Go down

Questo mondo manca di profondità, l’ha persa. Chiunque si sente legittimato a sparare qualsiasi boiata, a credere che quella boiata sia una verità assoluta e a incazzarsi pure quando qualcun altro ribalta quella boiata, normalmente con un’altra simile. Questa processione di opinioni verso il santuario della riconosciuta popolarità è francamente insopportabile. Si è passati dal pensiero debole alla debolezza senza pensiero. Non sono contrario alla libertà di parola, anzi. Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimersi. Sono contrario alle parole in libertà, quelle che non sono state veramente pensate e perciò rimangono superficiali. Vogliamo parlare poi del linguaggio? Io me ne intendo di linguaggio, è il mio lavoro. Il linguaggio non serve più a comunicare ma piuttosto a scomunicare. Scomunicare tutti quelli che non la pensano come quelli dell’ideologia dominante o di quella di turno oppure che dicono parole o frasi che potrebbero offendere qualcuno.


Se avete aperto questo articolo probabilmente è perché vi aspettate una profonda riflessione sull’imminente referendum o addirittura delle indicazioni di voto. Mi dispiace deludervi ma avete sbagliato. Io non faccio politica, faccio pensare. Il referendum mi serve per introdurre il vero tema di questo contributo ovvero l’ideologia. E certamente il dibattito intorno al referendum è intriso di ideologia. Per quanto riguarda il voto, votate come vi pare ma per favore fatelo nel merito e non perché motivati da una visione ideologica. Fatelo informandovi bene sul contenuto dello stesso e non per partito preso. Perché dico questo? Perché, ad esempio, so per certo che tanti che voteranno No, in realtà voterebbero Sì se il referendum fosse stato proposto dallo loro parte politica. È intelligente questo? No. E questo è uno dei problemi più grandi di questo paese chiamato Italia. Conosco il mondo, ho viaggiato in moltissimi paesi e “pratico” diverse culture. Ebbene, l’Italia è uno dei paese più ideologizzati che conosca.

A volte mi capita di fare delle lezioni sull’Italia a gruppi di alumni americani che vengono da diverse parti degli Stati Uniti. È una soddisfazione leggermente superiore a quella di insegnare a giovani studenti, perché questi alumni sono adulti, hanno più consapevolezza su tante cose e soprattutto sono curiosi. Tuttavia è sempre complicato quando provo a spiegare loro che paese complicato sia l’Italia e quanto le ideologie siano una delle cause di questa complessità. Anche in America ci sono ideologie e mai come in questo momento storico si assiste ad una imbarazzante polarizzazione. Ma quando si tratta di scegliere il bene comune, normalmente loro vanno oltre le proprie ideologie.

In ogni caso, dal mio visto di vista, il pensiero ideologico o ideologizzato è sbagliato nel principio perché è una forma di paralisi cognitiva che impedisce di vedere la realtà con libertà e chiarezza.

Un altro esempio: non vivo né voto a Firenze ma ci lavoro e sono quotidianamente lì. La conosco come le mie tasche e subisco molte delle sue inefficienze. In questo particolare momento storico Firenze sta affrontando una serie infinità di problematiche. È una città che è molto diversa da come era anni fa. I tre quarti di questi problemi sono stati causati dall’amministrazione di questa città che è sempre la stessa da decenni. Parli con la gente e tutti si lamentano e sono pesantemente insoddisfatti. Eppure, quando si tratta di andare a votare, la gente vota regolarmente lo stesso partito perché dicono che gli altri farebbero peggio. In altre parole preferiscono tenersi i problemi e il crescente degrado piuttosto che dare il voto ad una parte ideologicamente contraria. È intelligente questo? No. Anche perché, specialmente a livello locale, cambiare spesso governo è sano e fondamentale. Si badi bene: sono indifferente alla questione destra o sinistra. Io non sono di nessuno. E rispetto al referendum e alle elezioni comunali farei gli stessi esempi al contrario, anche perché si sono già verificati. Nel referendum precedente e in elezioni comunali in città governate regolarmente dalla parte opposta a quella che c’è a Firenze. Non mi interessa affatto parlare di un partito piuttosto che di un altro. Sarebbe ideologico. Io mi definisco uno spirito libero, ammesso che questa definizione abbia ancora un senso.

Il punto centrale di questi spunti è invece che l’ideologia è la morte del pensiero critico e chi sceglie qualsiasi cosa sulla base della propria ideologia ha già perso.

Il motivo per cui questo paese, così talentuoso e creativo, non avanza politicamente, socialmente e culturalmente è perché molte persone, compresi i nostri rappresentanti politici, non scelgono, non legiferano, non operano in nome di un bene comune ma solo in risposta al loro credo ideologico. Parliamo di un paese che molto spesso non è A FAVORE di qualcosa ma sempre CONTRO qualcosa. Lo vediamo ovunque. Nello sport, specialmente in quello più popolare, si va allo stadio non per tifare la propria squadra ma per tifare contro l’avversario. In politica molto spesso si vota contro qualcuno o qualcosa invece che per qualcosa o qualcuno. In campo economico e sociale tante decisioni vengono prese contro qualcosa invece che a favore di qualcosa.

Io vorrei invece un paese in cui le scelte e le decisioni venissero fatte e prese per la bontà che possono portare a tutti. E non dovrebbe esserci nulla di male né di sbagliato nel votare e nel supportare qualcosa proposto dalla parte avversa. È l’unico modo di crescere, di avanzare, di progredire.

Ho scritto molto di ideologia nelle mie opere. Magari avrete voglia di leggerla. Ne ho scritto perché per me l’ideologia è una zavorra insopportabile e mi rattrista vedere che è una delle cause principali della stagnazione, in molti settori, di questo paese.

Sono infatti stanco di questo dogmatismo isterico con cui gli individui si approcciano alla realtà credendo che il loro approccio sia quello giusto, dogmatico appunto, e quello degli altri una buffonata. E che quando si scontrano con un’idea diversa che mette leggermente in discussione i propri granitici postulati, danno in escandescenze e diventano isterici, accusando l’interlocutore di turno di ignoranza o incompetenza. L’ideologia è il vero male del mondo. Non si hanno più idee. Né pensieri. Esistono ormai solo pareri che si crede abbiano validità solo per il fatto di essere reiterati all’infinito o lanciati nella rete, moltiplicandoli a dismisura. I pareri sono superficiali, il pensiero è profondo. Questo mondo manca di profondità, l’ha persa. Chiunque si sente legittimato a sparare qualsiasi boiata, a credere che quella boiata sia una verità assoluta e a incazzarsi pure quando qualcun altro ribalta quella boiata, normalmente con un’altra simile. Questa processione di opinioni verso il santuario della riconosciuta popolarità è francamente insopportabile. Si è passati dal pensiero debole alla debolezza senza pensiero. Non sono contrario alla libertà di parola, anzi. Tutti hanno il diritto e il dovere di esprimersi. Sono contrario alle parole in libertà, quelle che non sono state veramente pensate e perciò rimangono superficiali. Vogliamo parlare poi del linguaggio? Io me ne intendo di linguaggio, è il mio lavoro. Il linguaggio non serve più a comunicare ma piuttosto a scomunicare. Scomunicare tutti quelli che non la pensano come quelli dell’ideologia dominante o di quella di turno oppure che dicono parole o frasi che potrebbero offendere qualcuno. Questo politicamente corretto ha francamente stancato. Non si capisce che usare la parolina giusta e corretta non significa che dietro quella cordialità non possa comunque nascondersi un pensiero violento. È il pensiero che conta, e le azioni che seguono. Il linguaggio serve, serviva, a comunicare quel pensiero. Ora invece si insegna ad usare il linguaggio per nascondere il pensiero. Così tutti ci parliamo a modino e siamo tutti gentilissimi gli uni con gli altri ma nessuno capisce veramente cosa pensa l’altro e quale potenziale pensiero distruttivo possa esserci dietro quella facciata. Si è prodotta una frattura tra pensiero e linguaggio. Basta fare il verso agli americani che mentre noi li imitiamo, ce lo mettono in tasca!

Quello che mi dà fastidio è la chiusura mentale di chi pratica l’ideologia; il fatto di illudersi di aver trovato la risposta a tutto; il legare la propria mente al lucchetto dell’ideologia; il considerare tutti coloro che la pensano esattamente all’opposto, come qualcuno da distruggere. Questa mentalità mi disgusta ed è il motivo per cui questo paese vive da tempo nelle sabbie mobili. L’ideologia è la morte dell’idea. Ci possono essere idee buone o idee cattive ma l’ideologia mi sembra un monolite ingombrante che immobilizza il pensiero.

L’ideologia trasforma le idee in granitiche certezze incapaci di sciogliersi nuovamente nella realtà, impedendo a chi ne è afflitto di esaminarla in maniera distaccata e serena. Troppi ne soffrono, senza capire che l’ideologia non è un virus che porta alla perdita dell’olfatto e del gusto ma a quello ben più grave della vista, al limite della cecità.

L’ideologia si nutre di consolidati pregiudizi e come la neve, copre i terreni dove si posa, abolendo le differenze perché è convinta che tutto ciò che è sotto quella coltre faccia parte della stessa monocoltura e nel caso non lo fosse, fa di tutto per indottrinarlo. Laddove le erbe cattive vanno invece estirpate senza appello.

La sfrontata presunzione di chi è vittima di ideologia non è altro che l’irriverenza di chi crede di essere stato investito di una altissima missione per il solo fatto di aver scelto la parte ritenuta giusta. Il manicheismo è la parte peggiore dell’ideologia: il giorno del giudizio della becera supponenza. La vita invece insegna che è opportuno ogni tanto risciacquare i panni in un altro fiume per rinnovarsi; viceversa, l’ideologia si bagna più volte nello stesso fiume.

Io credo nel pensiero critico e lo insegno ai miei studenti, spero nel modo migliore. Pensare criticamente significa affrontare ogni nuova questione con un approccio nuovo, fresco, originale e adeguato. Basando ovviamente le proprie valutazioni sui propri valori e i propri credo, ma accettando apertamente le positività che derivano da un credo diverso.

Io credo infatti nel metodo socratico perché non è vincolante al 100%. Il metodo socratico consiste nel creare un ambiente in cui il pensiero ci aiuta a tirare fuori emozioni, reazioni e opinioni in relazione alla questione affrontata. Credo che il metodo socratico sia adatto a ogni essere umano, sia adatto a ogni circostanza e a ogni contesto, sia pluralistico, ovvero si occupi di una varietà di norme e tradizioni diverse e richieda di garantire che niente diventi autorità:

MENONE: O Socrate, avevo udito, prima ancora di incontrarmi con te, che tu non fai altro che dubitare e che fai dubitare pure gli altri: ora, come mi pare, mi affascini, mi incanti, mi ammali completamente, così che sono diventato pieno di dubbio. E mi sembra veramente, se è lecito scherzare , che tu assomigli moltissimo, quanto alla figura e quanto al resto, alla piatta torpedine marina. Anch'essa, infatti, fa intorpidire chi le si avvicina e la tocca: e mi pare che, ora, anche tu abbia prodotto su di me un effetto simile. Infatti, veramente io ho l'anima e la bocca intorpidite e non so più che cosa risponderti. Eppure, più e più volte intorno alla virtù ho tenuto assai numerosi discorsi e di fronte a molte persone e molto bene, come almeno mi sembrava; ora, invece, non so neppure dire che cos'è. E mi sembra che tu abbia bene deliberato di non varcare il mare da qui e di non viaggiare: se tu, infatti, facessi cose simili, quale straniero, in altra città, verresti scacciato immediatamente come ciurmatore.

Coltivare il dubbio e aprire la mente, andando oltre i limiti delle ideologie, potrebbe essere la nostra salvezza.

Pubblicato il 11 marzo 2026

Leonardo Lastilla

Leonardo Lastilla / PhD, MA Intercultural Education, Professor of Italian language and literature, Food and Culture, Wine, Travel writing, History. Certified in Teaching Italian as a foreign language. Published author of literary works.

https://leonardolastilla.wordpress.com/