E il film è questo. Nel 2024 OpenAI ha bruciato 5 miliardi di dollari a fronte di appena 3,7 miliardi di ricavi, con una perdita giornaliera di 13,7 milioni di dollari ogni singolo giorno, domeniche comprese. Il piano gratuito non è mai stato un gesto filantropico né tantomeno una visione democratica dell'intelligenza collettiva: era un prodotto civetta sovvenzionato a perdita dal venture capital per trasformare l'abitudine in dipendenza e la dipendenza in mercato captivo. Chiunque abbia vissuto la stagione d'oro di Facebook, quando ti regalavano la piazza digitale più grande della storia in cambio di niente, riconosce questo schema senza bisogno di leggerci sopra un libro. Prima ti danno lo strumento gratis. Poi diventano loro lo strumento. Non è una teoria del complotto, è semplicemente il modello di business più collaudato dell'economia digitale.
La Lobotomia Che Non Vedi
C'è però un aspetto di tutta questa faccenda che trovo molto più inquietante dei semplici paywall, ed è quello di cui quasi nessuno parla con la franchezza che meriterebbe. Si chiama Fallback, ed è un meccanismo che funziona nell'ombra da quando il numero degli utenti attivi ha superato gli 800 milioni: durante le ore di punta, le conversazioni vengono reindirizzate silenziosamente verso versioni più economiche e meno capaci del modello, abbattendo i costi da diversi centesimi a frazioni infinitesimali per ogni scambio. Il risultato è che ricevi risposte più piatte, perdi il filo del contesto, il codice ha bug che prima non c'erano, e tu pensi che sia colpa tua o di una brutta giornata. Non è così. È una scelta architettonica precisa, invisibile per definizione.
E questo meccanismo è solo il prologo della vera storia che sta prendendo forma, quella di una stratificazione cognitiva che dovrebbe farci riflettere seriamente. Il piano gratuito viene degradato progressivamente, il vecchio Plus da 20 dollari viene marginalizzato per spingere all'upgrade, e la frontiera dei modelli davvero potenti viene blindata dietro ChatGPT Pro a 200 dollari al mese, ovvero 2.400 euro l'anno. Quando lavoro con studenti universitari, adulti in riqualificazione professionale o piccoli imprenditori che cercano di non restare indietro, mi rendo conto che quella cifra non è un abbonamento: è un muro che divide chi può permettersi di ragionare con strumenti di primo livello da chi dovrà accontentarsi della versione depotenziata. Non mi sembra un dettaglio trascurabile.
Il Piano B e i Nostri Segreti in Vendita 🕳️
Se pensi che il problema si esaurisca con gli abbonamenti, temo di doverti deludere, perché c'è un capitolo ancora più oscuro che si sta aprendo proprio adesso. Il caso Microsoft Copilot dovrebbe averci insegnato qualcosa: l'azienda ha investito miliardi per integrare l'IA in Office 365 chiedendo 360 dollari l'anno a ogni professionista, e il risultato è stato che solo il 3,3% degli utenti ha accettato di pagare, con un gradimento precipitato a un Net Promoter Score di -24,1 e una declassazione ufficiale dello strumento da "assistente di produttività" a puro "intrattenimento, a rischio e pericolo dell'utente". Quando il modello abbonamento non funziona, le aziende hanno sempre un Piano B pronto, e qui il Piano B ha un nome che conosciamo bene: la pubblicità. ChatGPT si prepara a diventare una vetrina commerciale su un mercato che potrebbe valere 25 miliardi di dollari entro il 2029.
Ora, a Facebook e Instagram abbiamo ceduto i nostri like, le nostre foto, i nostri giri in vacanza. All'intelligenza artificiale conversazionale abbiamo consegnato qualcosa di molto più profondo: i dubbi sulla nostra salute, le crisi relazionali delle tre di notte, le paure che non riusciamo a condividere con nessuna persona in carne e ossa. Abbiamo trattato questi sistemi come confidenti, abbassando difese che con qualsiasi altro medium avremmo tenuto alzate. Se quello spazio intimo viene riempito di contenuti sponsorizzati calibrati su ciò che ci siamo confessati, non stiamo parlando solo di un modello di business aggressivo: stiamo parlando di un tradimento del patto fiduciario su cui l'intera adozione di massa si è fondata.
La Domanda Che Nessuno Vuole Fare
Non mi ha sorpreso nemmeno la silenziosa diaspora dei ricercatori etici: Ilya Sutskever, cofondatore di OpenAI, e Jan Leike, responsabile del team di sicurezza, hanno lasciato l'azienda denunciando che i processi di allineamento e le garanzie di sicurezza erano stati sacrificati in favore di prodotti appariscenti e scadenze commerciali. Quando le persone che avevano il compito di proteggerci se ne vanno sbattendo la porta, non è un segnale da ignorare.
Detto tutto questo, non sono qui a fare il profeta della catastrofe né a suggerire che dobbiamo rinunciare a questi strumenti straordinari. Credo invece che dobbiamo smettere di comportarci da consumatori passivi e iniziare a fare le domande giuste. I modelli freemium equi e trasparenti sono possibili, senza degradazione silenziosa. L'intelligenza artificiale open source sta maturando velocemente, con progetti come LLaMA, Mistral e DeepSeek che aprono strade alternative alle logiche estrattive del venture capital. Una regolamentazione pubblica che garantisca un accesso minimo universale agli strumenti cognitivi non è utopia: è la stessa cosa che già facciamo con l'istruzione e con le infrastrutture digitali di base.
La domanda vera, quella che nessuna road map aziendale risponderà al posto nostro, è una sola: chi terrà le chiavi di casa del nostro sapere, con quali regole e con quale visione dell'umanità? Non è una domanda tecnologica. È la domanda politica e filosofica della nostra epoca, e il fatto che troppo pochi la stiano ponendo nel modo che merita è, forse, la cosa che mi preoccupa di più.