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Invito al viaggio si rivela un ponte tra poesia, musica e filosofia: non descrive semplicemente un altrove, ma suggerisce che il vero viaggio è quello che conduce verso una trasformazione dello sguardo, della coscienza e della dimensione interiore.


Il “viaggio”: dal mito alla riflessione filosofica

Il viaggio è una delle immagini più potenti nella cultura umana: nei miti antichi come quello di Ulisse, nelle sacre scritture o nella filosofia, esso non indica soltanto uno spostamento geografico, ma una trasformazione interiore. Nel mito, muoversi significa incontrare il destino e confrontarsi con l’ignoto; nella filosofia, rappresenta lo slancio verso la verità, la conoscenza di sé e l’uscita dalle catene dell’abitudine e dell’illusione. Già nei presocratici il viaggio assumeva un valore simbolico: per Eraclito tutto scorre e l’uomo è chiamato ad attraversare il divenire come un fiume in continuo mutamento

Pensatori come Platone hanno espresso questa metafora nel celebre “Mito della caverna”, dove uscire dalla caverna è la via per vedere la realtà per quella che è, non solo ombre proiettate su una parete.

In età cristiana, Agostino d'Ippona interpreta l’esistenza come un pellegrinaggio dell’anima verso Dio, un ritorno alla propria interiorità più profonda.

Nella modernità, il viaggio diventa spesso inquietudine e ricerca di senso: per Søren Kierkegaard esso coincide con il cammino individuale della scelta e della fede, mentre in Friedrich Nietzsche si trasforma nell’oltrepassamento continuo di sé, nel movimento creativo di chi rifiuta ogni approdo definitivo. Più tardi, Martin Heidegger descriverà il pensare stesso come un “cammino”, un andare che non possiede la verità ma la cerca abitandone il percorso.

In senso affine, il filosofo Manlio Sgalambro – amico e collaboratore di Franco Battiato – parlava del viaggio come di un lasciarsi alle spalle i pregiudizi e i “luoghi comuni”, indispensabile per ogni riflessione autentica.

 “Invito al viaggio”: dal simbolismo di Baudelaire alla musica di Battiato

Una delle testimonianze più intense dell’idea di viaggio come esperienza interiore e poetica si trova nella poesia L’Invitation au voyage di Charles Baudelaire, pubblicata nella raccolta Les Fleurs du mal (1857). Qui, il poeta francese invita l’amata a immaginare insieme una fuga in un “paese che ti somiglia”, dove ordine, bellezza, lusso, calma e voluttà convivono in un paesaggio che è allo stesso tempo esteriore e interiore. Con una suggestiva serie di immagini sensoriali – dai mobili ornati ai fiori rari e alle profonde specchiere – Baudelaire evoca un mondo ideale in cui l’anima trova il suo linguaggio più segreto.

A più di un secolo di distanza, Franco Battiato riconduce quel viaggio poetico nel proprio universo musicale con la composizione “Invito al viaggio”, inserita nell’album Fleurs (1999). Il testo, curato da Sgalambro e messo in musica da Battiato, è una riscrittura libera della poesia di Baudelaire: non un semplice adattamento, ma una trasfigurazione in chiave moderna, contemplativa e spirituale.

La versione di Battiato mantiene l’essenza dell’invito ma la sposta: non è più rivolto a una donna specifica, bensì a un “tu” generico, un interlocutore dell’anima stessa, e il viaggio diventa simbolo di introspezione e di liberazione. Le immagini non sono più descritte con ornamenti sensoriali, ma con una luce calma e meditativa: “in quel paese che ti somiglia tanto… laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà”. La stessa voce narrante, presente nel brano, è quella di Manlio Sgalambro.

 

Un viaggio che è metafora di conoscenza

La differenza fondamentale tra la poesia e la canzone non è solo formale, ma concettuale: Baudelaire dipinge un paese ideale, un luogo sensuale e immaginario dove l’amore e l’estasi estetica coincidono, mentre Battiato e Sgalambro spogliano il paesaggio da ogni orpello, trasformandolo in un luogo dell’anima, una dimensione trascendente in cui l’incontro è con sé stessi più che con un’altra persona. Questo spostamento è significativo: il viaggio non è più fuga dal mondo, ma un ritorno al centro di sé, un cammino di scoperta e di calma interiore.

È in questo senso che il “viaggio” assume una valenza filosofica: come scriveva Marcel Proust, spesso si scoprono nuovi mondi non cercando nuove terre, ma guardando il mondo con occhi nuovi – principio che è possibile riscontrare in Battiato.

Così Invito al viaggio si rivela un ponte tra poesia, musica e filosofia: non descrive semplicemente un altrove, ma suggerisce che il vero viaggio è quello che conduce verso una trasformazione dello sguardo, della coscienza e della dimensione interiore.


 

Pubblicato il 19 febbraio 2026

Giovanni Nicotera

Giovanni Nicotera / Filosofia. Europrogettazione | Terzo Settore | Risorse Umane HR | Tecnico esperto di Marketing dei Beni Culturali