Go down

Si rese conto che la libertà dei trasparenti era una condanna dolcissima. Poteva camminare nelle piazze, passare davanti alle guardie, persino sfiorare il viso di chi aveva amato, e nessuno avrebbe battuto ciglio. Era diventata come il vento: una forza che sposta le cose ma non possiede un corpo.


Quando uscì dal Centro di Ir-Recupero, il sensore della porta automatica non la riconobbe. Dovette scivolare fuori lesta, mentre usciva un uomo.

​I trasparenti vivevano nelle intercapedini.

​C’erano spazi, tra un edificio e l’altro, che il sistema non calcolava. Erano fessure alte e strette, dove la luce artificiale non arrivava mai del tutto e dove il tempo si accumulava come fuliggine. Lì, Petra trovò gli altri.

​Non parlavano a voce alta. Le parole, nel mondo dei trasparenti, si usavano con la stessa parsimonia con cui si usa l'acqua in un assedio.

​«Ben tornata» disse una voce che sembrava un fruscio di foglie secche. Era un uomo seduto su una cassa di metallo. Non aveva contorni definiti; la sua figura sfumava nel grigio del cemento. Petra si guardò le mani: erano come vetro appannato dal fiato. Poteva vedere le vene, ma erano fili d'argento pallido, quasi senza sangue.
​«Cosa facciamo qui?» chiese.

​«Custodiamo l'inutile», rispose l’uomo, mostrandole una collezione di sassi disposti casualmente. «Il sistema cataloga solo ciò che serve. Noi siamo l’inventario di ciò che è stato scartato».

Nel giro di qualche giorno (se il tempo vale per i trasparenti come per gli altri), Petra si adattò serenamente a quella dimensione.

Si rese conto che la libertà dei trasparenti era una condanna dolcissima. Poteva camminare nelle piazze, passare davanti alle guardie, persino sfiorare il viso di chi aveva amato, e nessuno avrebbe battuto ciglio. Era diventata come il vento: una forza che sposta le cose ma non possiede un corpo.

Oltre le mura di cinta della città-stato, il fuori non era un luogo, ma un’emorragia di luce.

​Petra si rese conto di essere attratta fortemente da quella crepa nelle mura che aveva individuato durante il suo girovagare. Era un passaggio che la tentava, quali possibilità esistevano ancora, fuori, nella luce? Fu un istinto di un attimo, decise di atttaversare. Da dentro a fuori. L'aria le entrò nelle ossa di vetro come un fischio in una bottiglia vuota. L’uomo dei sassi era rimasto un’ombra rannicchiata nel grigio, un punto fermo. «Non potrai mai più tornare», gracchiò lui, e il suono della sua voce si sgretolò forse prima di raggiungerla. Forse, semplicemente, lei decise di non ascoltare quelle parole: «Non avrai un sentiero dietro di te a indicarti la via. I trasparenti non lasciano impronte».

​Petra continuò a camminare in quel fuori. Sotto i suoi piedi, il suolo era un mosaico di macerie, sterpaglie secche, un archivio caotico di tutto ciò che era stato fragile. Si fermò davanti a un vecchio specchio abbandonato contro un muro, la superficie così rovinata da sembrare la pelle di un rettile.

​Si guardò. Non si vide, ma vide ciò che c’era dietro di lei: le nuvole che correvano veloci, il fumo delle ciminiere del Centro che si sfilacciava come lana vecchia. Lei era un buco nella trama della realtà, una finestra aperta sul niente.

​Un uccello dal petto arruffato si posò su una trave sopra la sua testa. Fece cadere una piuma che scivolò, lenta, nell’aria, descrivendo cerchi pigri, finché non atterrò sulla spalla di Petra. Incredibilmente, la piuma non cadde a terra. Rimase lì, appoggiata sul vuoto del suo corpo, come se il peso minimo di quel resto d'ala fosse l'unica cosa capace di ancorarla a quel mondo. E viceversa.
​Petra sorrise, commossa.

​Si voltò verso l'orizzonte e ricominciò a camminare, portando quella piuma come un vessillo. Se questo piccolo miracolo stava accadendo, ne potevano accadere molti altri, piccoli o grandi, forse proprio continuando a camminare. Si accorse che il miracolo che desiderava più di qualsiasi altra cosa era di non essere stata resa trasparente invano. E da quel preciso istante, ebbe la certezza profonda che avrebbe camminato ancora. E ancora.


 

Pubblicato il 18 febbraio 2026

Anna Salzano

Anna Salzano / Psicoterapeuta e Scrittrice

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