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Una lettra del libro di Stéphanie Arc, "Comment je n'ai pas sauvé la terre" che parla di una delle anime della Francia, meno conosciuta da noi italiani, dell'amore per la natura e del desiderio di proteggerla in un modo sincero, onesto, mai scontato.


Leggendo "Comment je n'ai pas sauvé la terre" (Come non sono riuscita a salvare la Terra), il nuovo romanzo di Stéphanie Arc, mi è tornato in mente un piccolo ricordo che avevo obliato (i romanzi possono fare anche questi effetti). Una volta, ventenne, avevo fatto una domanda ingenua ad un'amica argentina: "Ma qual è l'anima dell'Argentina?". Lei mi aveva risposto sorridendo: "L'Argentina non ha una sola anima ma tante come l'Italia".

Quel giorno appresi qualcosa.

"Comment je n'ai pas sauvé la terre" ci parla di una delle anime della Francia, meno conosciuta da noi italiani, dell'amore per la natura e del desiderio di proteggerla in un modo sincero, onesto, mai scontato.

All'inizio del libro una giovane donna ribelle facendo delle passeggiate solitarie nei vasti campi di un piccolo paese della costa bretone con le stupefacenti falesie a picco sul mare ("Alcune case spuntano dalle brughiere e le scogliere pullulano di tesori botanici: licheni fogliacei, criste marine, spergulari delle rocce rosa, per non parlare della fauna che le sorvola in lunghi cerchi alati: il falco pellegrino, il cormorano crestato o il fulmaro boreale") si accorge di quante volte la pacciamatura, cioè la pratica in agricoltura di coprire il terreno sia spesso realizzata utilizzando teloni di plastica, quella plastica che "degradandosi, impiega secoli per reintegrarsi nel ciclo della natura; nel frattempo si accumula nell’acqua, nell’aria e nel suolo, nelle cellule degli animali e forse anche delle piante; lì causa danni irreparabili".

Un mare e una natura "commovente", come scrive l'autrice, quasi devastata.

Ciò le fa scattare il desiderio di ricercare le cause, di scoprire i procedimenti.

Lei è una giornalista scientifica figlia di due ecologisti anni '80, sostenitori dei verdi, di Greenpeace, amici dei Grünen tedeschi, decide di saperne di più e soprattutto di agire.

Il padre tuttavia, nonostante il suo passato, sembra non essere molto coinvolto. Ella invia email ad associazioni ambientaliste online che si sono dissolte misteriosamente lasciando solo vane e quasi melanconiche tracce virtuali. 

A Parigi, in un giorno freddo e grigio (di quel grigio che ha solo Parigi) riesce a contattare una donna che dirige un centro di ricerca ma sarà in Bretagna che incomincia la svolta, un'esperienza inaspettata che la porterà a vivere una quotidianità a lei oscura e distante, a scoprire qualcosa....

Questo è l'inizio del romanzo. Scritto in modo scorrevole, con una vena poetica che ricorda qualche verso di Victor Hugo ma anche lucida descrizione di un'attualità che per quanto specifica riesce a coinvolgere e ad avvincere anche il lettore meno esperto sul tema, per il suo ritmo serrato, il suo stile gradevole, l'accurata descrizione degli stati d'animo, lo snodarsi imprevedibile della trama, la sagace descrizione dei personaggi "Comment je n'ai pas sauvé la terre" è un romanzo da leggere.

È un'opera impegnata, quasi militante ma mai didascalica, che non ha la pretesa di indrottinare ma bensì di narrare un percorso esistenziale, di stimolare un desiderio di proteggere, di salvare anziché distruggere, un'opera che ci offre anche dati reali statistici e scientifici ma per tramutarli in una presa di coscienza e non per chiuderli nella cartellina della memoria.

L'Io narrante della protagonista, senza nome proprio, sembra fondere le passioni dell'autrice: la letteratura, la scienza, l'impegno sociale.

Stéphanie Arc è già autrice di alcuni libri che non sono stati ancora pubblicati in Italia ma che dovrebbero esserlo.

È docente di corsi universitari sulla letteratura, ha curato un saggio su alcuni nuovi filosofi intitolato "Comment je suis devenu philosophe" (Come sono diventato filosofo), ha esordito nel romanzo con "Quitter Paris" (Lasciare Parigi), un testo imprevedibile e pieno di umorismo, è giornalista scientifica del CNRS (Centre national de recherche scientifique), ha collaborato con prestigiose riviste come Arts Magazin e Première.

È stata vicepresidente dell'associazione Lgbt Sos Homophobie e ha pubblicato un saggio intitolato: "Identités lesbiennes: en finir avec les idées reçues” (Identità lesbiche, per finirla con le idee preconcette) che è, a mio avviso, il miglior saggio sociologico sul tema mai pubblicato e che, senza perdersi in discorsi complessi, smonta in modo puntuale vetusti pregiudizi e sul quale l'ho recentemente intervistata (1).

Stéphane Arc è una donna gentile e simpatica, sposata con Erika Fülöp, docente di letteratura all’Università di Toulouse (in Francia esiste il matrimonio egualitario). 

In questo periodo sta presentando il suo nuovo libro tra Parigi e altre città d'oltralpe, forse con un po' di nostalgia - ma è solo una supposizione - per i suoi cani, le passeggiate sul mare e le escursioni sulla catena montuosa dei Pyrénées di cui lei e Erika sono appassionate.


Note: https://www.digayproject.it/identita-lesbiche-per-farla-finita-con-leidee-preconcette-intervista-a-stephanie-arc/

Pubblicato il 09 aprile 2026

Lavinia Capogna

Lavinia Capogna / Scrittrice, poeta e regista disabile

https://laviniacapogna.blogspot.com/