Go down

La responsabilità collettiva non nasce nelle istituzioni, ma nel modo in cui una persona incontra un'altra persona. Non può esistere un'etica dell'intelligenza artificiale se prima non esiste un'etica della relazione umana. La più importante forma di prevenzione della sofferenza umana inizia quando impariamo a vedere nell'altro una persona e non una funzione.

Che cosa accadrebbe se la più importante infrastruttura di una società non fosse tecnologica, economica o politica, ma relazionale? Attraverso il concetto dantesco di intuarsi e inmiarsi, questo articolo propone una riflessione sul rapporto tra salute mentale, educazione, responsabilità collettiva e qualità delle relazioni umane, sostenendo che il futuro delle nostre comunità dipenderà sempre più dalla capacità di riconoscere nell'altro una persona e non semplicemente una funzione, un ruolo o una statistica.


«Già non attendere’ io tua dimanda, s’io m’intuassi, come tu t’inmii»

Sono parole scritte da Dante Alighieri oltre sette secoli fa, eppure descrivono una delle più grandi urgenze del nostro tempo.

Nel Paradiso, Dante inventa due verbi che la lingua italiana non possedeva, intuarsi e inmiarsi, ossia entrare nell'altro ed essere accolti nell'altro. Non si tratta semplicemente di comprendere ciò che una persona dice, ma di cogliere ciò che vive, ciò che sente, ciò che teme.. ciò che spera. Significa andare oltre il significato letterale delle parole per incontrare l'intenzione profonda che le genera. In quelle poche righe è racchiusa una visione dell'umanità che oggi appare sorprendentemente moderna perchè viviamo in un'epoca nella quale si parla continuamente di responsabilità collettiva. La invochiamo quando affrontiamo i temi della sostenibilità ambientale, la richiamiamo nel dibattito sull'intelligenza artificiale e la consideriamo indispensabile per governare le grandi trasformazioni economiche, tecnologiche e geopolitiche. Eppure raramente ci chiediamo dove nasca realmente la responsabilità collettiva. Forse la sua origine non si trova nei trattati internazionali, nelle norme o nelle strategie industriali. Forse nasce molto prima, magari nel modo in cui una persona guarda un'altra persona, nella capacità di sospendere il giudizio per qualche istante e tentare di comprendere il punto di vista altrui o nella disponibilità ad accorgersi che dietro una risposta brusca, dietro un silenzio, dietro una fragilità o persino dietro un comportamento apparentemente ostile può esistere una sofferenza che non conosciamo. I dati sulla salute mentale stanno assumendo dimensioni che meritano attenzione e le difficoltà psicologiche non riguardano soltanto categorie fragili o marginali. Coinvolgono studenti, lavoratori, professionisti, imprenditori, operatori sanitari, insegnanti. Persino coloro che quotidianamente si occupano di aiutare gli altri manifestano livelli crescenti di stress, affaticamento emotivo e vulnerabilità. Ci siamo posti la domanda se abbia senso trovare soluzione solo dalla capacità di performare dei servizi sanitari? Oppure chiederci se esista una quota di responsabilità che appartiene a ciascuno di noi? Non si tratta di chiedere a ogni cittadino di trasformarsi in uno psicoterapeuta e neanche di immaginare una società composta soltanto da volontari, operatori umanitari o missionari della solidarietà.

Si tratta di ricordarsi, però, che ogni relazione umana produce effetti. Ne produce la conversazione con un collega, l'incontro con un cliente, il dialogo tra un operatore di call center e un utente, il rapporto tra un insegnante e un bambino. Produce effetti anche l'interazione con il panettiere sotto casa, si. Ogni volta che incontriamo una persona stiamo contribuendo, nel bene o nel male, alla qualità dell'ecosistema umano nel quale tutti viviamo. Forse abbiamo investito enormi energie nell'educazione tecnologica, nell'educazione finanziaria, nell'educazione ambientale e nell'educazione digitale. E chiediamoci, anche, se è nelle disponibilità di un educatore,  la disciplina che insegna ai bambini a stare al mondo insieme agli altri, se nei programmi scolastici ci sia lo spazio per l'insegnamento all'ascolto. Chiediamoci quale spazio educativo sia dedicato alla comprensione dell'alterità e quale insegnamento prepari un giovane a riconoscere la fragilità senza deriderla, la diversità senza temerla o  la sofferenza senza ignorarla. Forse questa dovrebbe essere la prima delle competenze e non perché le altre siano meno importanti, ma perché tutte le altre si appoggiano su questa. Non può esistere un'etica dell'intelligenza artificiale se non esiste un'etica della relazione umana, non può esistere una sostenibilità autentica se non esiste una sostenibilità dei rapporti tra le persone e non può esistere responsabilità sociale se viene meno la responsabilità reciproca. Le grandi transizioni che stiamo attraversando modificheranno inevitabilmente molti dei valori, delle abitudini e degli schemi sociali che abbiamo conosciuto, alcuni muteranno profondamente, altri verranno sostituiti. Esiste tuttavia il principio della convivenza umana che richiede rispetto, che merita di essere preservato. Richiede educazione e volontà di riconoscere nell'altro una persona e non una funzione, un ostacolo o una statistica. Forse il significato più attuale dell'intuarsi e dell'inmiarsi danteschi consiste proprio nel ricordarci che la forza di una società non dipende soltanto dalla qualità delle sue infrastrutture, delle sue tecnologie o delle sue istituzioni ma dalla capacità delle persone di sostenersi reciprocamente. Perché una comunità nella quale ci si sente compresi, genera fiducia, produce cooperazione e costruisce futuro. Forse non riusciremo mai a entrare davvero nella mente degli altri come immaginava Dante, ma possiamo provare ogni giorno a compiere un piccolo passo nella loro direzione. Se lo facessimo più spesso, probabilmente vedremmo meno solitudine, meno aggressività, meno indifferenza e forse qualche sorriso in più.

Che, in tempi complessi come i nostri, rappresenta già una forma concreta di bene comune.


Pubblicato il 05 giugno 2026

Valeria Lazzaroli

Valeria Lazzaroli / Risk Manager | Financial Engineer | Neuropsychologist | Sociologist | Lead Auditor ISO IEC 42001:2023 | Chief AI Officer | President & Policy Director FONDAZIONE ENIA Ente Nazionale per l’Intelligenza Artificiale