La sacralità come arma: dalla teologia dell'alleanza all'ideologia dell'espropriazione

Esiste un momento preciso in cui una tradizione religiosa smette di essere una struttura di senso e diventa uno strumento di potere. Il passaggio è raramente esplicito: procede per slittamenti successivi, per piccole sostituzioni lessicali, per riletture che mantengono intatta la superficie del testo sacro mentre ne alterano radicalmente la funzione. È un processo che ho imparato a riconoscere osservando le organizzazioni, dove il divario tra ciò che si dichiara e ciò che si pratica è spesso la variabile più informativa. Ma applicato alla tradizione teologica ebraica e al suo impiego da parte dell'attuale classe dirigente israeliana, questo divario assume proporzioni che riguardano direttamente la vita e la morte di intere popolazioni.

Non stiamo forse sostituendo Dio con la Macchina?

Numerosi sono i filosofi che oggi sostengono che "prima di umiliare le macchine per esaltare noi stessi, dovremmo per lo meno assumere una postura più modesta". Nel dire questo i filosofi tradiscono l'ansia di esaltare l'intelligenza della macchina. Questi filosofi, abbagliati dalla presenza della macchina, orientati -più o meno consapevolmente- a spacciare merce filosofica di facile mercato nel tempo presente, non si avvedono di ripercorrere stancamente i passi di una delle più antiche questioni filosofiche: la prova dell'esistenza di Dio. ciò che oggi accade è questo: non si cerca più dio, si cerca la macchina. Si sostituisce a dio la macchina. Laddove si evidenziava la stupidità umana nel confronto con Dio, oggi si cerca di dimostrare la stupidità umana confrontando l'umano con la macchina. L'essere umano, cosciente dei propri limiti, resta capace di volgere gli occhi al cielo. Ma i filosofi, che erano, e potrebbero essere, umani che continuamente insegnano agli umani ad essere sempre più pienamente umani, si sono venduti alla macchina.