Scriviamo sempre di più con l'aiuto di macchine che scrivono meglio di noi — o almeno così sembra. Ma cosa producono, esattamente, questi sistemi di intelligenza artificiale generativa quando generano testo in italiano? È davvero italiano?
A questa domanda risponde con rigore linguistico Anna-Maria De Cesare nel suo recente volume L'italiano sintetico dell'intelligenza artificiale generativa (Franco Cesati Editore). La linguista dell'Università di Basilea introduce una categoria analitica precisa — quella dei testi sintetici — per descrivere una varietà di scritto che ha caratteristiche proprie, riconoscibili, sistematiche: non è la lingua di un parlante nativo, non è la lingua di uno straniero, è qualcosa di nuovo.
Un libro che arriva al momento giusto, quando il dibattito sull'IA-taliano — termine entrato nel Vocabolario Treccani — è ancora aperto e le implicazioni, culturali prima ancora che linguistiche, sono tutte da esplorare.
E' asciutto, autorevole e lascia spazio alla scheda senza sovrapporsi. Vuoi qualche aggiustamento — più breve, un'apertura diversa, o un invito esplicito alla lettura in chiusura?
siamo entrati in una fase dello sviluppo tecnologico in cui risulta sempre più difficile distinguere un contenuto prodotto artificialmente da un contenuto creato da un'attività umana