Questo articolo nasce da una domanda che mi sono sempre posto da quando è iniziato il dibattito, ormai incessante, sull’Intelligenza Artificiale e che ho affrontato, per chi avrà la bontà di leggerlo, nel mio saggio, Il Leviatano Algoritmico. La silenziosa trasformazione del lavoro e dell’essere umano, Delos Digital, maggio 2026
La domanda è la seguente: Il ceto medio potrà sopravvivere all’automazione e all’Intelligenza Artificiale?
Articoli, post, dibattiti, seminari, convegni etc. etc. svolti all’insegna della venuta del messia e del grande avvento; neanche una parola al mondo del lavoro, agli impatti sociali ed economici che l’AI avrà su cospicue masse di popolazione, le quali non sono assolutamente preparate a tutto questo. Eppure i signori delle Big Tech parlano, dicono le cose, semplicemente non le vogliamo ascoltare:
Davos, gennaio 2026, Word Economic Forum, non quindi l’osteria di fuori porta di Casalecchio sul Reno, Larry Finch, Ceo Di Black Rock: “Dalla caduta del Muro di Berlino è stata creata più ricchezza che in qualsiasi altro periodo precedente della storia umana. Tuttavia, nelle economie avanzate, questa ricchezza si è concentrata nelle mani di una quota molto più ristretta di persone di quanto una società sana possa sostenere nel lungo periodo. Ora siamo entrati nell’era dell’intelligenza artificiale e… i primi benefici stanno già andando ai proprietari dei modelli, dei dati e delle infrastrutture. La questione aperta è cosa accadrà a tutti gli altri. Se l’IA avrà sugli impieghi impiegatizi lo stesso effetto che la globalizzazione ha avuto sui lavori manuali, dobbiamo affrontare il problema subito. Non si tratta del futuro: il futuro è già qui.”
Davos, gennaio 2026, Word economic Forum, Dario Amodei, CEO di Anthropic: “…l’IA sarà incredibilmente potente e porterà benefici enormi (cura delle malattie, comprensione dell’universo), ma comporta rischi gravi… la domanda fondamentale è come attraversare questa “adolescenza tecnologica” senza distruggerci”. Non è quindi un caso che Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic, era in Vaticano alla presentazione dell’Enciclica Magnifica Humanitas.
Non è mia intenzione ritornare sulla Enciclica perché l’intento di questo articolo è collegare le linee invisibili delle trasformazioni in atto; se, da un lato, i modelli di intelligenza artificiale stanno diventando troppo potenti per essere sviluppati esclusivamente secondo la logica della competizione economica, della velocità e del vantaggio strategico, dall’altro, cosa succederà al mondo del lavoro?
Una parziale risposta a questa domanda è stata data, sempre a Davos, al Word Economic forum: sia il CEO di Anthropic (Claude) che Demis Hassabis (Amministratore Delegato di Google DeepMind) hanno concordato che nel breve periodo l’impatto sull’occupazione sarà limitato, ma che nel medio termine l’adattamento potrebbe non reggere il ritmo dell’esponenziale e che, oltre l’economia, emergeranno domande su significato, scopo e condizione umana, che vanno oltre il lavoro. Entrambi, però, si sono guardati bene dal definire breve periodo…
Davos, gennaio 2026, Word Economic Forum, Elon Musk, afferma: “Un reddito universale elevato, erogato tramite assegni emessi dal governo federale, rappresenta il modo migliore per far fronte alla disoccupazione causata dall’intelligenza artificiale.”
Le persone citate non mi hanno mai appassionato però, allo stato attuale, sono loro a tirare le fila dell’economia e, di riflesso, della società in cui viviamo e quindi delle due l’una: quando parliamo di Intelligenza Artificiale o parliamo anche degli impatti sociali oppure decidiamo di credere che le cose succederanno agli altri perché noi facciamo parte di quella classe sociale che il sociologo Peter Drucker definisce tecno – borghesia?
Per gran parte del Novecento il ceto medio ha rappresentato molto più di una semplice categoria economica; potremmo, sinteticamente, sostenere che è stato il fondamento della stabilità sociale delle democrazie occidentali, il punto di equilibrio tra capitale e lavoro, il principale beneficiario della crescita economica e, al tempo stesso, il garante di una certa coesione collettiva.
Nel ceto medio si concentravano aspettative di mobilità sociale, sicurezza economica e riconoscimento professionale; l'insegnante, l'impiegato, così come il tecnico specializzato, il funzionario pubblico, il piccolo imprenditore, il professionista rappresentavano figure diverse accomunate dalla possibilità di costruire un'esistenza relativamente stabile attraverso il lavoro.
Quello che non si vuol vedere è che la rivoluzione digitale e l’automazione cognitiva stanno producendo una trasformazione che rischia di mettere in discussione proprio il ceto medio che ha costituito il pilastro delle società industriali avanzate: non si tratta solo di una mera questione occupazionale (questa la risolverebbe Elon Musk); la posta in gioco è molto più ampia e riguarda la struttura stessa delle nostre società, la distribuzione del potere nel Leviatano Algoritmico e la democrazia così come l’abbiamo conosciuta.
Per oltre un secolo il lavoro ha rappresentato il principale strumento di integrazione sociale, attraverso cui si creavano identità, relazioni, riconoscimenti e status; non si vuole leggere quello che, già negli anni Novanta, il sociologo tedesco Ulrich Beck definiva società del rischio, una società in cui le certezze della modernità industriale vengono progressivamente erose.
Stiamo costruendo un nuovo tipo di società a piramide: in cima si concentra una ristretta élite composta da coloro che progettano, governano e controllano le infrastrutture tecnologiche. Alla base cresce una massa di lavoratori chiamati a svolgere attività sempre più precarie, frammentate e subordinate ai processi automatizzati.
In mezzo, il ceto medio: una parte consistente di esso rischia di perdere progressivamente la propria funzione storica e una parte minore, che potremmo definire tecno – borghesia (termine coniato da Drucker per descrivere una classe emergente di individui influenti e benestanti che traggono potere e ricchezza dall'industria tecnologica e dall'innovazione) avrà una significativa influenza nella definizione delle direzioni future dell'economia e della società.
Ma la tecno – borghesia non è una classe monolitica o statica; al contrario, l'evoluzione tecnologica rapida e le dinamiche di mercato in continuo cambiamento richiedono che essa rimanga agile e adattabile e, infatti, non sarà per tutti ma solo per quelli che riusciranno a predisporsi in tempo.
Chi possiede, come le grandi Piattaforme, possiede dati, algoritmi e capacità computazionale dispone di un vantaggio competitivo enorme e accumula ricchezza a una velocità sconosciuta alle industrie tradizionali, accompagnandosi a una concentrazione senza precedenti del potere informativo.
Nasce così una nuova polarizzazione sociale e si cade nell’errore se si pensa che sia solo un problema economico perché la società che si sta delineando, oggi ancora agli albori quasi semi nascosta, impatterà anche sulla democrazia e sulle forme di governo (le idee autocratiche avanzano).
Il lavoro non è destinato a scomparire nell’immediato ma tenderà progressivamente a ridursi aumentando, contestualmente, quote crescenti della popolazione che non riuscirà ad accedere alle nuove opportunità occupazionali: non un big bang tecnologico, dunque, ma un processo di erosione dell’inclusione lavorativa e sociale e la progressiva svalutazione delle competenze.
Una società che sostituisce progressivamente il lavoro umano deve interrogarsi su come redistribuire non soltanto il reddito, ma anche il senso, la dignità e il riconoscimento che il lavoro ha storicamente garantito e il futuro del ceto medio dipenderà dalla capacità delle nostre società di affrontare questa sfida perché il suo destino coinciderà, in larga misura, con il destino della democrazia nell'era dell'intelligenza artificiale.
Infine una domanda aperta: la favola che l’Intelligenza Artificiale sostituirà solo i lavori routinari e meccanici continuerà ad essere raccontata oppure è già finita?
Luigi Russo: Il Leviatano Algoritmico. La silenziosa trasformazione del lavoro e dell’essere umano, Delos Digital, maggio 2026