Go down

Libro da leggere e rileggere anche saltando qui e là, come suggeriva, parlando in generale, Daniel Pennac nell'elenco dei 'diritti del lettore' e che, dopo tanti anni, è ancora da tenere vicino a sé. È un regalo che Elsa Morante ha voluto farci.


Oltre ai quattro grandi romanzi ("Menzogna e sortilegio" 1948, Premio Viareggio, "L'isola di Arturo" 1957, Premio Strega, "La Storia" 1974, "Aracoeli" 1982), ai racconti di "Lo scialle andaluso" e gli altri via via pubblicati ci sono quattro opere eccezionali di Elsa Morante che andrebbero lette o rilette.

Esse sono: "Navona mia (un articolo del 1962), "Pro o contro la bomba atomica" (una conferenza del '65), "Il mondo salvato dai ragazzini" 1968,

"Il beato propagandista del Paradiso", un breve testo dedicato al Beato Angelico del 1970.

Sono testi particolari che è quasi impossibile recensire. Non a caso "Il mondo salvato dai ragazzini", sul quale scriverò questa piccola riflessione, venne pubblicato all'inizio del 1968 ed è un libro che infrange tutte le regole letterarie: mescola vertiginosamente e armoniosamente poesia, teatro, riflessioni, illuminazioni nel senso che Rimbaud dava a questa parola, rivolta contro l'orrore del mondo, marxismo non ortodosso e cristianesimo non clericale.

Forse solo Queneau e i Surrealisti avevano tentato qualcosa di vagamente simile anche se questo è un libro personalissimo di una scrittrice assai riservata invece riguardo alla sua vita privata (come sanno René de Ceccatty che le ha dedicato una bella biografia e altri saggisti). 

Molti considerano Elsa Morante la più grande scrittrice italiana del Novecento. Personalmente non amo le classiche letterarie o cinematografiche. Ognuno ha un suo unico timbro, una sensibilità, uno stile inconfondibile.

Non esiste un unico grande ma semmai vari. Per esempio, tra i Classici chi è più grande? Victor Hugo o Charles Dickens, Tolstoj o Dostoevskij, Stendhal, Goethe o il nostro Manzoni? 

Impossibile dirlo.

Certamente Elsa Morante è stata una grandissima autrice.

"Il mondo salvato dai ragazzini" già contiene nel titolo la splendida parola 'salvare' che è l'opposto di distruggere. Parola sempre attuale e oggi quanto mai attuale, parola che si può applicare a molte cose: salvare il mondo, la propria vita, gli altri, la propria anima, la memoria e via discorrendo.

Ma chi poteva allora salvare il mondo?

I ragazzini ('ragazzino' ha in romano o ha avuto fino agli anni '80 una inflessione affettuosa, materna.

Le prime poesie sono dedicate chiaramente a Bill Morrow, grande amico o amore della scrittrice, pittore americano, hippy morto forse suicida poco più che ventenne. Sono poesie di una tragica tenerezza e con fugaci ed intense immagini: il ciuffo ribelle dei capelli, la maglietta rossa, il ragazzo vulnerabile che conforta la donna più grande, umbratile, inquieta, geniale.

E il ragazzo evocato diventa il simbolo di una generazione o di una parte di essa che da Berkeley, il Greenwich Village, Londra, Parigi, Milano, Roma voleva salvare il mondo rifiutando le guerre feroci del capitalismo e le ipocrisie del conformismo ma contro cui il potere organizzò due potenti avversari: le droghe, spacciandole per libertarie, e il terrorismo. Questa sarà la risposta a quei ragazzi e ragazze che si erano svegliati troppo, a quella voglia di rinnovamento in cui studenti e operai si erano uniti.

Una generazione che non aveva più la forza morale del comunismo stoico o dell'autentico liberalismo della Resistenza ma una sete di ribellione e di libertà che si esprimeva nella sperimentazione, nell'arte, nei colori pastello delle camicie, nelle assemblee, nel personale è politico, nell'immaginazione al potere, nell'amore libero, nel ripensare ruoli codificati.

Dopo le poesie per Bill (anche se lei non lo nomina) segue "Edipo a Colono" un atto unico teatrale di forte impatto emotivo. Dopo le sue tragiche vicende Edipo viene ricoverato/imprigionato in un inquietante manicomio/ospedale dove deve confrontarsi con un medico indifferente, tre infermieri/guardiani, una suora più che preoccupante accompagnato dalla fanciulla Antigone, sua figlia quattordicenne, smarrita ed inerme.

Qui Morante inserisce alcune espressioni tipicamente romane: da quelle di Antigone che parla in un semplice dialetto alla suora infermiera che usa il lessico di una romana che vuol tirarti un brutto scherzo, enfatico e smielato che forse solo pochi romani sanno ormai cogliere (e lo scrivo da romana). In altre parti del libro, si trovano espressioni napoletane, qualche frase francese, una tedesca in un mix colto e raffinato.

Molto probabilmente il luogo (il manicomio/ospedale) è una rappresentazione del potere visibile o occulto con le sue norme indiscutibili: a nulla varrà l'amore filiale dove non c'è pietà.

Nelle poesie della parte intitolata "La smania dello scandalo" vi sono liriche drammatiche, colme di immagini, ricordi.

La morte, la perdita di una innocenza primordiale che forse potrebbe lontanamente collegarsi al "buon selvaggio" del filosofo ginevrino Jean Jacques Rousseau, i vaghi echi di una giovinezza negli anni Trenta (Elsa Morante era nata nel 1912). Sono versi poetici più complessi che sfociano nella famosa parte intitolata "La canzone degli F.P. e degli I.M.".

Qui in modo gioiosamente didattico/giullaresco Morante racchiude il nucleo del libro spiegandoci chi e che cosa si celi dietro queste sigle.

F.P. (Felici Pochi) sono quella minoranza che può essere ovunque, che ha scelto di salvare e di reagire alla bruttezza del mondo.

Ella ne cita alcuni: Mozart, Rembrandt, Giambellino, Simone Weil, Giovanna d'Arco, il filosofo Spinoza, Antonio Gramsci, Giordano Bruno, Platone e Rimbaud e ci racconta, in stato di grazia poetica, chi sono: spiriti liberi, innocenti, che il mondo non è riuscito a piegare.

Ma dall'altra parte ci sono gli I.M. (Infelici Molti), coloro che distruggono e i loro complici cioè la maggioranza dell'umanità.

Il testo in modo scorrevole ci sta dicendo qualcosa di molto importante che nessuna Intelligenza artificiale saprebbe mai creare.

Credo che questo piccolo poema inserito nella parte centrale de "Il mondo salvato dai ragazzini" valga più di molti saggi, articoli, video e influencer vari e che andrebbe letto e meditato anche, volendo, dalle cosiddette Generazione Y, Generazione Z e, tra poco, da quelli Alpha (nati dal 2013). 

Divisioni assurde e tutte basate sull'evolversi dell'informatica ma a parte ciò credo che un super Infelice Molto odierno sia Mr.Trump.

La storia in prosa del povero Simone, muratore di borgata e del figlio Rufo che portano la croce di Cristo e a cui lui rivela un segreto e poi la canzone di Rufo che scoprirà Giuda che si è impiccato ad un albero e troverà sparsi sul terreno biglietti da 10.000 Lire da arraffare proseguono l'intrecciarsi tra innocenza e brutalità, soprannaturale e incoscienza, anarchia e dittatura.

Non a caso Pasolini aveva definito il libro "un manifesto politico scritto con la grazia della favola, dell'umorismo".

Un altro innocente è il Pazzariello che, inconsapevolmente, rappresenta una "anomalia" nel regime della Grande Opera, ampio poema stampato in verticale anziché in orizzontale, accompagnato da disegni dell'autrice e battute musicali in chiave di violino.

Nel libro emerge anche una dolente umanità che tanta parte avrà nel romanzo "La Storia", ambientato durante la Seconda guerra mondiale e che è stato inserito giustamente tra i 100 libri da salvare (anche se i libri da salvare sono di più).

Libro da leggere e rileggere anche saltando qui e là, come suggeriva, parlando in generale, Daniel Pennac nell'elenco dei 'diritti del lettore' e che, dopo tanti anni, è ancora da tenere vicino a sé. È un regalo che Elsa Morante ha voluto farci.


Elsa Morante

Il mondo salvato dai ragazzini

Einaudi

Prefazione di Goffredo Fofi

Pubblicato il 19 aprile 2026

Lavinia Capogna

Lavinia Capogna / Scrittrice, poeta e regista disabile

https://laviniacapogna.blogspot.com/