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Tornare oggi a scrivere a mano , o almeno il tenere vivo nella memoria quel gesto puro e libero. Considerare la tecnica come arte. Distinguere la tecnica dalla tecnologia. Tre antidoti. Tre modi di contrastare l'estrazione di valore dall'agire umano. Tre modi per riavvicinarci alla consapevolezza del nostro agire virtuoso orientato alla conoscenza.

Un'arte oggi dimenticata. Il pensiero, lo sguardo, il gesto della mano. La penna, il foglio. 

Lo sguardo è rivolto verso un supporto cartaceo: un foglio, e allo stesso tempo alla mano che si muove. La penna è una appendice della mano - la parola manoscritto ci ricorda questa genesi, e ci ricorda che esiste una versione originaria di ogni testo. Qualcuno ha scritto il testo: un essere umano, o forse anche Dio. Ogni testo in origine ha un autore.

L'autore scrive tenendo in gioco il proprio corpo intero. Corpo che comprende anche ciò che in molti chiamano mente, e che in molti si accaniscono a considerare separato dal corpo.

Potrei in effetti scrivere anche senza foglio. Scrivere vuol dire: vergare segni su un supporto. Prima di tracciare segni sul foglio, si usava un altro supporto: il proprio corpo, quella parte cel corpo che ci permette di pensare e di conservare memoria.

La penna è un di più utile ma non indispensabile: di potrebbe graffiare il supporto con l'unghia, o intingere il dito nell'inchiostro.

Arte dimenticata, ho scritto. Ma ora, avendo scritto queste poche righe, mi correggo. Arte sempre presente. Arte necessaria. La scrittura è ancora questa arte. Solo, ne abbiamo perso consapevolezza. E abbiamo sostituito questa consapevolezza con l'attribuire un ruolo ad una macchina, che sta di mezzo oggi tra il nostro pensare la scrittura e il depositarsi del frutto del pensare su un supporto.

Se il supporto è ancora un foglio, lo è attraverso una serie di passaggi che sfuggono al nostro controllo. Muovendo le dita su una tastiera, schiacciando tasti, imparto comandi a una macchina che fa apparire segni su uno schermo, e che archivia segni su un supporto di memoria digitale. Una appendice della macchina potrà poi magari stampare il testo su un foglio.

Ma non controllo più pienamente il processo, come lo controllavo scrivendo con la penna sul foglio.

Nello scrivere, lavoro solitario e purissimo, devo ora fare i conti con il modo in cui la macchina è programmata, con ciò che la macchina sa fare; con ciò che la macchina è stata addestrata a fare.

Anche l'ultima aggiunta a questa intromissione nel processo di scrittura -il lavoro che è in grado di svolgere la macchina detta 'intelligenza artificiale'- si inscrive in questo processo. Qualcosa si intromette nel processo attraverso il quale l'essere umano scrive.

Questo qualcosa, la macchina, dona all'essere umano scrivente nuove possibilità, ma allo stesso tempo toglie libertà.

Questo qualcosa, la macchina, è sempre più invasivo.

Resta però all'essere umano una certezza: se so scrivere a mano, saprò usare convenientemente ogni macchina. 

Pensare oggi a cosa è la scrittura è particolarmente importante. Il ricordare che la scrittura è sempre una variante della scrittura a mano è un atto di dignità umana, nel tempo in cui qualcuno si sforza di sostenere che macchine possono competere con gli esseri umani nella scrittura.

Pensare oggi a cosa è la scrittura è importante anche per riflettere sul senso di ciò che chiamiamo tecnica.

Viene insegnato che la tecnica comporta in ogni caso la presenza di uno strumento, o una macchina.

Viene insegnato che tecnica e tecnologia sono sinonimi.

Niente di tutto questo è vero. Lo dimostra la scrittura a mano.

Fiumi di parole sono stati spesi per intendere il senso del greco techne. Il percorso di senso più costruttivo per intenderne il senso sta nella traduzione latina: ars.

L'arte è tecnica, la tecnica è arte. La scrittura è arte e tecnica esemplare.

La parola arte ci parla di un lavoro, di un mestiere, e allo stesso tempo di cosa fatta bene, bella, buona.

A conferma dell'originario legame tra corpo umano e arte della scrittura, sta ciò che saggiamente ci ricorda l'etimo. Dalla stessa radice da cui discende la parola arte discendono arto, e in inglese arm. Sempre rimandi al nostro corpo.

La tecnica, dunque, consiste innanzitutto nell'usare le mani, i piedi, la memoria.

La tecnica è conoscenza di sé stessi.

Da questa conoscenza di sé stessi discende la capacità di usare strumenti e macchine.

La tecnica è consapevole agire umano, che cresce con l’esperienza.

Nel 1800 alla parola tecnica ne viene sostituita un'altra: tecnologia. La tecnologia è la tecnica asservita al business. Tecnica dove la creatività e la libertà umane sono condizionate da interessi di terzi, interessi speculativi, giochi di potere, esercizio di controllo.

Troppo spesso ci arrendiamo ad una dipendenza acritica dalla tecnologia.

E finiamo così per credere che ciò che ci propone la tecnologia sia sempre un progresso. E per dimenticare i difetti, gli inganni, gli interessi nascosti dietro le proposte.

Tornare oggi a scrivere a mano , o almeno il tenere vivo nella memoria quel gesto puro e libero. Considerare la tecnica come arte. Distinguere la tecnica dalla tecnologia. Tre antidoti. Tre modi di contrastare l'estrazione di valore dall'agire umano. Tre modi per riavvicinarci alla consapevolezza del nostro agire virtuoso orientato alla conoscenza.

Pubblicato il 06 gennaio 2026

Francesco Varanini

Francesco Varanini / ⛵⛵ Scrittore, consulente, formatore, ricercatore - co-fondatore di STULTIFERA NAVIS

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