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"Vorrei, infine, usare una parola che mi sta a cuore: disarmare. Disarmare l'IA significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all'algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l'umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita. Il compito, oggi, non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L'IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale."

Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 110.


Leone XIV è arrivato fin qui. Marx aspetta un metro più avanti.

È un ragionamento serio. Va preso sul serio.

E proprio perché va preso sul serio, conviene seguirlo fino in fondo, fino al punto in cui si arresta, e chiedersi: perché si ferma lì?

Il feticcio e ciò che nasconde

Nel primo libro del Capitale, capitolo primo, quarto paragrafo, Marx scrive che la merce, a prima vista cosa ovvia e triviale, "dalla sua analisi risulta che è una cosa imbrogliatissima, piena di sottigliezze metafisiche e di capricci teologici". Il feticismo della merce è questo: l'oggetto nasconde il rapporto sociale che lo produce. Il lavoro umano, i rapporti di potere, l'estrazione di valore scompaiono dentro la cosa, che si presenta come dotata di vita propria.

L'intelligenza artificiale è oggi il feticcio per eccellenza. La corsa all'algoritmo più performante, alla banca dati più vasta, al vantaggio geopolitico e commerciale: il Papa la descrive con precisione. Ma questa corsa non è una deviazione patologica del sistema. È il sistema che funziona esattamente come deve. È accumulazione di capitale nella sua forma attuale, valorizzazione che si presenta come progresso, concentrazione di potere che si presenta come servizio.

L'IA non ha preso il posto del capitalismo come nuovo feticcio autonomo. È la sua forma visibile, nominabile, in questo momento storico.

Il limite che l'istituzione non può attraversare

Il Papa vede il feticcio. Lo riconosce. Vuole disarmarlo. Ed è già molto: non è poco, nel 2026, sentire un pontefice dire che non basta regolare l'IA, che va disarmata e resa ospitale, che il compito è ecologico nel senso più radicale.

Ma disarmare il feticcio senza toccare il rapporto sociale che lo produce è come voler domare il fuoco senza spegnere il combustibile.

Non è una critica al coraggio personale di Leone XIV. È una questione strutturale. La dottrina sociale della Chiesa, da Leone XIII in poi, ha sempre percorso questa strada: il capitale va moralizzato, orientato al bene comune, sottratto agli eccessi. La proprietà privata è legittima se ordinata. Il mercato va governato. Una posizione che in certi momenti storici ha avuto una sua forza critica reale.

Ma si ferma sempre un passo prima. Perché l'istituzione non può dire ciò che la logica del suo stesso ragionamento richiederebbe: che non si disarma l'IA senza rimettere in discussione chi possiede i mezzi di produzione cognitiva. I dati, le infrastrutture, i modelli, la capacità di calcolo. Chi li possiede decide cosa è intelligenza, cosa è errore, cosa è rilevante, cosa scompare.

Non è casuale, peraltro, che Leone XIV abbia firmato l'enciclica il 15 maggio, nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII. Il richiamo è esplicito e orgoglioso. Ma è proprio in quella scia che si trova il limite: Leone XIII voleva moralizzare il capitalismo industriale nascente, non smontarlo. Oggi Leone XIV vuole moralizzare il capitalismo cognitivo. Il gesto è lo stesso. E lo stesso è il punto in cui il ragionamento si arresta.

Un passo ancora Leone, daje

"Renderla ospitale", dice il Papa. È una bella immagine. Ma l'ospitalità presuppone che esista una volontà collettiva sovraordinata agli interessi che guidano la corsa. Quella volontà non esiste in forma autonoma: è sempre già mediata dai rapporti di produzione. Non la si convoca con un appello morale.

Marx non era un moralista. Era qualcuno che guardava dove portava la logica, fino in fondo, senza fermarsi per decenza istituzionale.

Il testo papale è coraggioso. La parola "disarmare" è forte. La diagnosi è giusta.

Un passo ancora, e si chiama Marx.

Questa rflessione è stata stimolata dalla lettura di un post su Linkedin di Francesco Varanini, che riportava con un commento il testo papale.

Pubblicato il 25 maggio 2026

Martino Pirella

Martino Pirella / Consulente e formatore AI

https://martinopirella.com