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La stupidità della guerra


Stiamo tutti pagando le sconsiderate e sciagurate iniziative guerresche del presidente Trump.

Se confrontiamo l'attacco all'Iran con gli avvenimenti riguardanti il Venezuela, notiamo subito le grandi differenze. Per il paese dell'America Latina, d'accordo o meno sull'operazione, possiamo notare il successo dell'intervento. L'attacco, oltre che essere stato funzionale agli obiettivi di Trump, non ha gettato il paese nell’ingovernabilità e non ha favorito la Russia di Putin.

All'opposto l'Iran pare una trappola dalla quale per gli USA e per Israele sarà difficile uscire e liberarsi. I motivi sono presto elencati. Quando si decide per aggressive scelte belliche è necessaria una notevole capacità di prevedere il dopo. Al di là dei tempi brevi dell'intervento, sempre ingenuamente ritenuti rapidi e risolutivi in pochi giorni. Per il Venezuela era forse più facile.  È stata da subito prevista la sostituzione di Maduro in modo da assicurare una gestione dello Stato e non una diffusa anarchia che provoca inevitabilmente quotidiani problemi.

Una Intelligence di grande professionalità sa vedere nei minimi particolari dove si trova Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran: quando va in bagno, quando dorme, quando e dove prega Allah, quali locali frequenta, dove si trova durante il giorno e durante la notte. Mentre gli stessi servizi segreti infiltrati si trovano del tutto impreparati quando si tratta di prevedere se c’è e che intenzioni ha una classe dirigente sostitutiva. Le proteste che hanno portato all'uccisione di 30.000 civili non sono riuscite ad esprimere la scelta di un nuovo governo. Anzi, sono scomparse e hanno lasciato campo libero ai seguaci del dittatore e dei pasdaran.

Il primo problema che si deve porre chi organizza azioni di guerra è quale consenso possa trovare nel paese aggredito. Se il rischio è quello di compattare tutti i cittadini attorno al regime al potere è chiaro che il gioco non vale la candela.

Anche Putin pensava di essere accolto in Ucraina come liberatore. Non aveva minimamente percepito che gli ucraini si sarebbero scagliati contro di lui e si sarebbero difesi con le unghie e con i denti.

La stessa cosa sembra possa succedere per Trump e Netanyahu, Primo Ministro d’ Israele.

Altra questione da prevedere prima di sguainare le spade è quella di capire se vi sarà un consenso nazionale ed internazionale sull’azzardato intervento.

Ciò che sta succedendo è esattamente il contrario di ciò che poteva aspettarsi Trump. I primi soldati morti arrivati negli USA aumentano il dissenso verso la politica del presidente. L'inflazione che aumenta a causa del prezzo del petrolio non favorisce certo il consenso interno ed esterno ai due governi.

Gettare l'economia internazionale in un baratro come quello del blocco delle navi cisterna nello stretto di Hormuz non è certo il massimo del successo. Anche il problema delle alleanze non è trascurabile.

L'Europa, era abbastanza scontato, non condivide fino in fondo la decisione di Usa e Israele. La Cina e la Russia, favorevoli a Trump per la politica anti Ucraina, non possono certo condividere, per molte ragioni, le azioni in Medio Oriente.

Ciò crea più problemi di quelli che l'operazione possa risolvere.

È necessario inoltre individuare strumenti efficaci contro il terrorismo che si può riacutizzare e può seminare panico in tutti i paesi del mondo occidentale. Senza accurati calcoli non ci può essere pieno successo dell'intervento militare. Inoltre, se ancora una volta dopo i fallimenti del passato, si vuole esportare democrazia, bisogna prevedere alleanze all'interno del paese aggredito. Altrimenti si possono ripetere facilmente gli errori dell'Iraq, della Libia, dell'Afghanistan. Calarsi senza capacità di previsione in un baratro di questo genere può solo creare incertezza e paura in tutto il mondo senza riuscire a ottenere risultati di alcun genere. La guerra, ancora una volta, si dimostra il mezzo più stupido per risolvere le controversie internazionali.

La nostra Costituzione lo prevede. Ma né Trump né Netanyahu sono tenuti a leggerla.


Il testo è stato pubblicato anche sul quindicinale Araberara di cui sono un collaboratore

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Pubblicato il 09 aprile 2026

Giancarlo Maculotti

Giancarlo Maculotti / Dirigente scolastico in pensione, Scrittore, saggista, giornalista,