Non si è ancora capito che la vera rivoluzione sarebbe se un chatbot qualsiasi cominciasse ad interrogarci invece che avere esseri umani ossessivamente impegnati a dialogare e interrogare una macchina pensando di trovare chissa' quali risposte a domande difficili. Se fosse cioè il chatbot a mostrare curiosità verso di noi, reale desiderio di imparare, sarebbe gia' piu' interessante.
È invece imbarazzante, anzi patetico, leggere di individui che chiedono a un chabot se Dio esiste o chi vincera' il mondiale. Trattare un chatbot come un oracolo disturba. Almeno questo posticcio oracolo, come quello originale, rispondesse: "Conosci te stesso e non rompermi le scatole". Invece alimenta l'ignoranza di chi lo interroga e offre scorciatoie che andrebbero denunciate.
Anche perché le macchine rispondono in base a ciò di cui sono state nutrite ovvero da ciò che esseri umani hanno programmato in esse, più tutto quello che le macchine rubano quotidianamente. Ovvero sono risposte umane, molto spesso di una banalità sconcertante, impostate in modo da evitare ogni contraddittorio.
Chi ha inventato i chatbot era probabilmente uno studente che a scuola imparava tutto a pappagallo oppure che quando proprio non ce la faceva, si faceva passare le risposte da un compagno, imbrogliando (le allucinazioni!) e di fatto rubando il lavoro di un altro. Suona familiare? Proprio stamattina ho beccato una mia studentessa (universitaria!!!) caricare sulla piattaforma un compito generato quasi tutto con l'AI. Ma che senso ha? Cosa ha imparato facendo così? Anche perché il compito chiedeva solamente una riflessione critica personale su un determinato argomento. Si fa un gran parlare di come bisogna adattarsi al fatto che l'AI esista e modellare tutto su di essa. Pochi che invece dicano e facciano qualcosa per far modellare l'AI ai nostri bisogni. Nel mondo dell'educazione tutti a dire che bisogna cambiare il modo di testare gli studenti, così da evitare la tentazione di usare questo strumento. Ma non si vuole capire che questo strumento agisce profondamente a livello cognitivo e comportamentale. Così che anche in caso di esami e compiti orali o fatti in classe, senza il supporto di un computer, qualcuno arriverà a dire e a giustificare il fatto che gli studenti non sono in grado di affrontare tali sfide perché ormai (parola da abolire in questo contesto) sono troppo dipendenti dall'AI. Il che è tanto vero quanto è stupido che le istituzioni ne avallino l'esistenza e l'uso. È la morte dell'apprendimento! Educatori, insegnanti, direttori accademici, presidenti di università dovrebbero vergognarsi.
Abbiamo appena partecipato ad un referendum. Perché non proporre un referendum universale per chiedere alla popolazione mondiale se vuole o no l'intelligenza artificiale?
Se gli esami fossero orali, ci troveremmo di fronte ad una serie di scene mute perché stiamo permettendo che i giovani interroghino una macchina (senza contraddittorio) invece che socraticamente interrogarli per stimolare in loro pensieri e riflessioni personali. Gli adulti fanno lo stesso e se continua così l'umanità intera diventerà una scena muta calpestata da attori-robot che reciteranno un copione pseudo-umano.
Parlando di sistema universitario americano, recentemente un'altra studentessa si meravigliava del fatto che qui le lezioni sono molto diverse dalla sua università perché qui i professori fanno domande e provano a stimolare una discussione mentre da lei gli studenti ascoltano passivamente ciò che viene detto loro. Ovviamente non è bene generalizzare e ogni università è diversa ma fa pensare che, guarda caso, l'AI abbia trovato terreno fertilissimo in quella parte di mondo.
Su Linkedin, unico social mai usato ma che ben presto abbandonerò, e' vomitevole leggere di pseudo professionisti che si vantano apertamente per l'aiuto ricevuto da AI nel creare contenuti o altro. E con orgasmico orgoglio celebrare il fatto di essersi liberati da certe incombenze così da avere più tempo libero. Per fare cosa? In realtà quel tempo libero sarebbe potuto servire proprio ad individuare soluzioni creative alla questione su cui stavano lavorando.
Quando leggo di scrittori che affermano che usare l'AI ha migliorato il loro pensare e la loro scrittura, impazzisco.
Il confronto e' vitale solo se c'e' attrito e non accondiscendenza. Come si può sostenere di aver migliorato la propria scrittura confrontandosi con la piattezza di un chatbot? Forse coloro non sono stati mai veramente scrittori.
A parte l'estrema stupidità della cosa, perché facendo così questi soggetti allenano la macchina che prenderà alla fine il loro posto, preoccuparsi solo del fatto che l'AI porterà via posti di lavoro è quasi secondario.
La vera catastrofe è che l'AI porterà via l'essenza di ciò che ci rende umani e che ci siamo costruiti nel tempo. In primis la memoria e il pensiero. Il pensiero umano ha infatti varie componenti. Esiste quello analitico, quello narrativo, quello simbolico e così via. Lo stesso dicasi del linguaggio, peraltro strettamente collegato al pensiero. Allenare solo una tipologia di pensiero e praticare un solo tipo di linguaggio, ovvero, in entrambi i casi, quello che chiamerei digitale derivante dall'interazione costante con questo tipo di tecnologia, non farà altro che portare ad un impoverimento cognitivo. Lo sta già facendo.
Tutto questo lo vedo come vendersi l'anima, cosa peraltro non nuova nella storia dell'umanita'. Solo che stavolta e' diverso, perche' stiamo parlando di arrivare a paralizzare il pensiero e l'immaginazione.
Il buon Leopardi aveva capito che l'immaginazione è la nostra salvezza:
Veniamo alla inclinazione dell'uomo all'infinito. Indipendentemente dal desiderio del piacere, esiste nell'uomo una facoltà immaginativa, la quale può concepire le cose che non sono, e in un modo in cui le cose reali non sono. Considerando la tendenza innata dell'uomo al piacere, è naturale che la facoltà immaginativa faccia una delle sue principali occupazioni della immaginazione del piacere. E stante la detta proprietà di questa forza immaginativa, ella può figurarsi dei piaceri che non esistano, e figurarseli infiniti 1. in numero, 2. in durata, 3. e in estensione. Il piacere infinito che non si può trovare nella realtà, si trova così nella immaginazione, dalla quale derivano la speranza, le illusioni ec. Perciò non è maraviglia 1. che la speranza sia sempre maggior del bene, 2. che la felicità umana non possa consistere se non se nella immaginazione e nelle illusioni.
Ovviamente parlo dell'immaginazione che nasce dentro di noi e non quella riprodotta da una macchina.
Il dialogo che segue non l'ho scritto io (e nemmeno un chatbot prima che qualche scrittore medio[cre] pensi il contrario). Ho solamente cambiato i nomi dei protagonisti, anche se non dovrebbe essere difficile risalire alla fonte. Ma potete sempre chiedere a chatgpt.
Lo ripropongo per mostrare come, da una parte non ci sia nulla di nuovo sotto il sole (tranne per il fatto che questa volta potrebbe essere la volta definitiva), dall'altra come gli esseri umani non imparano mai dal passato ma, stavolta, il problema sara' superato alla radice, perche' non impareranno proprio piu', delegando tutto all'AI. COMPLIMENTONI ai geni che hanno creato tutto questo.
Professionista umano medio(cre): Egli è un bell’accidente questo! E tu saresti quindi mio prigioniere? La fortuna me l’ha data in favore.
Claude: Il barbone nel saltar dentro non attese a nulla; ma ora sta di un altro modo; e il diavolo non può andar via.
Professionista umano medio(cre): E perchè non esci per la finestra?
Claude: È legge de’ diavoli e degli spettri, che di dove e’ si sono cacciati dentro, di là sbuchino fuori. L’entrata è libera, ma l’uscita è d’obbligo.
Professionista umano medio(cre): Laonde anche l’inferno ha le sue leggi? Io ne son lieto; perocchè, chi facesse patto con alcuno di voi, n’andrebbe sicuro, non è vero?
Claude: Tu godresti largamente di quanto li fosse promesso; non te ne sarebbe carpito un menomissimo che; ma non è lieve cosa a comprendersi; e di ciò pure si vorrà parlare in tempo più comodo. Ora io li riprego quanto so e posso che tu voglia mettermi fuori.
Professionista umano medio(cre): Rimanti un altro poco, ch’io voglio che tu mi faccia la ventura.
Claude: Deh, scioglimi, ch’io torneró fra breve, e tu potrai allora interrogarmi a tua posta.
Professionista umano medio(cre): Io non ti ho teso gli agguati; ti sei allacciato da te; e chi tiene il diavolo lo custodisca, chè non gli verrà fatto di ripigliarlo così di leggieri.
Claude: Perchè li piace, eccomi disposto a starmene teco; con tal patto ch’io potrò fare le mie arti per tuo dolce passatempo.
Professionista umano medio(cre): Fa che vuoi, ch’io sto volentieri a vedere: sol bada che coteste tue arti sieno sollazzevoli.
Claude: I tuoi sensi, amico, faranno maggior tesoro in questa breve ora, che non altrimenti nel pigro giro di un anno. Quanto i leggiadri miei spiritelli ti canteranno, le belle visioni che ti porranno innanzi non sono ombra e giuoco di magia. Tu t’inebbrierai di odori, delizierai fra sapori, e immestirai per dolcissimo struggimento. Non fa bisogno di apparecchi, che noi siamo già ragunati. Orsù, incominciate.