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Da diciassette anni è in rete una bufala assurda, che vorrebbe Luchino Visconti regista della commedia 'L'intervista' di Natalia Ginzburg quando era morto da più di dieci anni e Laurence Olivier regista della stessa opera da morente, tre anni dopo essersi ritirato dalle scene.


Sostenuta da prestigiose agenzie stampa, da importanti teatri stabili e da autorevoli testate cartacee e on line, agli inizi del 2009 inizia a girare in Italia una bufala da primato. A distanza di diciassette anni, quella bufala in rete c’è ancora. Meno rispetto ad allora. Su siti di agenzie stampa che sfornano decine di comunicati al giorno e su testate quotidiane on line non c’è più traccia. Ma su altri siti c’è ancora. A conferma che gli errori on line resistono al tempo. Un perpetuarsi favorito dall’estrema facilità del “copia-incolla” che negli anni può addirittura amplificare imprecisioni ed errori. La bufala, assurda, è che Luchino Visconti avrebbe diretto una commedia della Ginzburg quando era morto da più di dieci anni mentre Laurence Olivier l’avrebbe diretta morente tre anni dopo essersi ritirato dalle scene.

I fatti

Natalia Ginzburg nasce il 14 luglio 1916 e muore il 7 ottobre 1991. Nel 1989 scrive la sua ultima commedia, L’intervista. Ed eccovi l’incredibile. Nel 2009, per celebrarne i vent’anni di vita, un teatro di rilevanza nazionale la rimette in scena con una coproduzione. È un allestimento bellissimo con Maria Paiato, Valerio Binasco e Azzurra Antonacci, regia dello stesso Binasco. Attori, regista e tecnici fanno dunque, benissimo, la loro parte. Non gli addetti alla comunicazione. In rete comincia infatti a girare un’assurdità. Quasi tutte le presentazioni sui siti dei teatri dove lo spettacolo va in scena, riportano che L’intervista è stata messa in scena la prima volta da Laurence Olivier a Londra e da Luchino Visconti in Italia. Porca la miseria! Com’è possibile?

Luchino Visconti nasce il 2 novembre 1906 e muore il 17 marzo 1976, tredici anni prima che la Ginzburg scriva L’intervista. Laurence Olivier nasce il 22 maggio 1907 e muore l’11 luglio 1989 dopo essersi ritirato dalle scene nel 1986, tre anni prima che la Ginzburg scriva L’intervista. Le cose non quadrano. Come responsabile dell’ufficio stampa di un teatro che sta per ospitare lo spettacolo, voglio vederci chiaro. Siccome devo preparare il comunicato stampa sull’Intervista che andrà in scena da lì a una settimana, e ci tengo che, come sempre, il comunicato sia esauriente e dettagliato, mi metto a indagare. Pensa e ripensa, ipotizzo cosa potrebbe essere accaduto. Probabile che l’ufficio stampa della produzione (o l’agenzia stampa incaricata della promozione) abbia affidato all’ultima ruota del carro (uno stagista ad esempio) il compito di scrivere una scheda sull’Intervista della Ginzburg. Quello, andando in rete, s’imbatte in un’altra commedia della Ginzburg, L'inserzione del 1969, andata in scena al Teatro San Babila di Milano il 21 febbraio di quell’anno con la regia di Luchino Visconti. Per la cronaca ne erano interpreti Adriana Asti (Teresa), Franco Interlenghi (Lorenzo), Mariangela Melato (Elena), Antonella Bracco Scattorin (Giovanna) e Luciano Bartoli (Muchacho). E qui per il nostro stagista ci si mette la sfiga, una sfiga nera. Perché L’inserzione era giunta in Italia un anno dopo la prima assoluta di Londra, all’Old Vic il 24 settembre 1968. A Londra, con la regia – a quattro mani – di Donald MacKechnie e Laurence Olivier allora direttore artistico del National Theatre, era andata in scena col titolo The Advertisement nella traduzione inglese di Henry Reed. Nel cast Joan Plowright (Teresa), Anna Carteret (Elena) ed Helen Bourne (Giovanna) e altri attori della compagnia del National Theatre. Un percorso insolito per una commedia scritta da un’autrice italiana. Ma la Ginzburg a Londra era ben ammanicata grazie al marito che era un celebre anglista ed era di casa all’ambasciata italiana e nei teatri londinesi.

Accadde così che L’inserzione (scritta nel 1965) fosse tradotta in inglese e messa in scena in prima mondiale nientepopodimenoche dal National Theatre. Il povero stagista, fuorviato dal cognome Ginzburg (glielo concediamo un accostamento ad Allen Ginsberg?) deve avere pensato che l’autrice era inglese o americana, e che la commedia era nata come The Advertisement. Definito questo, doveva avere pensato che nel 1969 era stata tradotta “inserzione” mentre quarant’anni dopo, nel 2009, il traduttore aveva preferito “intervista”. Poco conta (il nostro maldestro stagista doveva avere problemi anche con l’inglese) che siano due vocaboli con due significati diversi. Non a caso L’inserzione ha come filo conduttore il mondo della pubblicità mentre L’intervista ha sullo sfondo il giornalismo culturale. E Visconti e Olivier? Nella fretta niente niente che sia limitato a chiedere al collega della scrivania accanto chi fossero questi due registi e alla risposta “due grandissimi del cinema e del teatro a livello internazionale”, lui sia partito in quarta. Il risultato è questa breve agenzia del 7 febbraio 2009, probabile incipit di tutto il pasticcio essendo stata ripresa da quasi tutti i quotidiani nazionali.

Roma, 7 febbraio. Va in scena da martedì prossimo al Teatro Eliseo, nell'interpretazione di Valerio Binasco e Maria Paiato ''L'intervista'', ultima delle nove opere prodotte da Natalia Ginzburg per il teatro, che annovera tra i suoi più importanti allestimenti quello di Luchino Visconti e di Laurence Olivier.

Parecchi la riportano tale e quale. Ma c’è anche chi ci lavora e con ricami vari va a incrementare le bestialità. Come questo quotidiano.

“Scritta nel 1988 e messa in scena sia da Luchino Visconti che da sir Laurence Olivier L’intervista è l’ultima delle commedie della Ginsburg che qui dipinge un decennio della vita italiana tra il 78 e l’88, anni difficili in cui tutto sembrava dissolversi nel nulla da cui a tratti emergeva, magari in maniera confusa, la voglia di trovare qualche nobile ideale da salvare”. Grandioso quel “tra il 78 e l’88” abbinato a Visconti e Olivier.

Un altro quotidiano arriva addirittura a citare L’inserzione.

“In seguito si interessò alla scrittura di testi teatrali, dando origine ad una forma estremamente personale di commedia. Fra le nove opere da lei prodotte, le più importanti sono: "Ti ho sposato per allegria" (1965), che fu portata in scena, con grande successo, dall'attrice Adriana Asti; "L'Inserzione" e "La segretaria" entrambe del 1968; e l'ultima commedia: "L'intervista", che venne rappresentata con la regia di Laurence Oliver a Londra e quella di Luchino Visconti in tutti i maggiori teatri italiani”.

Cercando oggi su Google, nel 2026 “Ginzburg Intervista Olivier Visconti” ci si può rendere conto di come questa assurda bufala sopravviva alla grande. Perché se da un lato è scomparsa da siti di agenzie stampa e di quotidiani, dall’altro ha fatto il suo ingresso in altri siti persino all’interno di biografie della Ginzburg.

Pubblicato il 06 gennaio 2026

Enrico Pieruccini

Enrico Pieruccini / giornalista & operatore-montatore video