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di Luca Sesini e Beppe Carrella -

Demetra e Storm non sono solo simboli. Sono bussole narrative per orientarci in un presente complesso. Una ci ricorda che nutrire è un gesto sacro, l’altra che il clima è un diritto collettivo. Insieme, ci invitano a costruire reti digitali che non siano solo efficienti, ma anche giuste, inclusive e rigenerative.

Perché la fame non si sconfigge solo con più cibo, ma con più equità, più ascolto, più immaginazione.


Nel cuore di un pianeta che produce abbastanza cibo per tutti, ma dove ancora 733 milioni di persone soffrono la fame, due figure si stagliano come simboli di una nuova alleanza: Demetra, dea del raccolto, e Storm, supereroina che governa il clima. Una appartiene al mito, l’altra alla fantascienza. Ma oggi, nel tempo della crisi climatica e della trasformazione digitale, entrambe ci parlano di giustizia alimentare, resilienza e potere condiviso.

Demetra: il seme della giustizia, tra terra e algoritmi

Demetra non è solo la madre della fertilità, la protettrice dei raccolti, la custode del nutrimento come diritto, della terra come bene comune, del ciclo della vita come equilibrio fragile. In un articolo che affronta la fame nel tempo della digitalizzazione, il suo riferimento è tutt’altro che decorativo: è strutturale.

Demetra ci permette di rileggere l’agricoltura non come settore produttivo, ma come atto di cura, come sistema relazionale tra esseri umani, ambiente e tecnologie. Il suo mito, segnato dalla perdita di Persefone e dalla sospensione delle stagioni, diventa metafora potente della sottrazione di sovranità che oggi vivono molti piccoli produttori agricoli, esclusi dalle piattaforme digitali, dai dati, dalle decisioni.

Nonostante siano il cuore pulsante dell’alimentazione globale, i piccoli produttori agricoli continuano a essere messi ai margini. Producono circa il 70% del cibo che nutre il mondo, ma quando si parla di innovazione digitale, spesso restano fuori dalla stanza dei bottoni.

Secondo il rapporto ASviS 2025, la digitalizzazione dell’agricoltura – che promette efficienza, sostenibilità e previsione – rischia di diventare un processo escludente. Le piattaforme per l’agricoltura di precisione, spesso sviluppate da grandi aziende tecnologiche, tendono a concentrare dati e potere decisionale, lasciando indietro chi non ha accesso a connessioni stabili, formazione tecnica o risorse economiche.

Così, la tecnologia che potrebbe ridurre la fame rischia di amplificarla. Perché quando i dati non sono condivisi, quando gli algoritmi non parlano la lingua dei contadini, quando le soluzioni non nascono dai territori… allora la disuguaglianza si riproduce, anche in formato digitale.

Nel contesto dello SDG 2, Demetra incarna la domanda fondamentale: chi nutre chi? E chi decide come?. Non è solo un archetipo: è una voce che chiede trasparenza, redistribuzione, accesso, e che ci ricorda che la fame non si combatte solo con più tecnologia, ma con più giustizia.

Demetra ci ricorda che nutrire è un atto politico. E che la sovranità alimentare, oggi, passa anche per la sovranità algoritmica: chi possiede i dati agricoli? Chi decide come vengono usati? Chi ne trae beneficio?

Storm: il clima come diritto, la tecnologia come alleata

Viviamo un tempo in cui il clima non è più solo sfondo: è protagonista, spesso ostile. Le piogge non arrivano quando servono, o arrivano tutte insieme, travolgendo raccolti e comunità. La terra si spacca, si inaridisce, si ritira. In molte regioni del mondo, coltivare non è più una certezza, ma una scommessa quotidiana.

Secondo le stime della FAO, entro il 2050 la produttività agricola globale potrebbe ridursi del 17% a causa del cambiamento climatico, con impatti più gravi proprio dove le risorse sono più scarse. Non è solo una questione di rese: è una questione di giustizia.

In un mondo dove il clima è sempre più imprevedibile, Storm non è solo una supereroina: è il volto della giustizia climatica. Il suo potere di governare piogge e venti diventa metafora di un’urgenza globale — proteggere i raccolti, prevenire carestie, garantire il diritto al nutrimento. Nata in Kenya, cresciuta tra deserti e metropoli, Ororo Munroe ha imparato a leggere il cielo, a sentire la terra, a proteggere chi non ha voce. Il suo potere di controllare il clima non è solo spettacolare: è profondamente politico.

Oggi, la sicurezza alimentare dipende anche dalla capacità di anticipare eventi estremi. E qui entra in gioco la tecnologia: modelli climatici predittivi, reti di sensori, sistemi di allerta precoce. Ma Storm ci ricorda che questi strumenti devono essere accessibili, inclusivi, pensati per chi vive ai margini.

La fame non nasce solo dalla scarsità, ma dall’asimmetria: chi ha accesso ai dati può adattarsi, chi ne è escluso resta vulnerabile. Storm ci invita a ridisegnare la sostenibilità digitale come infrastruttura di equità, dove la resilienza non è un privilegio, ma un diritto.  In questa visione, la tecnologia non è neutra: è uno strumento di cura, se progettata con criteri etici e partecipativi. E Storm, con il suo sguardo lucido e il suo potere rigenerativo, ci ricorda che il futuro si costruisce tra terra e nuvole — con intelligenza, ma soprattutto con giustizia.

Quando si incontrano: un’alleanza per la resilienza

Immaginiamo un dialogo tra Demetra e Storm:

Demetra: “Io custodisco la terra, ma ho perso il controllo dei semi.”
Storm: “Io governo le nuvole, ma non posso decidere chi riceve la pioggia.”
Insieme: “Possiamo tessere reti di cura, dati e giustizia.”

Questa alleanza simbolica ci invita a ripensare la sostenibilità digitale non come una questione tecnica, ma etica, narrativa e politica. Non basta digitalizzare l’agricoltura: bisogna umanizzarla, decolonizzarla, redistribuirla.

Dati che parlano chiaro

  • 733 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2023, quasi una persona su 11. Ogni giorno viene scartato cibo a sufficienza per fornire oltre un miliardo di pasti (fonte rapporto ASviS 2025).
  • In Italia, l’insicurezza alimentare è in calo ma resta alta nel Mezzogiorno e tra le famiglie con minori. Le emissioni legate all’agricoltura sono in aumento, soprattutto per l’uso di fertilizzanti e la gestione dei reflui (fonte rapporto SDGs 2025 Istat).
  • La digitalizzazione agricola può aumentare la produttività del 20-30%, ma solo se accompagnata da formazione e accesso equo alle tecnologie (fonte UN Global Compact).

Buone pratiche che ispirano

  • Digital Green (Etiopia): piattaforma mobile che fornisce video formativi in lingua locale per agricoltori, con un approccio partecipativo e inclusivo.
  • Open Food Network (globale): software open source per creare filiere alimentari locali e trasparenti, gestite dalle comunità.
  • AgriPredict (Zambia): app che usa AI per diagnosticare malattie delle piante e consigliare trattamenti sostenibili.
  • Coldiretti e Campagna Amica (Italia): reti che promuovono filiere corte, tracciabilità e agricoltura digitale a misura di piccoli produttori.

Verso una sostenibilità digitale alimentare

Perché la sostenibilità digitale contribuisca davvero allo SDG 2, servono scelte concrete:

  • Policy: garantire infrastrutture digitali nelle aree rurali, accesso ai dati e tutela dei diritti digitali degli agricoltori.
  • Design: sviluppare tecnologie agricole con approcci partecipativi, inclusivi e multilingue.
  • Educazione: promuovere alfabetizzazione digitale e climatica, soprattutto tra donne e giovani.
  • Narrazione: raccontare la fame non solo come emergenza, ma come ingiustizia sistemica da affrontare con strumenti nuovi.

Conclusione: la fame non è inevitabile

Demetra e Storm non sono solo simboli. Sono bussole narrative per orientarci in un presente complesso. Una ci ricorda che nutrire è un gesto sacro, l’altra che il clima è un diritto collettivo. Insieme, ci invitano a costruire reti digitali che non siano solo efficienti, ma anche giuste, inclusive e rigenerative.

Perché la fame non si sconfigge solo con più cibo, ma con più equità, più ascolto, più immaginazione.


Pubblicato il 24 febbraio 2026

Luca Sesini

Luca Sesini / Governance & Sustainability | Business & Digital Transformation | Innovation enthusiast | Change Management | NEDcommunity member