterizzata da una cultura cattolica che è ormai solo nominale, perché figlia di una tradizione imposta nei secoli. Trasformate Dio in una serie di appuntamenti prefissati e ineludibili e otterrete di ucciderlo nel lungo periodo, in un modo molto più efficace della crocifissione.

E così i cristiani fondamentalisti, nella maggior parte dei casi appartenenti all’universo evangelico, proseguono indisturbati nella loro (poco) santa crociata: quella di ingerire nella cosa politica, per combattere la Legge 194 ed erodere i diritti civili, per istigare all’odio di matrice xenofoba, allo scopo di modellare la democrazia fino a renderla sempre più simile ad una teocrazia. Per farlo sono disposti a sostenere attivamente esponenti politici catto-conservatori e partiti di ultra destra, meglio se adulatori di Trump e di Israele; perché per loro i martiri palestinesi sono solo apostati che devono abbandonare, anche a costo della vita, quelle terre che per diritto divino spettano al popolo prescelto, quello israelita. Posizione da loro legittimata attraverso il cherry picking biblico e le parole del profeta Daniele. Per farlo sono disposti a prendersi a braccetto con altri cristiani che loro biasimano, i cattolici, perché considerati “idolatri e non salvati” ma instancabili sostenitori di movimenti pro-vita e partiti o politici ultraconservatori e neofascisti. Tra questi sono inclusi, a titolo di esempio, personaggi come Jocopo Coghe e Toni Brandi. I rapporti tra Jacopo Coghe e Toni Brandi (vertici della Onlus Pro Vita & Famiglia e organizzatori del Congresso Mondiale delle Famiglie, a Verona nel 2019) con l'estrema destra si concretizzano in una rete di alleanze, collaborazioni e legami storici. Brandi ha dichiarato pubblicamente di avere uno "storico rapporto di amicizia" con Roberto Fiore, leader del movimento di estrema destra Forza Nuova. Inoltre, Alessandro Fiore (figlio di Roberto) ha ricoperto il ruolo di portavoce per la Onlus Pro Vita e Famiglia. A livello internazionale, attraverso il World Congress of Families e l'attività della Onlus, Coghe e Brandi hanno intessuto relazioni con figure e movimenti ultraconservatori e di estrema destra sia in Europa sia negli Stati Uniti. L'organizzazione è stata spesso descritta da osservatori internazionali e inchieste giornalistiche come un punto di incontro tra ambienti cattolici tradizionalisti, politici populisti e movimenti neofascisti. Inoltre, i movimenti guidati da Coghe e Brandi, hanno promosso alleanze con partiti della destra nazionalista e sovranista (come Fratelli d'Italia e Lega), lavorando per influenzare la politica italiana su temi etici, scuola e diritti civili.

Io, personalmente, ho conosciuto un pastore (con la “p” minuscola e indiscutibilmente nel senso di “cane da..”) che nel 2022, in piena campagna elettorale, organizzava pullman per accompagnare centinaia di fedeli alle conventions di Fratelli d’Italia, organizzate a sostegno della candidata premier Meloni. Ma da dove origina questo fervido e subdolo attivismo? Da dove trae ispirazione, se non dai movimenti cristiano-evangelici fondamentalisti e ultraconservatori statunitensi? La crociata cristiano-fondamentalista finalizzata alla creazione di un regime teocratico è nata nell’America degli anni ’50, sull’onda inarrestabile delle milioni di conversioni operate dal pastore (sempre con la “p” minuscola) e super predicatore Billy Graham, noto anche per essere stato consigliere spirituale di più di un Presidente degli Stati Uniti. A partire dal suo esempio, i cristiani fondamentalisti statunitensi, hanno gradualmente strutturato negli anni a seguire un piano il cui scopo era ed è quello di inserirsi progressivamente nelle amministrazioni federali del Paese, partendo dai livelli più bassi e mirando poi a posizioni apicali, fino ad arrivare alla Casa Bianca.

E ci sono riusciti. L'amministrazione guidata da Trump ha istituito l'Ufficio della Fede (White House Office of Faith-Based and Neighborhood Partnerships) alla Casa Bianca, con l'obiettivo di rafforzare il rapporto con le comunità religiose cristiane e difendere la “libertà di culto”. L'ufficio è guidato dalla telepredicatrice fondamentalista Paula White-Cain (quindi una donna nemica della Donna), storica consigliera spirituale del presidente. Istituito ufficialmente durante il National Prayer Breakfast e formalizzato con un ordine esecutivo, il progetto prevede diverse iniziative chiave:

  • Integrazione religiosa: potenziando il ruolo delle organizzazioni religiose e dei luoghi di culto nel fornire servizi alle comunità locali.
  • Difesa della “cristianità”: creando una specifica task force, sotto la guida del Procuratore Generale, per indagare e contrastare presunti pregiudizi anticristiani nel governo federale.
  • Tutela della “libertà di culto”: istituendo una Commissione Presidenziale dedicata a garantire le garanzie religiose fondamentali.

Per fornirvi un esempio lampante dell’ingerenza dei movimenti cristiani fondamentalisti nella politica e nella cosa pubblica, vi segnalo la storica sentenza “Roe vs Wade”, che nel 1973 stabilì che il diritto alla privacy -garantito dal Quattordicesimo Emendamento della Costituzione americana- si estende anche al diritto di una donna di scegliere se abortire o meno. Ebbene, tale sentenza che per 50 anni aveva garantito alle donne statunitensi l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza, è stata ribaltata nel 2022 dalla Corte Suprema, eliminando la tutela costituzionale e permettendo ai singoli Stati di vietare o limitare severamente l'ivg. Attraverso la sentenza “Dobbs contro Jackson Women's Health Organization” i giudici hanno stabilito che la Costituzione degli Stati Uniti non menziona né conferisce il diritto all'aborto e quindi il potere di legiferare in materia di interruzione di gravidanza è stato restituito ai singoli Stati, permettendo ad alcuni di essi di vietare quasi totalmente la pratica. Nei decenni intercorsi tra la Roe vs Wade e la Dobbs contro Jackson Women's Health Organization, più volte gruppi di fanatici fondamentalisti si sono prodotti in attentati di vario genere, alcuni con esiti drammatici, ai danni delle cliniche in cui veniva praticato l’aborto o contro il personale medico che vi operava.

Per questo, io vi dico che nella mente di una donna statunitense da quattro anni non più libera di decidere del proprio corpo senza incorrere nel rischio concreto di finire in galera, ogni singola parola contenuta nel romanzo “il Racconto dell’Ancella” di Margaret Atwood risuona come un’inquietante e reale presagio. Una profezia che negli ultimi cinque decenni ha preso lentamente corpo, fino a palesarsi in tutta la sua sfacciataggine con l’amministrazione Trump; un maschio (non un Uomo) minuscolo ma troppo potente e noto per essere tra i più nominati negli Epstein files. Un maschio noto per essere stato più volte accusato di molestie e aggressioni sessuali. Un maschio che nei suoi deliri di onnipotenza brama -nella sostanza- la creazione di Gilead, fiancheggiato dall’Ufficio della Fede, guidato dalla predicatrice fondamentalista Paula White-Cain. Una che a vederla mentre urla le sue cazzate fondamentaliste e suprematiste, mi dà seriamente da pensare che volentieri terrebbe strette milioni di June per i polsi per permettere al Comandante del suo Paese di abusarne e ingrassare così le fila del popolo di Dio con una nuova stirpe di superuomini. E a proposito di super uomini: come non citare gli influencers della manosfera? Coloro che promuovono una visione della mascolinità tradizionalista, spesso tossica e antifemminista, capitalizzando su insicurezze maschili, fitness, finanza e presunta superiorità sessuale? Andrew Tate, Myron Gaines, Sneako, Jordan Preston, tanto per farvi alcuni nomi. Noti per la loro retorica ipermascolina, sostenitori di posizioni apertamente misogine, autori di testi estremi sulla sottomissione femminile. Tutti orientati verso posizioni politiche di destra radicale e fiancheggiati dalle loro complici: le Trad-Wives, influencers promotrici della felice e docile sottomissione domestica della donna.

Ebbene, sappiate che in Italia i cristiani ultraconservatori (sia cattolici, che evangelici legalisti e fondamentalisti), sarebbero e sono ben disposti a chiudere gli occhi, a voltare la testa dall'altra parte, davanti ad un simile orrore qualora davvero si palesasse, per il solo fatto che l’idolo Trump -come loro- è contrario all’aborto, è contrario a qualsiasi fede che non sia quella cristiana, detesta lo straniero e sostiene Israele. Ricordo ai cristiani ultraconservatori e neofascisti italiani che Trump è quello che, durante un comizio affollatissimo, volle citare l’epistola de “i due Corinzi”, in qualità di incontestabile devoto ed espertissimo della Parola del Signore.

E le donne? Anche quelle italiane? Contano nulla. Anzi, la metà di niente. Si coprano il capo e tacciano nelle assemblee, perché a loro non è permesso di insegnare; poiché l’uomo è la gloria di Dio e la donna è la gloria dell’uomo. “Amen”, disse Saulo il mai veramente convertito. Colui che volle farsi servo e ambasciatore di Cristo e che con i suoi precetti farisaici, intrisi di misoginia e condanne all’amore “non conforme e intrinsecamente corrotto”, finì per oscurarne il messaggio, divenendo il massimo Dottore di ogni dottrina cristiano-liberticida sotto il cielo e di ogni terapia di conversione nota al grande pubblico dei devoti.

Loro, i cristiani italiani ultraconservatori di ogni confessione, che vanno a braccetto con i neofascisti, intasano ogni giorno le home dei social con post intrisi di razzismo e retorica pro-vita. Ora l’argomento trend topic per loro è Salim El Koudri, che con la tentata strage di Modena ha fornito l’occasione d’oro per sputare sentenze di condanna contro lo straniero invasore, lo spettro della sostituzione etnica, l’Islam oppressore della donna. Loro, che per voi creano di volta in volta il nemico distraente, ben consapevoli di essere loro stessi i primi nemici di ogni libertà, della democrazia e della donna entro i confini del Belpaese. Loro che manco sanno chi è la Atwood o cos’è Gilead ma che con la loro condotta edificano di giorno in giorno, come tante piccole api industriose, la Repubblica Teocratica Italiana 3.0.

Ci sia anche questo sulle vostre coscienze, quando vi recate alle urne o quando la domenica andando in chiesa, da un pulpito sentirete un ultrà in veste talare additare le femministe e incoraggiare le donne, tutte, a farsi ancelle “come Maria”, o come June Osborne, prendendo ad esempio Santa Maria Goretti, che tutto perdonò al suo assassino. Pure lo stupro.


Pubblicato il 31 maggio 2026

Kat Call

Kat Call / Eremita