Lo storytelling è rumoroso perché praticato da moltitudini di persone ma la mancanza di senso di molte di queste narrazioni le portano letteralmente a sparire, a creare il vuoto, determinando una perdita di orientamento.
L’informazione prodotta è tanta, ma si consuma in un attimo (di vanità), perché è senza profondità, non ha estensione.
Manca il racconto, il suo avere un inizio e una fine, il suo essere spesso attraversato da incanto, poesia e magia, sempre legato a un vissuto, a esperienze personali, sempre caratterizzato dalla sua capacità di articolare un vissuto, dalla sua forza intrinseca che si dispiega e dura nel tempo, nell’arco di una intera vita e oltre.
Sulla STULTIFERANAVIS, allo storytelling per come viene oggi praticato, preferiamo il racconto.
Il BAULE della nave è pieno zeppo di racconti e di testi che parlano di quanto essi siamo importanti. A conferma della validità della nostra scelta condivido con voi un testo trovato nel libro L’INCANTO DEL SENSIBILE di David Abram che sto leggendo in questi giorni.
“[…] bisogna giudicare una storia in base al fatto che riesca o meno ad avere senso. E avere snso va compreso nella sua accezione più immediata: avere senso significa riuscire a rianimare i sensi. Una storia che ha senso è una storia che riesce a rianimare i sensi […] che riesce a risvegliare i sensi dal loro torpore, ad aprire gli occhi e le orecchie alla realtà dell’ambiente circostante, a richiamare la lingua ai sapori presenti nell’aria e a provocare brividi di riconoscimento sulla pelle. Avere senso significa liberare il corpo dalle restrizioni a esso imposte da modalità datate di espressione, così che la nostra coscienza percettiva del mondo venga a esserne rinnovata e ringiovanita. Avere senso significa risvegliare i sensi alla presenza di ciò che è presente.”
Questi alcuni dai tanti racconti che potete trovare rovistando nel BAULE della Stultiferanavis