Il legame. O è un ponte; o è un’ancora che ci tiene fermə sul fondo mentre vorremmo nuotare.
Cosa succede quando quel filo di Arianna, che dovrebbe rassicurarci e orientarci, inizia invece ad ostacolare il nostro cammino?
Ad esempio, che restiamo in legami stanchi, sbiaditi, e che temiamo che, tagliando quel filo, rimarremmo sospesə nel nulla. È la paura dell'abbandono che ci fa accettare le briciole, che ci convince che un legame doloroso sia comunque meglio di un'assenza.
Eppure, il legame più sano è quello che nasce dalla libertà. Ti scelgo non perché ho bisogno di te per esistere, ma perché la mia esistenza, accanto alla tua, fiorisce meglio. È il passaggio cruciale dalla dipendenza all'interdipendenza. Un legame non è un possesso. Se smetti di respirare per far respirare l'altrə, non è amore, è sacrificio. E il sacrificio, alla lunga, desertifica il cuore, in ogni tipo di relazione.
Esiste una giusta distanza nei legami, come quella tra i pianeti. Troppo vicini ci si brucia, troppo lontani ci si congela. Trovare questa misura può richiedere tempo e lavoro su di sè, può non essere sempre immediato, ma può far parte di una crescita individuale e della relazione stessa.
Proteggere i propri confini non è un atto di egoismo, ma un atto di amore verso sè e quindi anche verso l'altrə.
Spesso mi chiedono come si fa a capire se un legame ci sta consumando. La risposta non è mai in quello che l'altrə fa, ma in come ci sentiamo noi quando chiudiamo la porta e restiamo solə.
Se in un legame senti il bisogno costante di giustificarti, se senti che per essere amatə devi rimpicciolirti, se la tua gioia ti sembra invadere l'altrə e la tua tristezza appesantirlə, allora quel legame sta diventando una gabbia. Un legame sano è un terreno dove puoi stare drittə con la schiena, senza paura di urtare il soffitto.
E quando il legame si interrompe? A maggior ragione, dobbiamo imparare a non cercare più il riflesso dei nostri occhi in quelli di chi se n'è andatə. È il momento della nostalgia per ciò che poteva essere e non è stato. Ci vuole tempo per ricominciare a fidarsi, è come imparare a camminare di nuovo dopo una brutta caduta: le gambe tremano, il terreno sembra meno solido di prima, e ogni sasso sul sentiero ci appare come una minaccia. Eppure, restare a terra per paura di cadere ancora è l'unico modo sicuro per non arrivare da nessuna parte.
La fiducia non è un interruttore che si accende o si spegne; è un muscolo che si riabilita. Dopo che un legame ci ha ferito, costruiamo difese altissime. Sono muri di protezione che, se da un lato ci tengono al sicuro dal dolore, dall'altro rischiano di isolarci dalla vita.
Il segreto della fiducia ritrovata non risiede nella capacità di trovare una persona che non ci tradirà mai (le garanzie sul futuro sono solo illusioni). La vera fiducia nasce dentro di noi.
È la certezza che, anche se dovessimo essere feritə di nuovo, saremmo capaci di sopravvivere.
Ricominciare a fidarsi significa dire a se stessə: "Mi fido della mia capacità di discernimento, della mia forza nel rimettere insieme i pezzi". È scommettere sulla propria interezza, non sulla perfezione altrui.
Non serve spalancare il cuore alla prima persona che passa. Si può socchiudere la porta, far entrare un po' di luce, vedere come ci si sente. La fiducia ha bisogno di prove, di tempo, di piccoli gesti quotidiani che confermano che l'altrə è un luogo sicuro.
È un atto di coraggio immenso, quasi rivoluzionario, scegliere di restare vulnerabili in un mondo che ci vorrebbe corazzatə.
"La ferita è il punto in cui entra la luce", diceva Rumi, ma è anche il punto da cui noi possiamo tornare a guardare fuori. Non permettere alla sofferenza passata di rubarti la capacità di vedere il bene che deve ancora arrivare.
Spesso non riusciamo a fidarci perché, in fondo, non perdoniamo a noi stessə di "essere statə ingenuə" o di non aver visto i segnali. Ma non è una colpa aver amato, aver creduto, aver dato. È, anzi, un nostro valore.
Abbraccia quella parte di te che è stata ferita, dille che ha fatto bene a crederci, e che ora è pronta, con qualche cicatrice in più, ma con gli occhi più limpidi, a riprovarci.