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Il vero nodo, allora, non è se l’IA sia neutra in teoria, ma chi decide come viene progettata, implementata e governata. Perché è in quelle decisioni — spesso invisibili — che si gioca il futuro della nostra autonomia, della coesione sociale e della dignità umana.


Nella fase di profonda transizione sociale e tecnologica che stiamo attraversando, emerge una domanda cruciale: come possiamo continuare a riconoscere la dignità, la centralità e l’autonomia del lavoro umano, se il valore delle persone viene sempre più tradotto in dati, metriche e profili da ottimizzare?

Il rischio non è solo economico, ma culturale, politico e sociale: un mondo progressivamente adattato a premiare pochi, coloro che controllano infrastrutture informative e capacità di calcolo, mentre la maggioranza vede restringersi gli spazi di autonomia, protezione e partecipazione.

Da qui nasce una questione etica fondamentale: la tecnologia — e l’intelligenza artificiale in particolare — è davvero neutrale?

Lo è, forse, solo in astratto. Non lo è mai nelle sue condizioni di utilizzo, nelle sue architetture, né nei contesti sociali in cui opera.

Ogni tecnologia, una volta introdotta, non resta un semplice strumento: modifica l’ambiente in cui agisce, apre possibilità nuove e rende praticabile ciò che prima non era nemmeno immaginabile. In questo senso, la tecnologia non si limita a cambiare ciò che facciamo, ma influenza ciò che desideriamo, ciò che consideriamo normale, ciò che riteniamo possibile.

L’intelligenza artificiale, quindi, non si limita a supportare decisioni: contribuisce a ridefinire criteri di valore, forme di riconoscimento, relazioni di potere. Agisce sul nostro modo di percepire il mondo, di immaginare il futuro, di relazionarci agli altri e a noi stessi.

Per questo l’IA non può essere considerata solo come un insieme di strumenti tecnici, ma come una forza strutturante, capace di rimodellare identità individuali e collettive. Ed è qui che la neutralità si spezza: ogni possibilità tecnologica implica una scelta, e ogni scelta produce conseguenze etiche, sociali e politiche.

Il vero nodo, allora, non è se l’IA sia neutra in teoria, ma chi decide come viene progettata, implementata e governata. Perché è in quelle decisioni — spesso invisibili — che si gioca il futuro della nostra autonomia, della coesione sociale e della dignità umana.


Pubblicato il 08 gennaio 2026

Luigi Russo

Luigi Russo / Autore, Saggista - Etica dell’AI - Gruppo BNP Paribas