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Un testo tratto dal mio ultimo libro 𝐍𝐎𝐒𝐓𝐑𝐎𝐕𝐄𝐑𝐒𝐎 -𝐏𝐫𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐦𝐚𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐞𝐭𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.

La narrazione sul Metaverso celebra la curiosità ma in modo ingannevole. Un conto è la curiosità del video-giocatore che vuole aprire una porta sospettoso che possa celare un nemico da abbattere, diversa è la curiosità di chi le porte le vuole aprire spinto dalla motivazione di andare oltre, scrutare attraverso, aprirsi al rischio e all’imprevedibilità esistenziale, per farsi cogliere dallo stupore, dall’inatteso e dalla meraviglia.


“La curiosità specificamente umana si caratterizza per almeno cinque aspetti: (a) è rivolta a un fine più o meno lontano, piuttosto che a una causa immediata,[…] (b) è mentale in quanto è rivolta al futuro […]; (c) ha per oggetto precipuo il power, cioè la capacità di ottenere la soddisfazione dei propri appetiti non solo nel presente, ma ancor più nel futuro; (d) è consequenzialistica poiché ricava gli effetti dalle cause, piuttosto che le cause dagli effetti; (d) è condizionale giacché la modalità del nesso causa effetto che interessa al «curioso» è la possibilità.” - Paganini, Hobbes e la curiosità dei moderni, «Rivista di storia della filosofia», LXXIII, 2018, n. 3, Pag. 397)


La curiosità è un elemento basilare della cognizione umana, le cui funzioni biologiche, i meccanismi e gli ambiti neuronali che la caratterizzano, sono ancor poco conosciuti. Ciò che si conosce è sufficiente per inserire la curiosità nel pantheon del Nostroverso, come strumento motivatore fondamentale per l’apprendimento, per la soluzione di problemi e per i processi decisionali, per la conoscenza e per l’esperienza, dentro i molteplici universi oggi frequentati.

La curiosità umana non è mai ferma, caratterizzata com’è dall’irrequietezza, da un risorgente desiderio di vedere, muovere l’attenzione, spostarsi sul nuovo, lasciarsi stupire e meravigliare, dal desiderio di capire, di conoscere il perché e il per come, di porre domande su tutto. È una virtù motivazionale, tipica di esseri umani sempre spinti da interessi pragmatici a cercare significati, fini e risultati ma anche dal bisogno di conoscenza. Si presenta in forme diverse, non sempre nobili, oggi spesso vincolate da barriere e limiti che la relegano a semplice ricerca di informazioni, navigazioni Internet o pratiche social online come quelle caratterizzate dalla ricerca di “curiosità” in forma di gossip e pettegolezzi, per seguire novità e memi virali online.

La curiosità umana non è mai ferma, caratterizzata com’è dall’irrequietezza, da un risorgente desiderio di vedere, muovere l’attenzione, spostarsi sul nuovo, lasciarsi stupire e meravigliare, dal desiderio di capire

Pur in assenza di definizioni precise di cosa sia la curiosità umana, nel Nostroverso la curiosità è definibile come un impulso forte, incarnato, motivato interiormente, finalizzato a una migliore cognizione della realtà, a soddisfare il desiderio di conoscere ciò che ancora non si conosce, ad andare oltre le informazioni per acquisire nuove conoscenze utili per una maggiore conoscenza (curiosità epistemica), motivata dalla spinta potente verso il piacere della scoperta che ci potrebbe dare una marcia in più nella nostra vita di tutti i giorni. Alimentando la mente e le sue azioni. Caratterizza questa curiosità l’andare oltre la singola o specifica informazione, per praticare una curiosità allargata, aperta a stimoli cognitivi e percettivi in grado di soddisfare desideri generali più ampi. Una curiosità aperta, disponibile a prendersi dei rischi, come lo è la curiosità del bambino che, di fronte a una porta chiusa, sceglie di aprirla. Il rischio a cui va incontro è reale ma può essere anche un’opportunità di apprendimento e di comprensione della realtà, in modo da poter intervenire successivamente anche sulle proprie esperienze e modalità di apprendimento.

Senza curiosità il mondo e gli altri ci sarebbero sconosciuti, la verità nascosta e la sua ricerca resa più complicata. La soluzione ai problemi dell’esistenza sarebbe più problematica, il futuro sempre prudente e uguale, senza innovazioni e turbamenti. Nel mondo digitale di oggi la curiosità è piegata alla novità, all’evento e al pettegolezzo, al così e così, alla notifica e al meme virale di turno, al vaniloquio e alla violenza del linguaggio. Soddisfa bisogni urgenti del momento, senza mai assorbire i nostri pensieri e diventare proficua. Serve a motivare la ricerca di sempre nuove informazioni, a rendere più efficace la ricerca stessa, ad acquisire metodi di comparazione sempre più sofisticati. È però spesso usata in modo strumentale, per scrutare l’altro, tenerlo sotto una lente di ingrandimento, alla ricerca di input potenziali per un messaggio, un post, un racconto online. È come se la curiosità online fosse guidata da motivazioni esterne, dettate da finalità ludiche e gratificanti più che dalla ricerca cognitiva di conoscenze, alla scoperta di nuove rappresentazioni mentali della realtà e nuovi modi di apprendere.

Caratterizza la curiosità l’andare oltre la singola o specifica informazione, per praticare una curiosità allargata, aperta a stimoli cognitivi e percettivi in grado di soddisfare desideri generali più ampi

Senza curiosità non ci sarebbe la ragione, diceva Hobbes fondatore con altri dell’umanesimo scientifico, non esisterebbe la ricerca scientifica e filosofica, la traduzione del discorso mentale in discorso verbale. Non ci sarebbero stati Leonardo da Vinci, Marie Curie, Einstein, Newton, Steve Jobs, Sherlock Holmes, Frank Zappa, e molti altri. La curiosità è un elemento che differenzia gli umani dagli animali, è alla base della loro evoluzione che li ha portati al dominio antropomorfo del mondo. Non a caso la curiosità ha interessato gli umanisti che dibattevano sulla dignità dell’uomo (la Oratio de hominis dignitate di Pico della Mirandola) rinascimentale, intesa come “capacità di intervenire attivamente e creativamente nel cosmo” (Burckhardt), non sottoposta ad alcuna volontà divina. La curiosità, una passione e uno stato mentale più che una facoltà, un sentimento o un istinto (gli umani non hanno istinti, vivono di passioni), ha giocato un ruolo chiave nella storia dell’evoluzione umana e nell’era della modernità. È all’origine degli sviluppi industriali, ha consentito un progresso misurabile della condizione umana sulla terra, è responsabile della ricchezza dell’esperienza umana situata nel tempo e in spazi fisici così come dentro metaversi e mondi digitali. Oggi la curiosità rischia di non avere più nessun ruolo o di essere semplicemente canalizzata nella ricerca del già noto, dentro canali informazionali predisposti da altri e, proprio per questo, nemici della curiosità altrui perché percepita come potenzialmente anticonformista, anarchica e ribelle, non omologabile. Proprio la curiosità che serve. Una curiosità dettata dalla tensione alla ricerca, dalla predisposizione mentale e interiorizzata di andare oltre, altrove, per oltrepassare il già noto e conosciuto, è una pratica da imbrigliare più che da promuovere e sponsorizzare. Una pratica che dovrebbe al contrario essere sviluppata e adottata da tutti, con l’obiettivo di resistere alle narrazioni conformiste dominanti, motivata dalla necessità di esplorare idee nuove e nuovi percorsi interpretativi, di cercare tutto ciò che serve per cambiare idee e comportamenti, quelli che tanto stanno oggi cambiando in negativo la nostra esistenza umana sulla terra.

L’inserimento della curiosità come pratica del Nostroverso è motivato dal suo potenziale esplorativo, nei confronti dell’ignoto, in alcuni casi precognitivo e animale, bizzarro e generativo insieme, nel produrre l’imprevedibile stupore che impedisce ogni inquadramento. Una facoltà, che le macchine non hanno, di produrre conoscenza, nel non dare mai nulla per scontato, finalizzando entrambi gli atteggiamenti a intervenire sul mondo in modo performativo. Per trasformarlo e cambiarlo in meglio, anche in modalità alternative a quelle imposte dalle narrazioni predominanti, dando voce alla differenza e alla dissidenza. Non necessariamente perseguendo obiettivi utilitaristici, materialistici e strumentali come quelli a cui è piegata oggi la curiosità nei metaversi digitali, ma cercando di soddisfare il desiderio e la sete mobilitante di conoscenza, che nessuna fonte potrà mai soddisfare una volta per tutte. La curiosità è un movimento bio-psichico e mentale, alla base delle domande da porsi, del pensare criticamente, dell’interrogarsi intenzionale, del perseverare nel curiosare ed esplorare oltre, ad occhi spalancati, aperti alla meraviglia, alla (ri)scoperta, al cambiamento e alla innovazione.

Oggi la curiosità rischia di non avere più nessun ruolo o di essere semplicemente canalizzata nella ricerca del già noto, dentro canali informazionali predisposti da altri 

In questo contesto la curiosità assume una valenza positiva, come quella del bambino, pura e senza secondi fini, guidata da sensorialità e affettività, prima che venga penalizzata o avvilita dall’uso di un dispositivo tecnologico regalato da genitori incapaci di dare risposte ai tanti perché adolescenziali. Nasce dalla disponibilità ad affacciarsi sulla soglia, a mettersi alla finestra. Un modo per praticare una ricerca continua, radicale nel sentire, dettata dal sano desiderio intellettuale di conoscere, rompendo ogni schema o strutture mentali precostituite, di anticipare il futuro e superare dei limiti, ma anche di apprendere e di sapere, di cura e sollecitudine per sé e per gli altri. La cura è insita nella stessa etimologia della parola (dal latino “curiosus” che deriva da “cura”, premura, che significa sollecitudine, fa il paio con il suo opposto “incuriosus“ che richiama l’incuria e la negligenza, ma anche egoismo e insensibilità). Lo avevano ben intuito i latini che vedevano nella curiosità una tensione progettuale, un farsi carico prendendosi cura, a partire da una vita vissuta coltivando la ricerca della conoscenza e di qualcosa di grande, che non sia semplice informazione, pettegolezzo, luogo comune, adeguamento passivo alla conformità. Lo sosteneva anche Michel Foucault per il quale la curiosità “evoca la cura, l’attenzione che si presta a quello che esiste o che potrebbe esistere, un senso acuto del reale, che però non si immobilizza mai di fronte a esso, una prontezza a giudicare strano e singolare ciò che ci circonda, un certo accanimento a disfarsi di ciò che è familiare, un ardore di cogliere quello che accade e che passa, una disinvoltura nei confronti delle gerarchie tradizionali tra ciò che è importante e ciò che è essenziale[1]”. Una curiosità finalizzata all’aver premura e cura favorisce l’ascolto e l’osservazione, mobilita la consapevolezza del sé e dell’altro da sé, è alla base di nuovi scambi dagli effetti arricchenti e condivisi.

Scoprire cose nuove è sapere, rompere l’immobilismo, muoversi nell’inquietudine (è timore e tremore parafrasando impropriamente Kierkegaard). La scoperta nasce dal mostrare interesse per l’ignoto, dal coltivare l’attenzione che permette di passare dal vedere e dal percepire all’agire. Si materializza grazie alla ricerca (see-king) curiosa che porta ad ascoltare le domande che ci nascono dall’interno come espressione della nostra forza vitale e del nostro essere (sentirci) esistenzialmente vivi. Domande spontanee, contraddittorie e incongrue ma in grado di aprire strade e scenari nuovi, sorprendenti e non programmati, capaci di liberare forze e risorse necessarie a ricodificare la realtà, a scoprire le molteplici connessioni che caratterizzano il nostro stare al mondo, dentro contesti incarnati nei quali il sé non esiste al di fuori dell’Altro, spesso sconosciuto. Senza curiosità, senza la volontà di guardare le cose da punti di vista diversi, senza lasciarsi meravigliare dal nuovo, dallo sconosciuto non c’è conoscenza e neppure sapere. Lo pensava anche il Galileo Galilei della Favola dei suoni, un apologo in difesa della ricerca scientifica inserito nel Saggiatore[2] nel quale descriveva la curiosità come nutrita da una intelligenza aperta a nuove esperienze sensibili, al dubbio e alla capacità di mettere in discussione sé stessi, le proprie convinzioni, credenze e sapere, alla perspicacia (capacità di guardare con attenzione e capire in tempi rapidi), all’umiltà.

la curiosità assume una valenza positiva, come quella del bambino, pura e senza secondi fini, guidata da sensorialità e affettività, prima che venga penalizzata o avvilita dall’uso di un dispositivo tecnologico

Come potenziamento del desiderio umano, al di là di ogni finalità utilitaristica, produttiva e strumentale, la curiosità distingue l’essere umano dagli altri animali ma anche dalla macchina. Si manifesta in ogni persona curiosa come un desiderio sempre proiettato al futuro che si muove verso l’ignoto, si nutre di incertezza, da accettare e sfidare in modo costruttivo e produttivo per sondare l’inconoscibile e l’infinito. Tutto ciò non va confuso con una curiosità online di persone che guardano ma non vedono, accettano acriticamente ciò che altri hanno selezionato per loro, narrazioni e risposte, senza interrogarsi e porre domande. Persone già sazie di quello che hanno e che non si sentono coinvolte, se non nella ricerca di guadagni e ricompense, vantaggi, premi e gratificazioni individuali. Incapaci anche, per la loro razionalità quasi computazionale, di cogliere il nuovo in emergenza, di farsi sorprendere dalla serendipità e imprevedibilità degli eventi, persone che “scambiano il mondo con il suo disegno, che sostituiscono il tracciato alla navigazione in mare aperto[3]”.

Nel Nostroverso la curiosità non può essere mortificata. È una molla potente di apprendimento e di conoscenza, di distrazione utile a riguadagnare l’attenzione, di uscita fuori dal seminato nel quale vorrebbero tenerci molte forze dominanti del presente, comprese quelle tecnocratiche e tecnologiche. È una virtù utile a contrastare il conformismo che diventa dogmatismo, diffondendo ignoranza. Aiuta a creare narrazioni fuori tema e oltre le righe, a interrogarsi sui fenomeni e sugli eventi, a ipotizzare nuovi scenari, a rompere l’immobilismo, cercare nuove ipotesi, usare strumenti di indagine e implementare nuove metodologie. Si attiva grazie alla capacità di rinunciare ad assimilare ciò che conviene conoscere, o ad accettare l’eco rumoroso delle tante camere dell’eco oggi frequentate. Sposta l’attenzione verso ciò che è straordinario, non conforme, routinario o programmato, alimentando incertezza, inquietudine, facendo emergere tante semplici domande, utili a una maggiore consapevolezza, in modo da potersi liberare da ciò che è familiare per guardare le cose in modo diverso, controcorrente, da pecora nera mai contenta di far parte di un gregge. Si alimenta di uno sguardo libero, capace di perforare il già noto e il condiviso da tutti. Coltiva la capacità di saper pensare criticamente, dovuta allo sviluppo della capacità riflessiva, all’attenzione e alla responsabilità.

la curiosità distingue l’essere umano dagli altri animali ma anche dalla macchina. Si manifesta in ogni persona curiosa come un desiderio sempre proiettato al futuro che si muove verso l’ignoto, si nutre di incertezza

Abitare la curiosità è abitare la fragilità umana e la domanda, apre al contesto, alla memoria, al complesso, alle conoscenze e all’alterità, soprattutto alla sorpresa generatrice di nuovi scenari e potenziali utopie. La curiosità blocca scelte binarie, dicotomiche e in tempo reale, come quelle oggi elargite dalle piattaforme social sulle quali le curiosità (oggi esposte sul web ieri dentro musaei, thesauri, naturalia, Wunderkammern e cabinets) dominano sulla curiosità. La curiosità online è tecno-guidata da algoritmi che spingono a scelte binarie. Pensati per evitare momenti di riflessione e di interruzioni, mirano a impedire che si manifesti l’incertezza del dubbio, diffondendo la paura per la pericolosità dell’ignoto, riducendo o condizionando ogni riflessione critica che potrebbe determinare scelte diverse. Resistere alla prepotenza dell’algoritmo e alla sua logica gratificante legata al MiPiace è un modo di saper ascoltare il proprio vissuto e la propria sensibilità, di lasciarsi emozionare, di anticipare e prepararsi all’inatteso, di non fermarsi all’ovvio e al raccontato per andare alla ricerca, con curioità, di tutto ciò che gli sta intorno.

Il concetto di curiosità ha sempre goduto di grande ambiguità e ambivalenza (It is curiosity, after all, that roams the surface of Mars, but didn’t it also kill the cat?) È stato spesso stigmatizzato come passione negativa, vizio malsano. Lo racconta molto bene la storia del concetto in filosofia nella sua storia ed evoluzione. Nel proporre la curiosità come una pratica per il Nostroverso propendo per una sua interpretazione positiva come strumento di conoscenza, stupore e meraviglia, anche rivolta all’interno, al guardarsi dentro, all’esplorazione interiore, distogliendo lo sguardo dagli altri. Uso questo tipo di curiosità per marcare la sostanziale differenza con la curiosità che domina online, fatta di una miriade di persone, di tutte le categorie, giornalisti e influencer compresi, abituate a ficcanasare, a non farsi mai i fatti propri, sempre alla ricerca di “curiosità”, di notifiche eccitanti, provocanti, valide per la loro carica di visibilità, per poter disporre di materiale fresco da condividere, su cui commentare, postare, e spettegolare. Questo tipo di curiosità non è propriamente curiosa, forse è malata, va a caccia di “curiosità”, è bulimica, si manifesta in modalità malsane, ai limiti dell’intelligenza umana, è usata più come strumento per soddisfare l’ego individuale che per conoscere, prendersi cura, agire sul mondo in modo da non esserne semplici spettatori. La curiosità del Nostroverso richiama quella descritta da Montaigne nei suoi Essais. Pur sottolineando la natura bifronte (curiositas sciendi e générose ignorance) della curiosità, il filosofo francese sposava la sua utilità per la conoscenza, la sua validità come categoria per analizzare la psicologia umana e l’antropologia. Strumento potente per “rapportare il vero al falso”, esplorare l’ignoto, per andare oltre un ordine di cose che, avendo sollecitato la curiosità o per non averla soddisfatta, si mostra già come vacillante e come tale già superabile.

Abitare la curiosità è abitare la fragilità umana e la domanda, apre al contesto, alla memoria, al complesso, alle conoscenze e all’alterità, soprattutto alla sorpresa generatrice di nuovi scenari e potenziali utopie

La curiosità non è razionale, è incarnata, legata alle emozioni e alle passioni, è un sentimento caldo, desiderante, va di pari passo con la ragione ma è una passione. Da essa sono animati i tanti creatori di soluzioni tecnologiche come Steve Jobs (“Stay hungry, stay foolish”) che hanno cambiato il mondo, anche se poi le loro creazioni, in primo luogo le piattaforme di social networking, hanno spento la fiamma della curiosità nelle ultime generazioni, effetto anche della aumentata facilità con cui si possono trovare facili risposte, che permettono di evitare la pratica del dubbio e la fatica insita nel formulare domande. Una tecnologia percepita come magica, pervasiva e invisibile ha finito per spegnere la fiamma ardente della curiosità, rendendoci tutti deboli nei suoi confronti, sempre più ignoranti sul suo reale funzionamento. Il surplus informativo ha generato una pioggia di curiosità che hanno spento la curiosità, hanno fatto prevalere l’apparenza e l’inganno sulla realtà, l’informazione sulla conoscenza, il conformismo sul pensiero critico, Wikipedia sulla ricerca delle fonti e delle referenze, la falsità sulla verità, l’indifferenza sull’avere cura, il pregiudizio sul giudizio che si alimenta del dubbio, la semplificazione sulla complessità, la pigrizia mentale sulla capacità di operare scelte.

La pratica di rimanere curiosi deve trovare le motivazioni giuste per acquisire beni intellettuali, a partire dalla consapevolezza della loro mancanza (ignoranza), per poi impegnarsi nella loro ricerca. È strettamente collegata alla pratica del dubitare e del porsi/fare domande, vincendo la timidezza e ammettendo di non sapere, confrontandosi con gli altri, sempre con delicatezza e discrezione perché nel Nostroverso gli altri sono persone e non avatar digitali. Con una mente aperta e libera, dotati di capacità (auto)critica, ci si può lasciare attrarre dalla loro diversità e unicità, predisponendosi al dialogo e all’apprendimento.

La curiosità non è razionale, è incarnata, legata alle emozioni e alle passioni, è un sentimento caldo, desiderante, va di pari passo con la ragione ma è una passione. 

Nell’era delle piattaforme social che si sono prese il diritto di tenerci sempre aggiornati e informati, abituandoci al già noto e al conosciuto, a quello che tutti già sanno o sono in procinto di sapere grazie a una notifica o un messaggio digitale, la curiosità va coltivata, nutrita e sviluppata. Per farlo non basta dubitare, porsi e porre domande e seguire tracce, bisogna coltivare la volontà di sapere, stare dentro la realtà fattuale con occhio attento e curioso, aprirsi e immergersi nello sguardo dell’altro, tornare alla lettura e leggere molto, unico modo per aprire la mente a prospettive e visioni del mondo diverse. Bisogna acquisire informazioni e conoscenze che possano ampliare la propria conoscenza favorendo il dialogare e l’argomentare. Mai dare per scontato che le proprie ipotesi o presupposizioni siano valide ma esercitarsi nella loro falsificazione, verificando i fatti da cui sono nate. Si può applicare lo stesso approccio alle innumerevoli false verità, molte di stampo politico o propagandistico, che si presentano come vere alla acritica credulità e alla conformistica acquiescenza. Meglio provare nuove esperienze in modo da aprirsi a nuovi orizzonti e scenari, impegnandosi nell’apprendimento di cose nuove. Bisogna saper accettare i limiti che caratterizzano l’essere umano e abbracciare i fallimenti da essi generati, possono servire a sviluppare resilienza e perseveranza che servono per confrontarsi con la complessità e la sua criticità.

Una curiosità, motivata dalla ricerca della consapevolezza come percorso verso la conoscenza, può servire a rompere il presentismo corrente che ha reso obsoleti il passato e l’antico. Il passato della historia magistra vitae non è un museo di anticaglie tecnologiche inservibili come lo sono le discariche digitali che si trovano a Bangalore, ma uno spazio nel quale praticare una curiosità investigatrice e rivelatrice, finalizzata a cogliere gli aspetti di alterità di un passato ormai annichilito dentro narrazioni cloroformizzate, usate in modo strumentale per giustificare e trovare similitudini con il presente. L’antico ha smesso di attirare l’attenzione dei più, proprio nel momento in cui è aumentato il bisogno di recuperare le proprie memorie personali (non ancora sul cloud) e altrui, di coltivare una maggiore conoscenza storica, in particolare di riconsiderare virtù e valori che sembrano evaporati, introvabili nei metaversi online.

Bisogna saper accettare i limiti che caratterizzano l’essere umano e abbracciare i fallimenti da essi generati, possono servire a sviluppare resilienza e perseveranza

Questo bisogno può ridare forza alla curiosità come pratica per il disvelamento dell’inganno narrativo dell’era tecnologica. Può aiutarci a rivalutare la nostra immaginazione, che ci permette di guardare al mondo “come se”, orientando lo sguardo su scenari, forse ingannevoli e irrealizzabili, ma pur sempre possibili. Farsi strada tra le tante post-verità rende forse impossibile trovare la verità, ma il solo esercizio del curiosare, del trovare, del conoscere e dell’esistere può giustificare la ricerca. Lo spazio da cui partire è quello fisico, incarnato, fatto del vissuto di persone in carne e ossa che lo abitano lasciandovi le loro tracce, uno spazio che in questo libro ho identificato nel Nostroverso.

Un universo incarnato proposto in contrapposizione ai tanti metaversi disincarnati emergenti che sembrano pensati per eliminare qualsiasi forma di curiosità, tanto sono impegnati a tenere basso lo sguardo dei loro abitanti e di impedire di guardare in alto, con sguardo critico, curioso e disvelatore. La narrazione sul Metaverso celebra la curiosità ma in modo ingannevole. Un conto è la curiosità del video-giocatore che vuole aprire una porta sospettoso che possa celare un nemico da abbattere, diversa è la curiosità di chi le porte le vuole aprire spinto dalla motivazione di andare oltre, scrutare attraverso, aprirsi al rischio e all’imprevedibilità esistenziale, per farsi cogliere dallo stupore, dall’inatteso e dalla meraviglia.  Quelle del Metaverso sono porte girevoli senza vie di uscita, quelle del Nostroverso sono porte aperte, sempre disponibili per quanti hanno scelto di curiosare, di conoscere e di sapere.

La curiosità è una pratica che dovrebbe essere sviluppata e adottata da tutti, con l’obiettivo di resistere alle narrazioni conformiste dominanti, motivata dalla necessità di esplorare idee nuove e nuovi percorsi interpretativi


Note

[1] Archivio Foucault 3, Feltrinelli 1998, traduzione di Sabina Loriga

[2] Il Saggiatore, nel quale con bilancia esquisita e giusta si ponderano le cose contenute nella Libra astronomica e filosofica di Lotario Sarsi Sigensano è un trattato scritto da Galileo Galilei sotto forma di lettera indirizzata a Virginio Cesarini e stampato nell'ottobre del 1623 a Roma.

[3] Elena Granata, articolo del 11 giugno 2023 pubblicato sulla rivista DoppioZero

StultiferaBiblio

Pubblicato il 11 gennaio 2026

Carlo Mazzucchelli

Carlo Mazzucchelli / ⛵⛵ Leggo, scrivo, viaggio, dialogo e mi ritengo fortunato nel poterlo fare – Co-fondatore di STULTIFERANAVIS

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