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La guerra può risolvere i conflitti? Libri per riflettere sull'interrogativo
La guerra può risolvere i conflitti? O può solo allontanarli da noi? Forse la guerra può solo illuderci, facendoci credere di poter allontanare da noi conflitti esistenti in luoghi apparentemente lontani, ma anche in luoghi vicini, e dentro noi stessi. Gaston Bouthoul, Franco Fornari, Edward Bond ci aiutano a riflettere.
Pubblicato il 11 marzo 2026
Ragionando su questi argomenti con Calogero Bonasia, a seguito di un testo da lui scritto, mi viene in mente che è importante per ognuno di noi cercare qui ed ora il senso della guerra ripercorrendo le letture che hanno contribuito a formare il personale pensiero.
Gaston Bouthoul, L'infanticidio differito e La guerra: uno sguardo originale e impietoso che parla della guerra come risposta a problemi demografici, come esportazione della conflittualità interna.
Su temi non lontani riflette Franco Fornari in Psicoanalisi della guerra e Psicoanalisi della situazione atomica: la guerra è esportare la colpa verso nemico esterno, cioè: elaborazione paranoica del lutto. Attribuire ogni colpa ad un nemico esterno. Ma poi questo allontanamento da noi nella 'situazione atomica' diventa impossibile, perché la distruzione dell'altro è anche la tua distruzione, e quindi si è costretti a reimportare il conflitto nella propria società, nel proprio gruppo: elaborazione maniacale.
Un altro libro interessante è Franco Cardini Quell'antica festa crudele: la guerra come sospensione del tempo ordinario, festa, sacrificio, rituale, rottura del quotidiano, estetica del sangue.
Un ultimo testo, che in qualche modo si lega ai precedenti, è il testo teatrale di Edward Bond: In the Company of Men. Parla della guerra come business, della logica del profitto come aggressione, di come il sistema politico in cui viviamo produce guerra: aggressività sociale diffusa, anche tra padri e figli. Gli aspetti rituali e festivi e le regole di cui parla Cardini non nascondono la dura realtà.
Ragionare su questi aspetti profondi, al di là della cronaca, seguendo lo stimolo offerto da libri che aiutano a riflettere, è forse l'unico modo rimasto per svegliarci dall'elaborazione maniacale -quella negazione del pericolo di cui parlava Fornari- in cui siamo immersi.