Una delle magie più pure a cui si possa assistere e quella di due bambini che magari si incontrano in un parco, al supermercato, in spiaggia, o chissà dove, si osservano per qualche istante e, con estrema naturalezza, uno/a dei due chiede all’altro/a: “ Come ti chiami?” e magari, qualche minuto dopo, li vedi già correre e giocare insieme e condividere risate e segreti come se si conoscessero da sempre. È come se avessero dei “super poteri” che noi adulti, ahimè, abbiamo smarrito negli anni per strada.
I bambini e le bambine vivono nel “qui e ora”, non hanno bisogno di tempi lunghi o di formalità per costruire legami: la voglia di giocare insieme e divertirsi basta per essere amici. La bellezza e la spontaneità di tutto ciò si fonda sull’essenzialità e la condivisione pura del momento presente.
È proprio la vulnerabilità, che noi adulti spesso consideriamo debolezza e che, al contrario, è una componente essenziale della nostra umanità, il loro punto di forza. I bambini e le bambine non si pongono il problema di essere invadenti o di essere rifiutati, loro si lanciano con fiducia, a braccia aperte, verso il mondo.
A noi grandi che spesso ci blocchiamo davanti al desiderio di “fare amicizia” o semplicemente di scambiare quattro chiacchiere con qualcuno per timore di risultare inopportuni e invadenti, i bambini ci ricordano che creare relazioni con gli altri non è difficile, basta solo un po’ di coraggio, un sorriso e la curiosità di scoprire chi ci sta intorno.
Allora, per riscoprire questa magia perduta e dimenticata, dobbiamo prendere esempio dai bambini e dalle bambine e fare un’operazione di alleggerimento mentale che ci faccia riscoprire la semplicità. Dobbiamo disattivare quel “sesto senso del rifiuto” che abbiamo e che ci fa percepire segnali di esclusione o disapprovazione pure dove non ci sono portandoci a fare previsioni catastrofiche.
I bambini e le bambini, al contrario di noi grandi, non fanno previsioni del genere, cercano unicamente i punti di contatto con gli altri e non si soffermano sulle differenze: “ Ti piace correre? Anche a me! Bene, siamo amici!”
Ecco, proviamoci, senza aspettarci nulla in cambio, proprio come il "Come ti chiami?" dei bambini, accettiamo il rischio di essere vulnerabili e apriamoci sinceramente e disinteressatamente verso qualcuno che non conosciamo, magari ci accorgeremo che il mondo, dopotutto, non aspetta altro che un po' di calore spontaneo.
Facciamo dunque gli “attaccabottone”: c’è una magia tutta speciale nel dono di essere un "attaccabottone".
Spesso questa parola viene usata con un pizzico di ironia per indicare qualcuno di un po' troppo insistente. Ma la verità è un'altra: saper "attaccare bottone" è una delle forme più pure e genuine di coraggio sociale ed empatia.
Ciò che rende questa caratteristica così straordinariamente bella è il saper abbattere il muro dell’indifferenza
e arrivare all’altro con un sorriso e una frase semplice, rompendo il ghiaccio.
L’”attaccabottone” è un costruttore di ponti istantaneo e la sua positiva curiosità lo spinge verso l’altro che “vede” e per cui prova interesse.
Il vero superpotere dell'attaccabottone si vede quando parla con chi è completamente diverso da lui/lei: età diverse, culture diverse, vissuti opposti.
Questa capacità di trovare un terreno comune con un/a perfetto/a sconosciuto/a riduce le distanze e ci ricorda che, al di là delle nostre differenze, cerchiamo tutti le stesse cose: connessione, ascolto e un pizzico di calore umano.
L’attaccabottone non si annoia mai. Una giornata qualunque può trasformarsi in un'avventura fatta di aneddoti incredibili, confidenze inaspettate e risate condivise con chi, fino a cinque minuti prima, era un fantasma nella folla.
Essere un "attaccabottone" significa possedere una chiave universale per il cuore delle persone. È il talento di trasformare la solitudine in condivisione e un luogo qualunque in uno spazio vivo.
Quindi, se a volte hai pensato di essere "troppo" espansivo, cammina a testa alta: sei una di quelle persone che rendono il mondo un posto un po' più caldo, accogliente e decisamente più interessante.
COME TI CHIAMI?
Avere il mondo lì tra le tue mani,
solo uno sguardo e poi: “Come ti chiami?”
ed incuranti delle differenze,
mischiar la propria alle altrui esistenze.
Fare castelli insieme sulla sabbia,
lasciarsi a volte prender dalla rabbia,
ma poi, d’un tratto, è tutto come prima,
se ancora la tua anima è bambina.
È proprio questo il mondo dei miei sogni,
dove puoi soddisfare i bei bisogni
e non restare lì troppo a pensare,
senza paura fare quello che vuoi fare.
“Come ti chiami?” e subito, d’incanto,
pare ci si conosca già da tanto,
poi un sorriso e mano nella mano,
senza paura andare più lontano.
Proprio come i bambini tutti fanno,
loro che dove sta la gioia sanno,
semplicemente dir:” Come ti chiami?”
per costruire insieme un bel domani.
L'ATTACCABOTTONE
Voglio fare l'attaccabottone
e iniziare una conversazione
con chi spesso resta in disparte
e si sente solo su Marte.
Voglio fare l'attaccabottone
salutando quelle persone
che per strada incontro sovente
e chiedere a ognuno come si sente.
Voglio fare l'attaccabottone
e certamente non per intrusione:
uno scambio di gesti e parole
può far tante persone meno sole.