NOVITA'[1759]
Romanzo come baule. O istruzioni per l'uso della Stultifera Navis
I romanzi sono piacevoli avvicinamenti alla conoscenza, sono modi di organizzare conoscenze. I romanzi giungono a noi attraverso la forma vincolata del libro: una sequenza di parole, di frasi, di pagine. Ma ci mostrano forme, articolazioni, sistemi, reti, che vanno ben oltre la forma del libro. Si può in particolare guardare proficuamente a romanzi-reti-che-connettono. Casi esemplari: 'The Man in the High Castle' di Philip Dick; 'Pale Fire' di Vladimir Nabokov; 'Vie, mode d’emploie' di Georges Perec; 'Rayuela' di Julio Cortázar. Il ragionare attorno a qualche romanzo è anche una occasione buona per dire qualcosa a proposito di quel luogo digitale di scrittura e lettura che è la 'Stultifera Navis'. La 'Stultifera Navis' è un romanzo-baule.
La carne non è indifferente (Su 'Il deserto' di Jorge Baron Biza)
«Il deserto cresce. Guai a chi cela deserti dentro di sé» aveva avvertito Nietzsche, ma Jorge Baron Biza, che quel deserto ha dovuto attraversare, malgrado i suoi sforzi – emblematica in questo senso la frase conclusiva del romanzo: «È di riconciliazione che sto parlando» – non è riuscito a scongiurare gli esiti estremi del nichilismo.
Visconte Lascano Tegui, Un dandy della pampa
«A causa della molteplicità delle sue occupazioni, si potrebbe immaginare che si tratti di un bohémien, oppure di uno speculatore. Né l’uno né l’altro. È un uomo normale, senza desideri, senza aspirazioni e senza speranze. Sorride in società e scrive versi, oppure riflette in solitudine. Afferma di non aver mai dovuto un centesimo a nessuno. Se si è sempre comportato in modo onesto, vuole che si sappia che lo ha fatto unicamente per vendicarsi delle virtù borghesi che nobilitano i proprietari ma screditano i poeti»
Mariano Azuela, La rivoluzione è un uragano
...«…e l’uomo che vi aderisce non è più un uomo, ma una misera foglia secca in balia della forza del vento…»
Shalmaneser: “computer capace di rivaleggiare con il cervello umano”
Shalmaneser, personaggio non umano, Supercomputer onnisciente e quasi onnipotente, campeggia nel romanzo di John Brunner 'Stand on Zanzibar', 1968 ('Tutti a Zanzibar', Editrice Nord, 1977). La sua presenza ingombrante e incombente è la costante nella complessa struttura del romanzo. Non un testo sequenziale, ma punti di vista differenti sulla vicenda narrata che si accumulano e si intersecano: contesto, flusso di eventi, sguardi sulla miriade di personaggi, aggiornamenti sugli stati del mondo.
Fiction Factory. Romanzi automatici, autori deboli
Chi è l'autore? Molto è stato scritto a proposito di ciò che può essere detto, pensato e accettato come definizione dell'autore. Più che proporre rassegne di ciò che hanno scritto a proposito dell''autore' autori ai quali attribuiamo la patente di grandi autori, mi pare opportuno che ognuno si sbilanci verso il dire chi è secondo lui l'autore. E ancor più opportuno mi pare invitare ognuno a scoprire in sé l'autore. Purtroppo oggi, invece di seguire questa via, si preferisce guardare alle prestazioni di macchine che si vogliono considerare capaci di 'scrivere' tanto quanto, o meglio degli esseri umani. Un passo importante in questa direzione consiste nel criticare autori -come Italo C.- la cui autorità si dà di solito per scontata
Una danza tra chi siamo e chi vorremmo essere.
Quante volte ci siamo sentiti divisi tra ciò che siamo e ciò che vorremmo diventare? Tra il bisogno di essere visti ed il timore di essere scoperti? C'è una tensione sottile, quasi universale, che attraversa molte vite: il desiderio di mostrarsi per intero e, insieme, la paura di farlo davvero. "La ballerina che fuggiva dall'amore" non è solo un romanzo, ma una lente attraverso cui osservare le nostre maschere, i nostri silenzi e quella parte nascosta di noi che aspetta solo un'occasione per danzare.
Leggete Giacomo Debenedetti. L'autore non e' morto, non c'e' testo senza autore
Nel 1967 Barthes pubblica 'La mort de l'auteur' (“l'autore è morto”; “La nascita del lettore deve essere pagata con la morte dell'autore”. E Derrida pubblica 'De la grammatologie' (“non c'è niente al di fuori del testo”) . In quello stesso anno moriva Giacomo Debenedetti. Da quarant'anni -a partire dal saggio che, ventiquattrenne, nel 1925, dedicò a Proust- aveva indagato sul romanzo. Nel 1965 il suo pensiero trova sintesi nella sua “commemorazione provvisoria del personaggio-uomo”. Debenedetti mostra come l'autore non è per nulla morto: scrive faticosamente per conoscere sé stesso; scrive in qualche modo sempre la propria autobiografia: attraverso la scrittura, scrive per conoscere la propria malattia, la scrittura è la cura. L'autore non è per nulla morto: scrive faticosamente per conoscere sé stesso; scrive in qualche modo sempre la propria autobiografia: attraverso la scrittura, scrive per conoscere la propria malattia, la scrittura è la cura. Proprio da questa autoanalisi nasce la proposta rivolta al lettore, il patto tra autore e lettore. Debenedetti ci invita ad osservare come in ogni pagina, in ogni parola di Proust, Joyce, Kafka, l'autore è sempre presente. Ed in ogni pagina in ogni parola, aggiunge Debenedetti, l'autore ci dice: “si tratta anche di te”.