È uno di quei giorni che ti prende la malinconia
Che fino a sera non ti lascia più
La mia fede è troppo scossa ormai, ma prego e penso tra di me
Proviamo anche con Dio, non si sa mai
Qualcuno di voi forse ricorderà questi versi: una canzone di Ornella Vanoni, 1972. (La trovate facilmente su youtube).
Ecco, temo che oggi si sia caduti in basso. Perché oggi questi versi mi risuonano così:
È uno di quei giorni che ti prende la malinconia
Che fino a sera non ti lascia più
La mia fede è troppo scossa ormai, ma prego e penso tra di me
Proviamo anche con l'AI, non si sa mai
Anche in questa variante il testo intero tiene benissimo.
La nostra fede è scossa, canta Ornella Vanoni, la nostra personale autostima, la fiducia in noi stessi è ormai rasoterra, sono cadute le speranze nella politica, nella speranza di una giustizia sociale, caduta la fiducia nel prossimo, nello stesso essere umano.
Viviamo “uno di quei giorni che ti prende la malinconia/ Che fino a sera non ti lascia più”.
Abbiamo fatto le cose a modo nostro, ma con risultati sconfortanti.
“Nonostante tutto io non rinuncio a credere”. Ma in cosa posso credere? Cosa ci resta?
Ecco allora pronta una comoda proposta: fidati dell'intelligenza artificiale.
E il cittadino dice: ci credo poco, ma “chi lo sa”, ci provo.
“Proviamo anche con l'AI, non si sa mai”.
Il testo è di un grande autore, Giorgio Calabrese. Chiamarlo 'paroliere' è troppo poco. Traduce il testo di "The Wonders You Perform" di Jerry Chesnut, cantato da di Jerry Chesnut, 1970. Testo religioso, quello americano, dove l'uomo si affida alle braccia tese di Dio. Giorgio Calabrese rilegge con tutti i dubbi di un laico.
Il dubbio appare comunque anche nel testo americano, proprio in conclusione:
Help me to better understand
The mystery of the wonders You perform
The mystery of the wonders You perform
E noi infatti siamo invitati da tanta propaganda a porre un'ultima domanda all'intelligenza artificiale:
Aiutami a capire meglio
Il mistero delle tue performance