Oggi lo scandalo non è più l’arroganza,
non è la supponenza,
non è la prevaricazione,
non è l’egoismo,
non è l’uso della forza e delle armi,
non è la coercizione,
non è la privazione dei diritti,
non è l’amoralità politica ed etica.
Tutto questo è diventato normale.
Anzi: viene scambiato per forza, realismo, capacità di comando.
Oggi lo scandalo è altro.
È la compassione.
È l’umanità.
È la pietas.
È l’idea di comunità.
È la difesa dei diritti dell’uomo e del cittadino.
È l’ubuntu — “io sono perché noi siamo”.
Viviamo in un tempo in cui prendersi cura è sospetto,
difendere i fragili è deriso,
ricordare il limite entro cui ognuno di noi deve muoversi
è visto come debolezza.
Quando l’umano diventa lo scandalo,
non è l’etica ad essere in crisi:
è la civiltà che sta cambiando parametro.
Mi torna in mente una scena de Il diavolo veste Prada. Quella del maglione ceruleo. La protagonista crede di aver scelto liberamente un colore qualunque, comprato per caso su una bancarella, fuori dalle logiche della moda. Ma le viene spiegato, con fredda precisione, che quella scelta non è mai stata davvero sua: quel colore era stato deciso anni prima da pochissimi, filtrato dall’alto, reso desiderabile, poi normale, infine inevitabile. Quando è arrivato a lei, sembrava naturale.
È così che l’arroganza diventa forza, la prevaricazione competenza, l’amoralità pragmatismo.
Ed è così che la compassione, l’umanità, la pietas, l’idea stessa di comunità finiscono per apparire fuori moda, ingenue, persino scandalose.