Go down

L’empirismo non è in grado di spiegare questi e altri fenomeni storicamente decisivi, che declassa a fantasie, proiezioni, illusioni.
L’empirismo, quando si tratta di accedere agli strati profondi del sapere e del reale, è cieco. Ciò non significa che sia banalmente falso, ma piuttosto che si riveli storicamente come l’epistemologia della superficie. Nel confronto dialettico tra Oriente e Occidente, quest’ultimo non può sperare di occupare un posto di rilievo nella storia futura rimanendo ancorato a vecchi schemi di pensiero e interpretazione.

L’Occidente ha raggiunto una notevole maestria materiale, specie quando si tratta di turbare e distruggere gli equilibri naturali. Siamo in grado di cancellare una città con un clic. Più arduo ci risulta, invece, curare gli altri e il mondo per davvero, come affermano i bioeticisti Persson e Savulescu (Unfit for the Future, 2012).

Questo genere di dinamica, propria di una civiltà fanciulla che sperimenta sé stessa, è accompagnata da alcuni autoinganni teorici, come la longeva frattura cartesiana tra mente e materia, nonché la distinzione moderna tra qualità primarie (oggettive e misurabili) e qualità secondarie, mere proiezioni soggettive.

Variamente sostenuta da Cartesio, Locke e dalle altre star della modernità, questa teoria vede l’essere umano come un nocciolo psico-emotivo che proietta le proprie emozioni e i propri pensieri su un mondo apsichico e aemotivo. La nostra vita diventa, così, un vero e proprio errore, un autoinganno. Questa concezione riverbera, un secolo dopo, nella teoria di David Hume, secondo il quale c’è una frattura tra il piano dell’essere e quello del dovere.

Tra realtà ed etica non c’è alcun rapporto, al di là della proiezione di significati morali soggettivi su una res extensapriva di qualità morali. “Legge di Hume” antesignana delle odierne sparatorie nelle scuole americane: non c’è nulla d’immorale nello sparare ai tuoi compagni di scuola. Sono mera res extensa, parvenze di una mente che si trastulla con simulazioni di carbonio.

La morale diventa una faccenda interna, individuale, una fantasmagoria nella migliore delle ipotesi intersoggettiva: un mero gioco di proiezioni. L’ethos viene privato di sostanzialità, il mondo diventa mera materia, substrato indifferente di operazioni trasformative, gli animali non hanno anima, gli altri, forse, non esistono.

Cartesio padre del GPS e del solipsismo Hikikomori

La negazione dell’anima mundi porta da ultimo al nichilismo, di cui il panvirtualismo è l’ontologia digitale: l’ipotesi secondo cui abiteremmo una simulazione (simile a cosa?) prodotta da un demiurgo informatico. Siamo gli eredi di un materialismo dissociato che ci ha permesso di sperimentare senza limiti.

Negli ultimi secoli abbiamo scoperto molto. Molto abbiamo travisato, molto è caduto nell’oblio. Scienze applicate e industria ci hanno donato comfort che, se non indirizzati a fini superiori, sono un mero sollazzo per scimmie hi-tech.

L’Occidente sta percorrendo un crinale periglioso e affascinante: da un lato la robotizzazione di massa, dall’altro l’alba di una civiltà superiore, basata su paradigmi veri.

La riscoperta di antichi saperi

Il Novecento materialistico e consumistico ha riscoperto una verità antica: il piano materiale è una concrezione di forze invisibili. Falsa è la dichiarazione nichilista del Sarte di L’essere e il nulla (1947), secondo cui dietro i fenomeni non ci sarebbe nulla. Discipline apparentemente diverse come la meccanica quantistica e la metamedicina portano alla luce quell’ontologia fondamentale di cui andava alla ricerca lo Heidegger di Essere e tempo (1927): secondo la metamedicina, il sintomo è la manifestazione di un disagio esistenziale (“psico-emotivo” nel senso greco del terminepsyché), che si localizza in un certo organo sulla base di un articolato sistema di psicobiosignificati e corrispondenze.

La cura non consiste nella mera somministrazione di un farmaco che elimini il sintomo materiale, il fenomeno patologico (cura di superficie: la “cura” dei sintomi dello schiavo che deve tornare al più presto a produrre, come diceva Platone), bensì nell’individuazione e nella metabolizzazione delle sue cause profonde.

Secondo la meccanica quantistica, esiste una sottile connessione sistemica tra tutti gli esseri e tra alcuni in particolare, nota come entanglement o “intreccio”. Un’idea che sembra riportare alla luce l’antica teoria dell’etere: sostanza-ponte tra materia e piano astrale, psichico, connettoma universale in grado di spiegare, a livello onto-energetico, le cosiddette “coincidenze”, i casi di telepatia, le preveggenze, le intuizioni, i sogni rivelatori, le scoperte scientifiche e le invenzioni simultanee.

L’empirismo non è in grado di spiegare questi e altri fenomeni storicamente decisivi, che declassa a fantasie, proiezioni, illusioni. Le visioni di Ildegarda di Bingen sono, per la scienza mainstream, il portato teorico di attacchi epilettici. Attendiamo trepidanti il giorno in cui un neuroscienziato dichiarerà il Cantico dei cantici e la Divina commedia epifenomeni di crisi epilettiche. Lo stesso Freud, per quanto geniale, dette una torsione psicopatologica alla psicologia sulla base delle sue malattie sessuali: materialismo psicologico rotante attorno al chakra radice e alle sue patologie.

L’empirismo, quando si tratta di accedere agli strati profondi del sapere e del reale, è cieco. Ciò non significa che sia banalmente falso, ma piuttosto che si riveli storicamente come l’epistemologia della superficie. Nel confronto dialettico tra Oriente e Occidente, quest’ultimo non può sperare di occupare un posto di rilievo nella storia futura rimanendo ancorato a vecchi schemi di pensiero e interpretazione. Nel prossimo articolo approfondiremo la critica all’empirismo ed esploreremo la svolta epistemologica in atto.

Pubblicato il 09 settembre 2026

Pietro Cattana

Pietro Cattana / Filosofo