Primo. Le ideologie
Partiamo da Abramo. Non è possibile determinare con precisione quando sia vissuto, né attestarne con sicurezza la storicità. La cronologia interna alla Bibbia colloca Abramo verso il 2000 a.C.. La redazione del testo biblico che parla di lui pare essere opera di un redattore sacerdotale, ai tempi dell'esilio babilonese (tra il VII e il VI secolo a.C.). Su di lui si scrive quindi molti secoli più tardi della sua scomparsa raccogliendo tradizioni orali sempre molto imprecise. La Bibbia sostiene che fu scelto da Dio come capo di un popolo che aveva stretto un patto con l’Onnipotente.
La realtà va sicuramente rovesciata. Dio, per sua natura, non si interessa di un solo uomo e nemmeno di un solo popolo. Alla sua epoca la Terra era già abitata da milioni di persone, migliaia di popoli. Tutti i continenti erano già stati raggiunti dai nostri antenati. Non sappiamo nemmeno quanti possibili altri popoli esistessero e ci siano tutt’ora nell’immenso Universo ricco di miliardi di stelle e pianeti. Poteva Dio sceglierne uno solo fra i tanti? Per quale motivo la divinità avrebbe privilegiato un solo popolo? E si tratta veramente di Abramo che sostiene di esser stato chiamato da Dio o l’affermazione è frutto di rielaborazioni degli estensori della Bibbia? È lui che si fece scudo di Dio per convincere il proprio popolo all'emigrazione verso nuove Terre, la Terra Promessa, oppure la storia è stata ricostruita per ragioni legate a conflitti interni agli ebrei del 600 a.C.?
Il nomadismo era tipico di ogni popolo di pastori. Già precedentemente al racconto biblico sicuramente i capi famiglia di Ur, ora Iraq, allevatori di pecore, capre e cammelli, si spostavano periodicamente o stagionalmente in una vasta area per trovare l'erba per i propri animali. Il desiderio di una terra dove stabilirsi è sempre stato insito nella mentalità dei popoli che vivevano di pastorizia. Anche i nostri pastori che facevano la transumanza sia invernale, sia estiva, anelavano a una terra nella quale stabilirsi permanentemente. Il desiderio di Abramo venne attribuito a Dio offerente la terra promessa al popolo eletto. La Terra promessa si chiama Canaan e sta tra il sud dell'attuale Turchia e il deserto del Negev, nel sud di Israele.
Abramo seguì il suo desiderio e arrivò a una terra che era già occupata da altri popoli. Trovò il sistema di convivere con essi che da molto tempo erano già insediati nella la stessa regione. Sappiamo che secondo la tradizione Abramo ebbe due figli: il primo si chiamava Ismail ed è il progenitore della stirpe che noi chiamiamo degli arabi. È figlio della schiava Agar poiché Sara, la moglie di Abramo, non poteva avere figli. In tarda età riuscì miracolosamente a partorire Isacco, il discendente che garantirà la successione della stirpe ebraica. È evidente che i due popoli erano fratelli semitici. Parlavano la stessa lingua e avevano la medesima identica concezione della divinità. Abbandonarono il politeismo tipico della Mesopotamia e abbracciarono il monoteismo. Questo passaggio è molto importante, ma ha effetti positivi e negativi. Gli effetti positivi sono la costruzione di una identità molto forte che ha bisogno dell'avallo, seppure inventato, della divinità.
L' aspetto negativo è invece legato al fatto che i monoteismi sono meno democratici dei politeismi. Nell'antica Roma, ad esempio, veniva facilmente inglobata nel Pantheon latino ogni divinità straniera che si rapportava con l’Impero. I monoteismi in genere non possiedono questa liberalità. Dopo l'arrivo nella Terra promessa, una grande crisi economica e la mancanza di cibo, costrinsero il popolo di Abramo a raggiungere e rifugiarsi nell’Egitto dei faraoni. Gli ebrei rimasero in Egitto fino ai tempi di Mosè. La Bibbia poi parla del ritorno attraverso la penisola del Sinai e l'arrivo di nuovo in Israele. Mosè morì sulla sponda orientale del Mar Morto. La sua eredità venne raccolta da Giosuè. In questa fase il ritorno alla Terra promessa si rivelò molto più difficile. L'esercito ebraico conquistò con le armi la terra di Canaan già abitata da altri popoli. Le violenze e le distruzioni si successero a violenze e distruzioni. Nella Bibbia si parla ad esempio della conquista e distruzione in quell’occasione di una delle prime città nate nella storia dell'umanità: Gerico. In realtà la distruzione di Gerico, secondo gli accertamenti dell'Archeologia, si riferisce a molti secoli precedenti a Giosuè. In ogni caso le lotte contro i palestinesi che abitavano la terra promessa sono vere. È facile il paragone tra l'ideologia della Terra promessa e del Popolo eletto con la filosofia nazista. Anche Hitler pensava che i tedeschi appartenessero ad una razza, l’ariana, superiore a tutte le altre. Mosse guerra a tutte le nazioni confinanti con la Germania, a Est e a Ovest, affermando Gott mit uns, Dio è con noi, lo slogan delle SS. In conclusione l'idea di superiorità ed esclusività dei rapporti con la divinità è una delle fonti primarie dei conflitti e delle guerre.
Tutte le dichiarazioni degli esponenti dell’estrema destra del governo di Netanyahu sono coerenti con le antiche idee della Bibbia che assegnano, in base a questa teoria, tutta la terra di Canaan al popolo ebraico. Lo stesso Netanyahu nega la possibilità di costituire uno stato palestinese. È evidente come l’ideologia di 4000 anni fa condizioni ancor oggi il futuro del medio oriente. Personalmente sto dalla parte dell’Onu: L'ONU designò il 13 maggio 1947 i membri di un Comitato, l'UNSCOP, composto dai rappresentanti di 11 Stati (Australia, Canada, Guatemala, India, Iran, Paesi Bassi, Perù, Svezia, Cecoslovacchia, Uruguay, Jugoslavia). Per evitare accuse di parzialità, nessuna delle grandi potenze vincitrici della seconda guerra mondiale (Cina, Francia, Regno Unito, URSS, USA) entrò a far parte del Comitato. L'UNSCOP considerò due opzioni. La prima ha fallito. Personalmente tifo per la seconda: creare di un unico Stato, di tipo federale, che comprenda sia uno Stato ebraico, sia uno Stato arabo.
Mi pare inutile sottolineare che L’ideologia della terra promessa e del popolo eletto non giustificano nel modo più assoluto l’assalto da parte di Hamas del 7 ottobre 2023 che non fu un atto di resistenza ma un atto di pura ferocia e criminalità. La resistenza italiana non ha mai compiuto stragi di popolazioni. Le stragi di civili sono tutte opera dei nazifascisti.
Secondo, i nazionalismi.
L'idea di nazione si basa sul fatto che un popolo che parla la stessa lingua, che discenda dalla stessa tradizione culturale, che abita la Terra dei padri, la patria, che proviene dalla stessa etnia, che ha il medesimo colore della pelle, sia la base della costituzione di uno stato. Noi sappiamo che questo è falso. Ci sono degli Stati (li abbiamo molto vicini) che smentiscono questa teoria. La Svizzera è costituita da almeno tre o quattro “nazioni” che parlano quattro lingue diverse. È costituita da popoli germanici e popoli latini, eppure è uno stato molto solido che ha una vita di molti secoli e che da almeno cinque secoli non partecipa a guerre. Il Belgio è costituito da due nazioni, i Fiamminghi e i Valloni, che parlano olandese e francese. Eppure è uno stato unitario dal 1830. La Polonia aveva una parte consistente del suo stato, la Slesia, popolata da popoli di etnia e lingua germanica. Il pretesto con cui Hitler ha invaso la Cecoslovacchia e la Polonia sta proprio nel fatto che la minoranza linguistica dei due stati era di origine tedesca.
Se guardate bene, oltre all'aspetto ideologico basato sul ripristino dell'antica URSS, uno dei motivi che Putin apporta per l'invasione dell'Ucraina è proprio il fatto che il 70% degli ucraini parla Russo. Lo stesso presidente Zelensky, è bilingue. Ma questo non può essere un motivo per invadere un altro stato. Anzi. Ben venga il bilinguismo, il trilinguismo, e la massima varietà delle parlate senza con questo pensare che uno Stato debba essere invaso per motivi riguardanti la lingua. Se adottassimo questa teoria l'Austria potrebbe impunemente riconquistare il Sudtirolo, l'Italia potrebbe invadere il Canton Ticino, la Francia potrebbe impadronirsi della Valle d'Aosta. Non solo. Se adottassimo il criterio dei vecchi imperi, come fa la Russia, potremmo rivendicare a Roma gran parte dell'Europa poiché l'impero romano comprendeva tutto il territorio dal Portogallo fino alla Romania, tutto il Nord Africa, gran parte del Medio Oriente. Si capisce molto facilmente che questi schemi non hanno alcuna validità, alcun fondamento, alcuna credibilità. Si basano su ideologie nazionaliste.
Oggi negli Stati Uniti d'America c’è un presidente che si dichiara protetto o addirittura scelto da Dio. Riporto esattamente le parole da lui usate: “Dio mi ha risparmiato [dall’attentato] per una ragione: salvare gli americani e riportare l’America alla salvezza”. Una dichiarazione talmente falsa da far crollare la nostra fiducia nel personaggio al quale in ogni caso auguriamo di portare a termine il processo di pace in Medio Oriente. Certo, le sue premesse non sono rassicuranti. America first è un principio di per sé egemonico paragonabile a quello del Popolo eletto. Il cambio di nome del ministero della difesa per ritornare a chiamarlo ministero della guerra, è altrettanto preoccupante. L'odio verso gli avversari, recentemente sdoganato, non ci permette di avere fiducia in lui.
Putin è sulla stessa lunghezza d'onda. Con la differenza che per ora Trump ha solo minacciato di annettersi la Groenlandia, il canale di Panama ed altri territori che interessano direttamente gli USA, mentre il dittatore sovietico ha da tempo invaso con le armi la Cecenia, la Georgia, la Crimea ed infine l'Ucraina adottando il principio nazionalista che i popoli che sono stati parte dell'URSS e che parlano in parte la lingua russa, sono di “proprietà” della vecchia potenza staliniana. I nazionalismi rappresentano quindi dei cancri politici che possono svilupparsi e trasformarsi in guerre.
Terzo. L'odio
Anche gli aspetti psicologici, in particolare di psicologia sociale, non sono da trascurarsi. Se si sdogana il diritto ad odiare, cadono non solo i principi che stanno la base del Cristianesimo, ma anche i principi che sono il fondamento della nostra Costituzione. Se badate bene le dittature si reggono quasi sempre sul diritto di odiare. Il terrorismo che infesta il mondo e che ha infestato l'Italia tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli anni Ottanta si basa fondamentalmente sull'odio. Un pullulare di odiatori per quasi un ventennio. Di destra e di sinistra.
Oggi emerge ed esplode pure la voglia di screditare e odiare l'avversario sui social. Attenzione. Prima di usare gli insulti nei commenti. Prima di denigrare colei o colui che sostiene una tesi seppur sballata, o comunque non condivisa, sappiate che è meglio respirare profondamente, riflettere, capire la pericolosità della propria reazione e usare un ragionamento per commentare. Escludere sempre l'odio, il disprezzo, l’insulto, la denigrazione, l’atteggiamento di superiorità. I comportamenti fondati sull’odio non cambiano mai le idee di coloro che si sono espressi sui social in modo non condivisibile o a volte addirittura ripugnante. L'unico modo per convincerli che stanno sostenendo una posizione sbagliata o errata è quello di rispettarli, non semplicemente di denigrarli.
La pace, se veramente l’amiamo, la vogliamo e diventa l'obiettivo principale da conseguire da parte di tutti i popoli della terra, deve basarsi sul rispetto di ogni potenziale avversario. Molto interessante l'esperimento in Israele di pubblicare un manuale di storia preparato da 12 professori di liceo, 6 israeliani, 6 palestinesi per fornire agli studenti due letture diverse della storia di quel territorio. Mai avere paura del confronto. È pronto un testo nel quale si riportano entrambi i punti di vista dei due popoli che sono costretti a convivere ma vengono da esperienze diverse. È un principio di accettazione dell’altro che fa ben sperare. Sta alla base di ogni democrazia e di ogni futuro di pace.
Proporrei l'inserimento nella nostra costituzione, in coda all’articolo 3, di un nuovo comma che recita più o meno queste parole: La repubblica proibisce severamente ogni manifestazione ed esaltazione dell’odio, nella gestione delle relazioni umane a tutti i livelli: interpersonali, familiari ed extrafamiliari, fra comunità diverse, tra religioni teologicamente lontane, tra gli stati di ogni ideologia e di ogni continente. Non è un obiettivo facile da raggiungere, ma i diritti e i doveri costituzionali contengono sempre una parte di sana utopia. Poi si ritorna realisti ribadendo che è necessario rimuovere gli ostacoli che impediscono di fatto la realizzazione dei sacrosanti obiettivi costituzionali.