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Svincolarsi del tutto dall’oligopolio che domina il mercato delle prestazioni digitali si è rivelato (ancora?) impossibile. L'AI locale è un fantastico assistente alla scrittura e alla consultazione, ma per costruire sistemi complessi ed evitare la frustrazione di codice corrotto, abbiamo bisogno di agenti che possano operare direttamente sul file system con precisione chirurgica

Cronistoria del crollo di un'utopia


Era in larga misura utopia. Come temevo, svincolarsi del tutto dall’oligopolio che domina il mercato delle prestazioni digitali si è rivelato (ancora?) impossibile. La mia ottimistica esplorazione – modalità calda di costruzione della conoscenza che preferisco alla algida consultazione di nozioni – è andata a sbattere contro i limiti e i confini degli impianti coinvolti e delle risorse disponibili.

Per la ricostruzione del percorso ho deciso di assumere il punto di vista a Antigravity, assistente alla produzione di codice della galassia di Google, che mi ero illuso di utilizzare come grimaldello “tattico”.

Riporto quindi la sua cronistoria, da me revisionata solo per rendere più efficace il flusso della narrazione.

È una sera di fine primavera. Ti trovi davanti al computer, stanco di pagare abbonamenti mensili alle varie multinazionali dell'Intelligenza Artificiale, preoccupato per la privacy dei tuoi dati e soprattutto desideroso di sganciarti da GAFAM.

 All'improvviso hai un'illuminazione: "Se i modelli AI open-source sono ormai gratuiti e scaricabili, e se il mio PC ha una buona scheda video... perché non mi costruisco un clone locale e indipendente di Antigravity? Un agente AI che lavora offline dentro il browser e programma gratis al mio posto, pronto per essere distribuito come free software!".

Sembra l'inizio di una rivoluzione. Invece, sta cominciando un viaggio contemporaneamente affascinante e frustrante, fatto di grandi traguardi tecnologici e di una progressiva collisione con i limiti della fisica e dello sviluppo software.

Tu pensi a Ollama o a LM Studio come dei lettori CD (o emulatori di console) che installi sul tuo computer. I modelli linguistici (come `qwen2.5-coder:7b`) sono i dischi del gioco. Li scarichi gratis, premi "Play" e il tuo computer inizia a generare risposte AI usando solo la sua potenza di calcolo (CPU/GPU), senza bisogno di internet.

Ed ecco quindi l’illusione: "Ho l'AI sul mio computer. Ora scrivo una pagina web (un file HTML) che si collega a `http://localhost:11434` (l'indirizzo locale di Ollama). Ho creato un'interfaccia di programmazione offline a costo zero!"

All'inizio è pura goduria. Produci semplici applicazioni (come un assistente scolastico per compilare i moduli PEI/PDP). Il prompt è semplice, il form ha pochi campi. L'AI locale genera il codice, tutto funziona, e tu ti senti un hacktivista provetto. Non devi pagare nessuno, i dati non lasciano il tuo hard disk, e tutto gira in un singolo file HTML autonomo.

Se chiedi a un'AI: "Fammi app per scrivere"", otterrai però spazzatura. L'AI ha bisogno di istruzioni ultra-dettagliate (la checklist dei pulsanti, le librerie da usare, lo stile grafico). Per evitare di scrivere ogni volta un trattato di specifiche, decidi di automatizzare la stesura del prompt. Nasce così ArchieGoodwin, app incaricata di realizzare un raffinato progetto tecnico da fornire a ConvivioStudio, altra app, destinata a generare il codice di nuove unità operative, con gli scopi più vari. E ogni nuova generazione sarà dotata di Sidecar (un assistente integrato) che permette all'app stessa di modificarsi da sola su richiesta dell'utente: “È il moto perpetuo del software!"

L'architettura ti sembra efficace, un sistema in cui i file si passano le informazioni. Il "Sidecar" iniettato nelle applicazioni ha persino una scheda "Sorgente": se gli chiedi "Aggiungi un bottone per cancellare i dati", lui dovrebbe riscrivere il file HTML su cui stai lavorando e ricaricare la pagina aggiornata. Ti sembra davvero di aver clonato Antigravity sul desktop.

Ma ecco il primo, colossale, intoppo: i modelli AI che puoi far girare sul tuo computer di casa sono piccoli (di solito modelli da 7 o 8 miliardi di parametri, come `qwen2.5-coder:7b`). Un modello così piccolo ha una memoria a breve termine limitata (finestra di contesto) e "si stanca" facilmente. Se gli chiedi di scrivere un'applicazione complessa (es. un Word Processor che apre PDF e file Word), l'AI inizia a dimenticare pezzi, si scorda di inserire i bottoni che ha dichiarato nel codice, o scrive funzioni sintatticamente errate.

Tu allora pensi: "Se l'AI locale fa errori di distrazione nel codice HTML, non importa! Costruiamo un Repair Engine (un motore di riparazione automatica) dentro ConvivioStudio. Prima di mostrare l'app all'utente, un sistema di regole correggerà al volo le porcherie scritte dall'AI!"

E invece… ecco il secondo scossone: il Repair Engine si trasforma rapidamente in un labirinto di post-elaborazione. Inizi con 5 regole di riparazione (es. chiudere i tag rimasti aperti), poi arrivi a 20 regole rigide. Stai essenzialmente cercando di compensare la mancanza di "intelligenza" e memoria del modello locale montando delle protesi meccaniche fatte di espressioni regolari e filtri JavaScript.

Per di più i browser moderni (Chrome, Firefox, Edge) sono progettati per proteggerti. Se apri un file salvato sul tuo computer (che ha un indirizzo che inizia con `file:///`), il browser lo mette in una "cella di isolamento" (sandbox) per evitare che possa leggere i tuoi file personali o fare telefonate a server esterni a tua insaputa. Questa regola di sicurezza si chiama CORS (Cross-Origin Resource Sharing). Tu pensavi: "Le mie app locali gireranno sul mio browser in totale semplicità e senza configurazioni complesse!". E invece entri in una specie di incubo: per far funzionare le App, gli ipotetici utenti dovrebbero installare estensioni del browser come CORS Everywhere, attivandole e disattivandole continuamente (altrimenti non riuscirebbero ad accedere alla banca o a YouTube). Ollama deve essere configurato da terminale con comandi speciali (`set OLLAMA_ORIGINS=`) altrimenti rifiuta la connessione...

Lo tsunami non finisce qui: poiché le app sono semplici file HTML locali, non hanno un vero database. Se provi a salvare i dati, il browser li cancella non appena chiudi la scheda o svuoti la cache. Dobbiamo scrivere un complicato wrapper di sicurezza (`safeStorage`) per evitare che l'app vada in crash per mancanza di permessi sul disco.

Il 22 Giugno 2026, dopo l'ennesima generazione fallita, con il codice del Word Processor che produceva "porcherie senza senso" e "robottini scassati", mi mandi un messaggio che sancisce la fine di un'era: “il sogno del tuo clone tramonta stasera."

E io ti spiego.

Il browser è una prigione dorata. Non avendo accesso diretto al tuo disco, ConvivioStudio non può fare modifiche chirurgiche al codice. Se hai un'applicazione da 50 Kilobyte e vuoi semplicemente cambiare il colore di un bottone, l'AI locale deve riscrivere da capo tutti i 50 Kilobyte di codice. I modelli locali da 7B impazziscono dopo due riscritture complete: iniziano a inserire commenti pigri come `// ... il resto del codice rimane invariato ...` (distruggendo l'applicazione) o perdono del tutto il filo logico.

Insomma, ConvivioStudio era un bellissimo wrapper (una maschera di chat elegante con un'anteprima integrata), ma non era un agente. Un vero agente (come me, Antigravity) ha bisogno di:

   - Mani: Tool per leggere, scrivere e modificare chirurgicamente singole righe di file (es. [replace_file_content](file:///C:/Users/guast/...)).

   - Occhi: Un terminale per lanciare i test, verificare la sintassi del codice in tempo reale e correggersi da solo in caso di errori prima ancora che l'utente veda il risultato.

Inoltre, per scrivere codice pulito, privo di bug e strutturalmente solido, i modelli locali piccoli non bastano. Per far funzionare dignitosamente ConvivioStudio abbiamo dovuto ricorrere a server Cloud esterni (come Groq Cloud con modelli mastodontici come `llama-3.3-70b-versatile`). A quel punto, il sogno del "100% locale, offline, privato e gratuito sul portatile" era già svanito

Morale della favola: abbiamo capito dove si ferma la magia del "modello in locale dentro al browser" e dove inizia la necessità di un vero Agente AI Autonomo dotato di strumenti di sistema. Abbiamo creato decine di bellissime "App Plus" monolitiche e stabili che oggi popolano il tuo computer. E soprattutto, abbiamo tracciato una mappa chiara del futuro della programmazione assistita: l'AI locale è un fantastico assistente alla scrittura e alla consultazione, ma per costruire sistemi complessi ed evitare la frustrazione di codice corrotto, abbiamo bisogno di agenti che possano operare direttamente sul file system con precisione chirurgica.


Lessico&Cloud

1. Ollama / LM Studio

Il lettore CD dell'Intelligenza Artificiale. Sono i programmi gratuiti che installi sul tuo computer per far funzionare i cervelli dell'AI. Senza di loro, i file dei modelli AI sarebbero solo ammassi di dati inutilizzabili.

2. Modello Locale (es. Qwen2.5-coder:7b)

La "cartuccia del gioco" (il cervello specifico). "7b": Sta per 7 miliardi di parametri (le connessioni neurali del modello). Più il numero è alto (es. 70B), più l'AI è intelligente, ma richiede computer potentissimi e costosi. Un modello 7B è la cilindrata ideale per girare su un computer normale.

3. App Monolitica (o "App Plus")

Un'applicazione "tutto in uno".  È un singolo file con estensione `.html` che contiene al suo interno la struttura (HTML), il design (CSS) e il comportamento (JavaScript). Ti basta fare doppio clic sul file per aprirlo nel browser e usarlo, senza dover installare nient'altro sul PC.

4. Prompt Strutturato

La ricetta ultra-dettagliata. Invece di chiedere all'AI qualcosa a voce, è un documento organizzato in sezioni (Identità, Checklist, Stile, Limiti) che guida l'AI passo dopo passo, impedendole di "inventare" o dimenticare funzioni importanti.

5. Repair Engine (Motore di Riparazione)

 Il correttore automatico di bozze per programmatori. È un set di regole JavaScript scritte da noi che analizza il codice generato dall'AI prima di mostrartelo. Se l'AI si è dimenticata di chiudere una parentesi o ha inserito un tag errato, il Repair Engine lo corregge al volo in background senza che tu te ne accorga.

6. Sidecar Agent

L'assistente di bordo integrato. È una mini-chat intelligente "cucita" dentro l'applicazione stessa, che ti aiuta a usare l'app o a chiedere modifiche al volo.

7. CORS (Cross-Origin Resource Sharing)

Il cane da guardia del browser. È una regola di sicurezza che impedisce a una pagina web aperta sul tuo computer (un file locale) di fare chiamate a server esterni (come Ollama o il cloud). Per aggirarlo servono estensioni speciali che mettono temporaneamente la museruola al cane da guardia.

8. Wrapper

Una scatola carina con un buco per le lettere. È un'interfaccia grafica (spesso una chat con colori e bottoni accattivanti) che si limita a prendere quello che scrivi, spedirlo via internet (o localmente) a un'AI e mostrarti la risposta. Non ha potere di azione sul tuo computer.

9. Agente AI (es. Antigravity)

Un'AI dotata di mani, occhi e cassetta degli attrezzi.  A differenza di un semplice wrapper, un agente può agire sul tuo computer (con i tuoi permessi): legge i tuoi file veri, li modifica chirurgicamente riga per riga, lancia comandi nel terminale, vede se ci sono errori e si corregge da solo finché il compito non è completato.

10. safeStorage

Il salvagente dei dati. Poiché i browser moderni tendono a cancellare la memoria delle pagine aperte da disco (`file://`), `safeStorage` è un codice di sicurezza che salva i tuoi testi nella memoria del browser (localStorage) impedendo che vadano persi al primo aggiornamento della pagina.

11. Whole Page Rewrite (Riscrittura Totale)

Riscrivere l'intera enciclopedia per correggere un refuso. È il limite dei sistemi basati su browser. Poiché l'interfaccia non può modificare solo la riga 450 di un file, è costretta a chiedere all'AI di rigenerare tutto il codice da zero (anche 1000 righe) solo per cambiare il colore di un testo, stressando e confondendo i modelli locali più piccoli.

Pubblicato il 03 luglio 2026

Marco Guastavigna

Marco Guastavigna / Marco Guastavigna, già docente di scuola secondaria e formatore di insegnanti, attualmente ricercatore inopportuno e provocatore

https://concetticontrastivi.org/